Alessandro Bonato torna atteso sul podio della 79a Stagione con Federico Colli e Sergio Casesi - Teatro Dal Verme

Alessandro Bonato torna atteso sul podio della 79a Stagione con Federico Colli e Sergio Casesi

Il terzo concerto della 79a Stagione dei Pomeriggi Musicali 2023/2024 intitolata “Strumenti dell’anima” al Teatro Dal Verme presenta un’ampia possibilità di scelte per partecipare: è in programma infatti giovedì 23 novembre alle ore 10 (ciclo “In anteprima” dedicato anche alle scolaresche), alle ore 20 (per il consueto appuntamento con il turno serale) preceduto dall’incontro-aperitivo con gli artisti, dedicato agli Under30 (“rassegna “Altri pomeriggi”) e ancora sabato 25 novembre alle ore 17 (per il turno pomeridiano).

Torna attesissimo sul podio uno dei giovani talenti italiani della bacchetta, Alessandro Bonato cui da sempre i Pomeriggi Musicali hanno dato molto spazio e fiducia. Il programma si apre con la Sinfonia dall’opera di Rossini La Cenerentola, seguita dal Concerto per pianoforte, tromba e archi in Do minore op. 35 di Šostakovič (pezzo legato al tema della stagione) con la partecipazione di due solisti come Federico Colli e Sergio Casesi; nella seconda parte la Sinfonia n. 41 in Do maggiore K551 “Jupiter” di Wolfgang Amadeus Mozart.

«Le tre pagine in programma – scrive nelle note di sala Raffaele Mellace – condividono un orizzonte di classicità, di bellezza formale di riferimento. La sinfonia rossiniana parla ancora come lingua madre il Classicismo; l’estremo capolavoro sinfonico mozartiano è tra i testi più autorevoli del Classicismo viennese; e anche il Concerto di Šostakovič, si vedrà, rappresenta, seppur in linguaggio inequivocabilmente moderno, un omaggio sincero alla tradizione. […] Il 15 ottobre 1933 Šostakovič, reduce dal formidabile ciclo dei 24 Preludi per pianoforte op. 34, interpretò con il suo stile inconfondibile alla tastiera, a Leningrado, il primo e il più singolare dei suoi sei concerti. Singolare perché ad accompagnare il pianoforte sono convocati l’orchestra di solo archi e una tromba concertante, il cui contributo, non certo paritario al collega pianista, rappresenta in ogni caso una scelta originale. Con questo lavoro Šostakovič traduce la temperie estetica neoclassica tanto rilevante nella musica d’arte europea negli anni Venti e Trenta. Lo fa ricorrendo a un’asciuttezza ed essenzialità di scrittura che pare saltare d’un balzo tutta la stagione romantica e persino il classicismo (sebbene non manchino, nell’ultimo tempo, citazioni da Haydn e Beethoven), per attingere a sonorità e stilemi barocchi. […] Sintesi suprema di esperienze musicali, culturali ed esistenziali, la “Jupiter” lo è in sommo grado, con la sua perfetta convivenza di solenne e intimo, serio e faceto, dotto e cordiale, in un organismo che cela miracolosamente le giunture al punto da convincere l’ascoltatore che il fluire d’un linguaggio nel suo opposto sia naturale».