Le date

Sala Grande
giovedì 16 gennaio 2014
Ore: 10:00*
giovedì 16 gennaio 2014
Ore: 21:00
sabato 18 gennaio 2014
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Bo Corvi (commissione Pomeriggi Musicali)
Mozart Concerto per clarinetto e orchestra k 622
Schubert Sinfonia n. 6 “La piccola”

Serie Curiosity

 

 

Il Cast

Direttore Charles Olivieri Munroe
Clarinetto Fabrizio Meloni
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Sonia Bo – Corvi
«[La musica] è lo scarto che c’è tra noi e ciò che sappiamo di noi, utopia di noi stessi» (S. Bo)

Nata a Lecco, Sonia Bo si è diplomata in pianoforte e in direzione corale all’inizio degli anni ’80 ed ha poi proseguito i suoi studi musicali al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Qui ha studiato composizione con Renato Dionisi ed Azio Coghi e, dopo il diploma, si è perfezionata all’Accademia romana di Santa Cecilia con il Maestro Franco Donatoni. Immediatamente dopo il diploma le sue composizioni hanno cominciato a riscuotere successo in diverse competizioni nazionali ed internazionali. Accanto alla carriera di compositrice, Sonia Bo ha intrapreso anche quella di docente, che l’ha portata ad insegnare in alcune università italiane e nello stesso Conservatorio milanese, del quale nel 2010 è diventata direttrice.

Durante un intervento ad un convegno nel 2011, parlando di ciò che è – o dovrebbe essere – la musica d’oggi, diceva: « […] quello che mi pare invece essenziale è il rilancio di una musica specifica che si ponga – anche in termini di prodotto – come qualcosa di non interscambiabile, di unico a livello mondiale, che faccia prevalere la nostra specificità e la nostra storia come irriducibile ad altre […] ». L’unicità e il rifarsi ad una tradizione culturale specifica sono certamente argomenti della sua musica: un chiaro esempio può essere il brano Frame toccata. Infatti in quest’opera si trova un rimando iniziale ad una grammatica musicale antica – si tratta di una toccata di Merulo, musicista italiano di metà Cinquecento; ben presto, però, essa si dissolve in un dialogo tra le differenti possibilità timbrico-espressive degli strumenti. Nel brano Corvi, si ritrova la proposta di diverse modalità di emissione del suono: in particolare agli archi viene richiesto di battere il legno, di eseguire glissandi e tremoli il più rapidamente possibile, di suonare oltre il ponticello, di eseguire dei tremoli gettati. La ricerca di un suono “specifico”- per riprendere il termine della compositrice – viene evidenziata anche nella scelta dell’organico in cui compaiono ben sette tipologie di percussioni (molte, se si pensa che è richiesto un unico esecutore e che il brano dura circa dieci minuti). Il titolo del brano rimanda al film di Kurosawa Sogni: quest’ultimo si articola in otto episodi, uno dei quali cita indirettamente il quadro Campo di grano con volo di corvi di Van Gogh. Sonia Bo aveva già attinto a questo film per Dreams che, nella mente della compositrice, come il film, doveva svilupparsi in otto brani. Rimasto incompiuto (sono stati scritti tre pezzi), Dreams trova prosecuzione in Corvi, in quanto uno dei brani che mancavano all’appello era proprio quello che faceva riferimento all’episodio in cui si cita l’opera del pittore olandese. Come nel film, la compositrice immagina un visitatore che vaga per diversi paesaggi: in Corvi, attraverso quadri che sia si giustappongono, sia si contrappongono, prendono forma vari paesaggi sonori che restano collegati grazie all’idea timbrico-coloristica ed alla struttura. Dal punto di vista formale, infatti, il brano si presenta come un movimento unico, in cui si susseguono spesso cambi di metro e nel quale l’orchestrazione fa in modo che a sezioni più scarne seguano momenti dove si intrecciano diversi profili melodici. All’inizio, ad esempio, il divenire musicale è affidato all’ottavino e ai violini, mentre gli altri strumenti suonano note lunghe; successivamente questo compito viene ricoperto anche dal primo clarinetto e dalle percussioni, mentre i violini contribuiscono alla creazione di una sorta di terreno musicale nel quale i profili melodici possono emergere. Al contrario, vi sono zone centrali nel brano dove la maggior parte dei componenti dell’orchestra propone differenti interventi virtuosistici.

