Il pianista Jae Hong Park torna nella Stagione dei Pomeriggi Musicali con il Terzo Concerto di Beethoven diretto da Marco Angius - Teatro Dal Verme

Il pianista Jae Hong Park torna nella Stagione dei Pomeriggi Musicali con il Terzo Concerto di Beethoven diretto da Marco Angius

In programma anche la prima assoluta di Variazioni di luce commissionata a Sonia Bo e la Kammersymphonie n. 2 di Schönberg

Milano, Teatro Dal Verme
giovedì 23 febbraio – ore 10 In anteprima
giovedì 23 febbraio – ore 20 concerto
sabato 25 febbraio – ore 17 concerto

Torna molto atteso al Teatro Dal Verme, giovedì 23 febbraio (ore 10 e ore 20) e sabato 25 febbraio (ore 17), il pianista Jae Hong Park, vincitore del 63° Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano. Dopo il successo personale registrato per il concerto in augurale della 77a Stagione, sarà infatti lui l’interprete del celebre Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore op. 37 in cui si manifesta «per la prima volta in questa forma la dimensione titanica ed eroica dell’umanità beethoveniana», cuore del prossimo appuntamento della 78° Stagione dei Pomeriggi Musicali al Teatro Dal Verme.

Sul podio Marco Angius, bacchetta di riferimento internazionale per il repertorio contemporaneo, che dirigerà in apertura di concerto la Variazioni di luce di Sonia Bo, nuova commissione dei Pomeriggi Musicali in prima esecuzione assoluta e quindi la Kammersymphonie n. 2 op. 38 di Arnold Schönberg, pezzo ormai “classico” del Novecento.

Il titolo del brano di Sonia Bo (docente di composizione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, di cui è stata anche Direttrice) Variazioni di luce «allude alla collocazione di un oggetto (musicale) più o meno a fuoco – spiega nelle note di sala Raffaele Mellace – illuminato a giorno o in penombra, in una “luce” che dipende dal variare dei parametri: orchestrazione, dinamiche, contesto armonico… Come nella serie in cui Monet dipinge la Cattedrale di Rouen in varie ore del giorno e condizioni atmosferiche. L’oggetto è un tema celeberrimo che il pubblico riconoscerà e seguirà nelle sue metamorfosi. Scelto per la sua modernità (cromatismo, ampliamenti e restringimenti intervallari), il tema ricompare sempre più accorciato, meno riconoscibile, fino al nudo inciso, come a zoomare su frammenti sempre più essenziali. Tra queste riprese, da cui l’autrice (che vanta esperienze “citazionali” come Frame Toccata, Cantate, Blankes Turkenschwert) è partita, si collocano le sezioni più personali. Si consideri l’avvio, misterioso, che crea in un progressivo avvicinamento armonico e ritmico la tensione di un’attesa da cui emerge chiarissimo il tema all’ottavino in una riorchestrazione trasparente, brillante, insistente sul registro acuto».

La Kammersymphonie n. 2 op. 38 di Arnold Schönberg, iniziata nel 1906, poi abbandonata e ripresa nel 1939, registra la parabola artistica del compositore, ormai trasferitosi dall’Austria agli Stati Uniti. Infatti, la partitura «iniziata all’alba del periodo atonale, superata la fase dodecafonica approda a un neoclassicismo che recupera la tonalità, offrendo all’ascoltatore una sinopia di chiara leggibilità. Inaugurato dall’elegia del flauto, il discorso acquista man mano respiro, si fa serrato, drammatico, persino romanzesco, si muove attraverso paesaggi sonori molto diversi fino a culminare, attraverso una fase conflittuale, a un finale quasi teatrale, sotto il segno d’una tragicità severa».