Le date

Sala Grande
giovedì 07 marzo 2013
Ore: 10:00*
giovedì 07 marzo 2013
Ore: 21:00
sabato 09 marzo 2013
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Serie Red Planet
Schubert, Ouverture nello stile italiano D 591
Mozart, Concerto per violino e orchestra n. 1 k 207
Schubert, Sinfonia n. 4 D 417 (Tragica)

Il Cast

Direttore e violino: Massimo Quarta
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

FRANZ SCHUBERT (1797-1828)
Ouverture nello stile italiano D 591
Durata: circa 9′ circa
Adagio allegro

WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
Concerto per violino e orchestra n. 1 K 207
Durata: 31′ circa
Adagio molto – Allegro vivace
Andante
Menuetto: Allegro vivace
Allegro

FRANZ SCHUBERT
Sinfonia n. 4 D 417 (Tragica)
Durata: 20′ circa
Allegro moderato
Adagio
Presto

A cura di Mariateresa Dellaborra
Schubert, Ouverture in stile italiano D. 591
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: novembre 1817
Prima esecuzione: Vienna, Redoutensaal del Burgtheater, 1 marzo 1818
Edizione: Spina, Vienna, 1865

Il 1817 fu un anno di grande fermento culturale per Vienna: già dal 1816 si erano allestite “prime” di opere italiane e nel 1817 si proseguì la nutrita serie di rappresentazioni con la messa in scena, nel giro di pochi mesi, di Tancredi e de l’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini. Le opere del pesarese suscitarono grande impressione ed il gusto italiano tornò nuovamente in auge, dopo un periodo di affievolimento d’interesse. Schubert non fu insensibile al clima denso di fervori italianeggianti e pensò di tributare il suo personale omaggio al nostro importante operista, iniziatore della grande scuola melodrammatica ottocentesca, componendo ben tre ouvertures (D. 556, 590, 591), due delle quali (D. 590, 591) furono sottotitolate dal fratello Ferdinand «in stile italiano». Con questa forma il giovane Franz si era già cimentato al tempo degli anni di convitto (1811-1812) quando sperimentava strutture sinfoniche libere in attesa di prove orchestrali più impegnative e rigorose, ma ora, consolidato negli studi e più sicuro di sé essendosi già fatto
conoscere al grosso pubblico, si avvicina all’ouverture con uno spirito diverso, più intraprendente e convinto. Nell’ouverture in do maggiore D. 591, Schubert riafferma la forma bipartita tradizionale in cui dopo l’Adagio iniziale, tranquillo, sereno, quasi pastorale, si passa ad un Allegro molto conciso. L’opera, pur non contenendo alcuna esplicita citazione rossiniana, si segnala per un carattere prettamente operistico e soprattutto rivela il suo legame con lo stile del pesarese per il trattamento solistico dei legni, la qualità melodica dei temi, briosi e pieni di buon umore, e soprattutto l’uso del leggendario crescendo. A ben guardare però, più che a una seria rivisitazione dell’opera italiana, questa ouverture sembra tendere a una sua ironica e divertita parodia: Schubert, infatti, impossessatosi degli elementi fondanti del melodramma italiano, continua a parlare la propria lingua, lasciando scorgere inaspettatamente qua e là i tratti tipici della sua scrittura, come ad esempio lo squarcio malinconico del secondo tema nell’Allegro. L’ouverture appartiene all’esiguo gruppo di composizioni eseguite in un concerto pubblico mentre il compositore era vivente. Il 1° marzo 1818 essa risuonò infatti a Vienna in una piccola sala dell’hotel «à l’empereur romain» e fu accolta con grande entusiasmo dalla stampa che la definì «molto affascinante». Il recensore rilevava che «sebbene il tema ne sia molto semplice, contiene in potenza un mondo di pensieri dai più sorprendenti ai più piacevoli, condotti con forza e abilità» e auspicava grandi fortune per il suo autore. Il brano venne anche pubblicato in una versione trascritta da Schubert per pianoforte a quattro mani ed eseguito a Parigi nel 1868 in occasione della presentazione dell’opera La croisade des dames.

Mozart, Concerto per violino e orchestra KV 207
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: Vienna, 27 aprile 1816
Prima esecuzione: 19 novembre 1849 Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1884

