Beatrice Venezi sul podio del Teatro Dal Verme con il clarinettista Dimitri Ashkenazy - Teatro Dal Verme

Beatrice Venezi sul podio del Teatro Dal Verme con il clarinettista Dimitri Ashkenazy

Giovedì 25 e sabato 27 gennaio in programma musiche di Mozart, Ravel e Prokof’ev

L’Orchestra dei Pomeriggi Musicali torna ai leggii del Teatro Dal Verme per i consueti concerti settimanali della 79a Stagione 2023/2024 “Strumenti dell’anima” giovedì 25 gennaio (ore 10 e ore 20) e poi sabato 27 gennaio (ore 17). Protagonisti Beatrice Venezi sul podio e Dimitri Ashkenazy solista al clarinetto.

Il programma si apre con il Concerto per clarinetto e orchestra in La maggiore K622 di Wolfgang Amadeus Mozart, pagina attraverso la quale – secondo il tema della stagione – si indagano i diversi strumenti dell’organico orchestrale classico (alcuni spettatori ricorderanno l’uso dell’Adagio nella colonna sonora del film La mia Africa di Sydney Pollack con Meryl Streep e Robert Redford), quindi Le Tombeau de Couperin di Maurice Ravel e la Sinfonia n. 1 in Re maggiore op. 25 “Classica” di Sergej Prokof’ev.

Si tratta di «tre capolavori, altrettante vette nella produzione di tre protagonisti della scena musicale europea, – scrive nelle note di sala Raffaele Mellace – concepite ai due estremi di quello che lo storico Eric Hobsbawm battezzò il “lungo Ottocento”, tra la Rivoluzione francese e la Grande Guerra. In tutti e tre questi lavori la musica si mostra in grado di rischiarare la nostra umanità attraverso la pura bellezza della forma, complici anche le tonalità luminose ed estroverse di La e Re maggiore […]. La bellezza pura del Concerto in La maggiore per clarinetto, ultima partitura strumentale che Mozart terminò a meno di due mesi dalla morte (fu completata infatti poco dopo il 7 ottobre 1791), rappresenta senz’altro […] un lascito della più toccante poesia sonora. […] una partitura che contempera l’inedito sfruttamento di tutte le potenzialità espressive (anche quelle più crepuscolari) di uno strumento all’epoca ancora recente e privo di repertorio, e una vocazione squisitamente cameristico-intimistica, lontana da ogni tentazione di spettacolarità. […] All’altro capo del “lungo Ottocento” esibisce sin dal titolo un’ispirazione funebre il Tombeau de Couperin, l’importante progetto coltivato da Maurice Ravel durante la Grande Guerra. Composto originariamente per il pianoforte tra il 1914 e il 1917, il Tombeau è dedicato alla memoria di sei amici caduti al fronte. […] Espunti due numeri squisitamente pianistici, la raccolta venne orchestrata nel 1919. In puro stile neoclassico, il Tombeau esprime in termini esemplari l’estetica raveliana della rivisitazione dell’antico coniugando forme di danza barocca, lessico melodico-ritmico del Settecento francese, anacronismi nella strumentazione (con il ricorso frequente al corno inglese), tonalità tradizionale e predilezione tutta moderna per l’armonia di settime e none. […] Nel 1918, un anno prima che Ravel realizzasse la geniale orchestrazione del suo Tombeau, il giovane Sergej Prokof’ev lasciava la Russia in fiamme portando con sé a New York la partitura della Sinfonia “Classica” in Re maggiore, scritta nei due anni precedenti e presentata a S. Pietroburgo, allora Pietrogrado, il 21 aprile 1918. Sorprendentemente, la composizione, saldamente e assai precocemente ispirata all’orientamento estetico neoclassico, nulla tradisce dei drammatici eventi rivoluzionari. Si configura piuttosto come una sinfonia di Haydn al quadrato: si badi, non una parodia, cioè un falso, bensì la restituzione del sereno orizzonte espressivo haydniano rivissuto dal venticinquenne russo con un candore che produce il miracolo d’una perfetta immedesimazione negli ideali estetici del classicismo viennese, in termini non tanto dissimili dall’operazione compiuta da Ravel con il Tombeau».