«La musica di cui vogliamo farci custodi è una musica che porti e rinnovi la speranza: la musica – quella vera – è quella intrinsecamente utopica; ci fa attingere alla dimensione più profonda di noi stessi e coincide con quello che c’è in noi di più irriducibile», ha detto Sonia Bo. In questa frase si trova una chiave di lettura anche della nuova composizione. La musicista lecchese si inserisce infatti nell’ormai consolidata tradizione novecentesca dell’indagine sul suono, dell’ampliamento della gamma dei timbri e degli impasti. Ne è un’erede matura: in lei infatti non prevale il puro gusto della sperimentazione ma l’utilizzo dei segni e dei colori strumentali per esprimere e indagare l’umano.

Wolfgang Amadeus Mozart – Concerto per clarinetto in La maggiore e orchestra, K. 622
«Mozart deve procurarmi ancora qualcosa di buono prima che per lui non ci sia più niente da fare: deve cantare ancora una volta, anche se sarà il suo canto del cigno» (A. Stadler) .

Vienna, 1791. Il 5 dicembre si spegne il genio salisburghese di cui Haydn, in una lettera inviata due settimane dopo la sua morte, disse: «dovrà passare più di un secolo prima che ricompaia un uomo della sua grandezza».  Due mesi prima Mozart scrive il Concerto per clarinetto e orchestra K. 622. L’opera aveva come primo destinatario l’amico clarinettista Anton Stadler, per il quale Amadeus aveva già scritto il Quintetto K. 581, aggiunto la parte del clarinetto alla Sinfonia in Sol minore K. 550, e completato alcune arie de La clemenza di Tito (K. 621) con una parte per il medesimo strumento a fiato. Tra i due musicisti vi era un profondo legame di amicizia, confermato anche dal viaggio che fecero insieme a Praga.

Il concerto si articola in tre movimenti nei quali emerge lo straordinario estro mozartiano, capace di coniugare scherzosi motivi cantabili (come quelli presenti nell’Allegro e nel Rondò) a momenti di profondo lirismo, come testimonia l’Adagio. Il primo movimento rispecchia una tipica caratteristica dei concerti: è una sorta di gioco tra spazi “pieni” dell’orchestra e spazi “vuoti”, dove lo strumento solista la fa da padrone. Per il clarinetto, Amadeus pensa ad una parte di pirotecnico virtuosismo, dove spesso si passa dal registro grave a quello acuto. Il motivo principale è esposto subito dall’orchestra: si tratta di un lungo tema composito, che il musicista smonta, rimonta, indaga, modella, impasta nel corso di tutto il movimento. Gioca con la memoria dell’ascoltatore, continuando a ripresentare differenti estratti della medesima melodia, proponendo anche modulazioni ardite. Il secondo movimento presenta un carattere completamente differente: si tratta di un Adagio nel quale al clarinetto è affidata una parte intensa, che richiede allo strumento solista di emergere per la sua espressività lirica, piuttosto che per l’agile virtuosismo. L’idea musicale principale è bipartita in una prima parte cantabile rassicurante ed una seconda che ha la forma di un’implorante richiesta. L’intero movimento è invece tripartito: ad una prima parte dove viene presentato il tema segue una seconda in cui Mozart indaga ancora le possibilità espressive del clarinetto; infine viene ripresa la prima parte (si tratta di una forma Lied tripartita). Da ultimo nel Rondò finale si sposano le caratteristiche dei primi due movimenti: abbiamo una prima idea motivica agile ed una seconda più cantabile che vengono riproposte più volte con varie modulazioni.

Nell’insieme si percepisce una straordinaria semplicità nella composizione, nonostante il chiaro intento di esibire la vasta gamma espressiva del clarinetto: i motivi appaiono spontanei, sinceri, freschi, anche laddove Mozart scrive passaggi armonici per nulla scontati. Al termine della sua vita, Amadeus conserva ancora quella naturalezza con cui – non è difficile immaginarlo – da bambino inventava le primissime melodie.