Nel 1775, nell’arco di soli sei mesi (da aprile a settembre), Mozart completò tre dei suoi cinque concerti per violino e orchestra dando vita ad un ciclo organico unico nel suo genere. Fondendo in un tutto unitario influssi eterogenei, egli creò infatti imprescindibili modelli paradigmatici non solo nella forma, ma anche nei contenuti. La struttura del concerto all’italiana di tipo vivaldiano rivissuta attraverso l’elaborazione di Tartini e Nardini, l’articolazione interna delle arie e del primo tempo di sonata, la scrittura dei concerti alla francese di Viotti, il clima viennese sono tutti ben presenti, si ripercuotono su molteplici aspetti della composizione e ne modificano ora la struttura, con i frequenti ritorni del tutti, ora la costruzione interna dei singoli movimenti, ora la tecnica violinistica pura che cede al virtuosismo. I tratti comuni si insinuano dunque nelle pieghe più recondite della composizione, come anche si manifestano attraverso gli aspetti più vistosi della creazione: il lato puramente virtuosistico, ad esempio, vi perde interesse a favore di una sensibile e fantasiosa cantabilità; atmosfere di sogno si alternano a momenti di puro divertimento e di estro capriccioso; la scrittura elegante e controllata domina e non lascia spazio a quella di Sturm und Drang; massimo rilievo è assegnato al solista
che dipana melodie dalla più svariata provenienza stilistica. Da un punto di vista più ‘tecnico’ inoltre, tutti i concerti sono ripartiti nei tre tempi tradizionali e la scrittura solistica si staglia costantemente sul tutti bilanciando perfettamente
passi cantabili e di agilità. In particolare il concerto in si bemolle maggiore KV. 207, primo della serie, contiene chiare reminiscenze del vecchio ideale concertistico di stampo tedesco, ma nel contempo rivela un legame con le opere mozartiane immediatamente precedenti attraverso una sapiente mescolanza d’intimità e di dolcezza, un abbandono poetico accompagnato da verve brillante. Il primo tempo presenta una certa sovrabbondanza di materiale tematico (alcuni analisti vi hanno ritrovato addirittura venti temi!) assumendo quasi la forma di una rapsodia e lascia ampio spazio allo strumento solista. Il suo canto si staglia sempre vario e fantasioso su melodie prive di qualunque interesse virtuosistico fine a se stesso, inframmezzando gli interventi del tutti che si limitano a commentare, a riprendere o a proporre nuove
idee tematiche. Si assiste quindi a una invenzione continua piuttosto che a una rielaborazione dei motivi. Il tempo centrale – Adagio – si impone per nobile liricità:
il virtuosismo sparisce completamente per lasciar posto a un canto molto semplice e puro, intimamente poetico. La strumentazione, di una grazia melodica tutta
mozartiana, si adegua a questo nuovo clima espressivo assottigliandosi, anche se non vi scompaiono gli strumenti a fiato, che anzi (si ascoltino ad esempio i corni) contribuiscono ad accentuare il fascino e la grazia di certi passaggi. Il finale,
Presto, rivela una certa influenza haydniana. Il carattere e il ritmo del lungo tutti iniziale, con i suoi due soggetti dai tratti molto vivi e quasi popolareggianti ai
quali si aggiunge, come cadenza finale, una terza idea, riporta subito alla mente il maestro di Rorau. La struttura, tuttavia, è in forma sonata e dunque lontana dalla tradizione concertistica coeva. Per questo motivo e per il timore che il brano non fosse sufficientemente d’effetto, lo stesso Mozart nel 1776 scrisse un nuovo movimento che potesse essere utilizzato in sostituzione: il trascinante Rondò concertante
che porta attualmente il numero isolato KV. 269. Il movimento originario, Presto, sintetizza, secondo il giudizio di numerosi musicologi, tutte le particolarità dello stile di Mozart nel periodo più intenso della sua adesione allo stile galante e si impone come pezzo omogeneo, di natura prettamente cameristica. La sezione orchestrale è molto elaborata non soltanto per quanto riguarda il prolungato impiego dei singoli strumenti, ma anche per il ruolo tematico ad essi assegnato.
Il lavoro creativo è molto intenso soprattutto nella sezione dello sviluppo dove si assiste a un ampio passaggio del tutti, basato sui temi espressi dal solista nell’esposizione e ripercorsi in un fascinoso ventaglio di tonalità minori. Anche la ripresa che, come nel primo movimento non apporta molti cambiamenti ai temi,
permette all’orchestra di emergere ripartendosi con il solo il secondo soggetto del preludio iniziale, non ancora riascoltato. Da qui innanzitutto scaturirà la riesposizione del secondo motivo da parte del violino, che porterà a un esteso momento
solistico concluso con una cadenza ad libitum, e subito dopo verrà intonato il terzo soggetto del preludio orchestrale che servirà come conclusione al pezzo.
Il finale si afferma dunque come movimento rapido, leggero, caratterizzato da varie tipologie di effetti ingegnosi e sapidi, ma privo di quei contrasti che più tardi diventeranno la cifra distintiva dei concerti mozartiani.

