Julian Rachlin ospite dei Pomeriggi Musicali - Teatro Dal Verme

Julian Rachlin fra i grandi protagonisti della scena internazionale ospite dei Pomeriggi Musicali

Il celebre virtuoso dell’archetto sarà impegnato nel Concerto per violino e orchestra n. 2 di Mendelssohn e anche sul podio per la Sinfonia n. 7 di Beethoven: due capolavori per scrutare la vita interiore e il tumulto della storia

Milano, Teatro Dal Verme
giovedì 23 marzo – ore 10 In anteprima
giovedì 23 marzo – ore 20 concerto
sabato 25 marzo – ore 17 concerto

Considerato fra i più grandi violinisti della scena contemporanea, Julian Rachlin torna ospite della stagione dei Pomeriggi Musicali per l’unica tappa milanese di questa stagione, al Teatro Dal Verme, giovedì 23 marzo (ore 10 e ore 20) e poi sabato 25 marzo (ore 17).

Per questa occasione da non perdere Rachlin sarà interprete di uno dei concerti più celebri del repertorio romantico, il secondo in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Rachlin, impegnato anche sul podio dell’Istituzione milanese, completa il programma con un altro caposaldo della letteratura musicale, la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven.

Rachlin, violinista (ma anche violista e direttore d’orchestra) austriaco di origine lituana, è ospite consueto delle grandi istituzioni musicali onternazionali. Nel 1988, a soli 14 anni, ha vinto l’Eurovision Young Musician of the Year e successivamente è stato il più giovane solista a esibirsi con i Wiener Philharmoniker sotto la direzione di Riccardo Muti. Ha cominciato a dedicarsi anche alla direzione d’orchestra su suggerimento di Mariss Jansons. Le sue registrazioni per Sony Classical, Warner Classics e Deutsche Grammophon hanno riscontrato un grande successo di pubblico e critica. Inoltre Julian Rachlin, ambasciatore UNICEF, investe molte energie nell’educazione e nella beneficienza. Suona un violino Stradivari “ex Liebig” del 1704 gentilmente concesso in prestito dalla Dkfm. Angelika Prokopp Privatstiftung e le corde sono sponsorizzate da Thomastik-Infeld.

«I due capolavori in programma – scrive nelle note di sala Raffaele Mellace – scrutano con straordinaria perspicacia e restituiscono con meravigliosa forza inventiva alcune tra le dinamiche più profonde dell’esistenza umana: rispettivamente la vita interiore e il tumulto della Storia. Due miracoli di creatività, concepiti a trent’anni di distanza, si pongono in perfetta continuità nel solco di quella civiltà della musica occidentale che non conosce cesure tra classicismo e romanticismo. Non meno che prodigioso suonerà il celeberrimo Concerto per violino in mi minore di Felix Mendelssohn-Bartholdy, ultima composizione sinfonica che l’Autore completò, il 16 settembre 1844 […] Ben altro immaginario risuona nella Settima sinfonia, appunto di Beethoven. Umiliata dall’occupazione francese e quindi costretta a un oneroso armistizio, Vienna, patria adottiva di Beethoven, offriva uno spettacolo che il 26 giugno 1809, dieci giorni prima della vittoria di Napoleone a Wagram, Beethoven commentava con queste parole: «Che devastazione e sconquasso attorno a me, nient’altro che tamburi, cannoni, afflizione umana d’ogni genere». Il furore delle armi e le drammatiche difficoltà dei tempi, lungi dal restare ai margini delle composizioni beethoveniane, vi si riversano imperiosamente e impregnano l’invenzione musicale influenzando in misura determinante la qualità della scrittura. Sarebbe impossibile concepire una partitura simile prescindendo dal contesto storico-culturale di un’Europa avviata a completare un secondo decennio di guerre, rivoluzionarie prima e napoleoniche poi: andranno ricondotte al rumore della Storia, meno indirettamente di quanto si potrebbe supporre, la spiccata propensione alla gestualità, le sonorità marziali, l’immagine sonora di un sublime che in quella stagione tanto inquieta non poteva se non assumere il tono d’uno stile eroico. Nacque in quel contesto la Settima sinfonia […] fragorosa musica di guerra, corroborata dall’ubiquo protagonismo dei fiati, in grado di trasformare il rumore della Storia in pura euforia dionisiaca».