Generazioni del cielo di Roberto Cacciapaglia è il secondo dei Panorami Sonori proposti dai Pomeriggi Musicali per la rassegna di Giugno 2024 - Teatro Dal Verme

Generazioni del cielo di Roberto Cacciapaglia è il secondo dei Panorami Sonori proposti dai Pomeriggi Musicali per la rassegna di Giugno 2024

L’opera del compositore e pianista milanese è diretta da Carlo Boccadoro

Milano, Teatro Dal Verme, giovedì 13 giugno, ore 20.30

Secondo appuntamento dei “Panorami sonori” con i quali a giugno, per il terzo anno consecutivo, si confronta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali: protagonista l’opera Generazioni del cielo del pianista e compositore milanese Roberto Cacciapaglia, diretta per l’occasione da Carlo Boccadoro al Teatro Dal Verme giovedì 13 giugno alle ore 20.30. Completano la locandina: Massimo Scolari (immagini), Andrea Rebaudengo (pianoforte); Cristina Fanelli e Graziana Palazzo (soprani), Giulia Beatini (mezzosoprano), Jacopo Facchini (controtenore).

Rappresentata la prima volta al Teatro Metastasio di Prato il 9 maggio 1986, Generazioni del cielo è «un inno alla natura, agli elementi, al sole, alle stelle, all’Universo, alla bellezza interiore ed esteriore – spiega Roberto Cacciapaglia – L’opera è in due atti. Il primo atto è in relazione con il mondo esterno, la Natura tutta. Il secondo atto è orientato al mondo interiore, alla ricerca della consapevolezza, dell’evoluzione».
L’Arca di Massimo Scolari, scenografia dell’opera, è il simbolo dell’integrazione tra mondo esteriore e mondo interiore dell’uomo, senso centrale del lavoro che ritroviamo anche nei testi di Giada Manca di Villahermosa, nella relazione tra sentimenti, sensazioni e natura: alberi, animali, minerali, sole, stelle, universo. La scrittura musicale utilizza elementi fondamentali dell’armonia in tutte le epoche: unisoni, triadi, quinte, ottave, ripetizioni melodiche e cicli che si rifanno alle orbite planetarie e alla struttura degli armonici, gli stessi canoni con cui Pitagora faceva coincidere le leggi dell’Universo.
«È una scrittura acustica – continua l’autore – che deriva dall’esperienza elettronica, post-elettronica. Gli archi e le voci non vibrano, sono in relazione con un sistema antichissimo e insieme contemporaneo. Dopo l’Ouverture, l’opera si apre con la prima Aria “Kneeling World” (“Mondo in Ginocchio”) e vediamo quanto questo mondo sia oggi ancora più in ginocchio, devastato da guerre, disastri ambientali, pandemie, allevamenti intensivi… Ma soprattutto dalla mancanza di consapevolezza e di amore verso il nostro pianeta, la nostra patria».