Schubert, Sinfonia n. 4 D. 417 (Tragica)
Organico: violino solista, 2 oboi, 2 corni, archi
Composizione: Salisburgo, 14 aprile 1775
Prima esecuzione: Salisburgo, Tanzmeistersaal, 15 agosto 1777
Edizione: André, Offenbach 1870

A differenza delle prime tre sinfonie che, pur con notevoli differenze, scaturiscono da un identico disegno formale ed espressivo, la quarta in do minore, scritta nella
primavera del 1816, segna un brusco cambiamento, svelando la decisa volontà di intraprendere una nuova via, di imporsi per originalità e densità concettuale. Tale
disposizione da parte dell’autore si manifesta innanzitutto nella sottotitolazione «Tragica», collegata alla scelta di una specifica tonalità come quella di do minore,
nella quale erano state scritte, ad esempio la quinta sinfonia di Beethoven o l’ouverture del Coriolano, a cui Schubert guardava con ammirazione, quindi in un ampliamento dell’organico orchestrale (che prevede inaspettatamente quattro corni) e in una scrittura talora molto concettosa e densa. La cupa introduzione del primo movimento, un Adagio molto, assai più ampio di tutte le precedenti introduzioni lente, è carica di tensione e percorsa da fremiti angosciosi che ben rendono il clima espressivo inteso dall’autore, all’epoca molto depresso e infelice. Il tema quasi funebre, dall’andamento solenne, ha ricordato ad alcuni esegeti la Marcia funebre massonica KV. 477 di Mozart, scritta nella stessa tonalità di do minore, accomunata a questo movimento introduttivo anche per la conclusione affidata ai soli fiati. L’Allegro vivace che segue, si fonda su un primo tema dinamico e ben scandito, dal carattere inquieto e instabile – che ricorda molto il primo movimento del quartetto op. 18 n. 4 di Beethoven – cui segue un secondo motivo tipicamente schubertiano, dapprima affidato agli archi e in un secondo momento a tutta l’orchestra, molto pacato e dall’andamento melodico semplice. Le premesse, che potrebbero lasciare presagire contrasti e tensioni estreme, vengono disattese dalla parte successiva, in cui è presente soltanto l’elaborazione del primo tema e dalla ripresa irregolare che si presenta in un clima tonale nuovo e con una successione cangiante di tonalità che conducono a una zona espressiva molto lontana da quella iniziale (sol minore, mi bemolle maggiore, do maggiore). Il movimento lento, Andante, è intonato nella stessa tonalità del secondo tema appena ascoltato (la bemolle maggiore) e propone una melodia calma e piena di malinconia enunciata in pianissimo dagli archi e poi contrappuntata dai legni. L’orchestra è ridotta, il clima è intimo, ma bruscamente l’atmosfera si rompe e si inframmezzano nuovi episodi e temi inquieti, che verranno nuovamente abbandonati a favore di un ritorno della calma iniziale. La felicità dell’invenzione melodica l’ideazione di una simile struttura in cui anche l’orchestrazione contenuta gioca un ruolo significativo, fanno di questo Andante, una delle pagine sinfoniche più riuscite del giovane Schubert. Vi si ritrovano non solo cellule ritmiche o atteggiamenti ricorrenti nell’opera del compositore e presenti, ad esempio, nell’Andante della Sonata per pianoforte e violino in la minore o ancora nell’Impromptu op. 142 D. 935 in la bemolle maggiore, ma desunti e condivisi anche da Beethoven. Non si sottovaluti, ad esempio, che nella quinta sinfonia di Beethoven il movimento lento è in la bemolle maggiore. Anche il Minuetto-Allegro vivace è una pagina di indiscutibile originalità. Anziché alleggerire l’orchestra, Schubert la presenta al gran completo con tanto di trombe e timpani, quindi si compiace di utilizzare la denominazione Minuetto, pur ispirandosi allo spirito dello Scherzo e infine crea un trio dal disegno melodico cromatico molto ardito, sorretto da un ritmo alquanto incerto.
La lunga frase annunciata dagli archi gravi e dal fagotto con cui si apre il finale – Allegro – vuole ricondurre al clima tragico iniziale, in parte dimenticato con i movimenti intermedi. In forma sonata, il movimento non presenta un vero e proprio contrasto tematico – primo tema vivace, secondo un poco più fluido – e il primo motivo, affidato agli archi, finisce per dominare rendendo il tono uniforme. Neppure la modulazione nella sezione finale riesce a imprimere una svolta e il pezzo «rimane convenzionale nonostante tutta la nobiltà d’ideali. C’è qui una prima traccia di quello che sarà il romanticismo di Mendelssohn e del suo accettare con leggerezza un patrimonio troppo facilmente acquisito. Invece la grandezza di Schubert classicista romantico sta proprio nel saper rinunciare a questa eredità e nel saper scegliere una sua strada indipendente» Così Einstein sintetizzò il senso del brano e il suo giudizio appare ancora oggi il più puntuale. È probabile che, come le tre precedenti, anche questa sinfonia sia stata eseguita in anteprima in forma privata, durante le riunioni a casa di Otto Hatwing au Schottenhof, cui faceva capo una piccola associazione di musicisti amateurs di cui Schubert faceva parte. La prima esecuzione pubblica avvenne soltanto nel 1849.

Biglietteria

BIGLIETTI
Interi
Primo Settore (Platea dalla fila 1 alla 30) € 19,00
Secondo Settore (Platea dalla fila 31 alla 40) € 13,50
Balconata € 10,50

Ridotti
(Giovani under 26 ; Anziani over 60; Cral ; Associazioni Culturali ; Biblioteche ; Gruppi; Scuole e Università)
Primo Settore (Platea dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00
Secondo Settore (Platea dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50
Balconata € 8,50