Franz Schubert – Sinfonia in Do maggiore “La piccola”, n. 6
«La musica di Schubert fa venire le lacrime agli occhi prima ancora che l’anima ne sia toccata, tanto è schietta e concreta. Piangiamo senza sapere il perché. Ciò avviene perché non siamo ancora così come quella musica promette e proviamo l’indicibile felicità che essa sia così per assicurarci che un giorno lo saremo anche noi» (T. Adorno).

Tra il 1817 ed il 1818 viene alla luce la Sesta Sinfonia dell’allora ventenne Franz Schubert. Il compositore viennese è un vero sognatore: comincia a scrivere le prime opere quando ha poco più di dieci anni e da quel momento in poi la sua breve vita sarà segnata da un unico grande desiderio, quello di comporre. Per inseguire questa aspirazione, Schubert lascerà il posto da insegnante elementare – a cui ritornerà malvolentieri solo nel tentativo di ovviare all’estrema ristrettezza economica – ed andrà a vivere insieme ad altri giovani artisti che diventeranno per lui ispirazione, casa e famiglia. È in questo contesto che nasce la Sinfonia in Do maggiore n. 6, detta “La piccola” per distinguerla dalla “sorella”, la Sinfonia in Do maggiore n. 9, “La grande”.

In quest’opera Schubert mette in campo tutta la sua fresca fantasia musicale per creare i differenti temi che si susseguono all’interno del medesimo movimento. La logica con cui Schubert procede nel dar forma ai suoi pensieri non è tanto quella “oppositiva” – tipica della forma-sonata classica, in cui vi sono più idee musicali di carattere diverso -; al contrario egli avvicina motivi differenti, collegati tra loro da somiglianze, associazioni, ricordi. Il procedere dell’opera avviene per espansione di un’idea motivica ben individuabile, creando una sorta di allargamento a cerchi concentrici. Tale movimento è provocato non solo dalla giustapposizione di delicati gioielli musicali, ma anche dalla loro continua riproposizione: le ripetizioni sono preparate da Schubert a regola d’arte, arrivano all’ascoltatore desiderate ed irrefrenabili. All’Adagio introduttivo segue l’Allegro del primo movimento. Il flauto intona il primo tema, brillante e vivace, in cui si anticipano umori e danze della Vienna degli Strauss: nel corso del brano i due motivi principali ritornano alle orecchie dell’ascoltatore, variati e chiarissimi. Anche il secondo movimento porta con sé due protagonisti: il primo è un tema cantabile, la cui atmosfera ricorda il famoso Lied dello stesso compositore La trota; le acciaccature nella seconda idea musicale ne accentuano la leggerezza e la grazia. Il terzo movimento è composto da uno Scherzo in forma tripartita. Nella prima sezione (che si ripete alla fine) si trova un motivo brillante e vigoroso, che tanto ricorda l’inizio del terzo movimento della Prima Sinfonia di Beethoven; la parte centrale è caratterizzata da un accompagnamento più scarno in cui spicca una popolaresca alternanza di tonica e dominante al basso. Infine, nell’ultimo movimento vi sono tre differenti temi: il primo di una fanciullesca scherzosità, il secondo con un carattere da melodia popolare ed il terzo che coniuga l’ingenuità del primo con la dimensione ballabile del secondo. Nel suo insieme quest’ultimo trascinante movimento trasmette quello stesso sorriso bonario ed arguto che ci è così familiare in alcune Ouverture di Rossini.

Benedetta Amelio*

* Per il 2014, La Fondazione I Pomeriggi Musicali, in virtù di una convenzione attivata con l’Università degli Studi di Milano, ha scelto di affidare la stesura dei programmi di sala della 69ª Stagione sinfonica a studenti laureandi in Discipline musicologiche. Gli studenti selezionati, accumulando esperienza e formandosi professionalmente, lavorano sotto la supervisione del musicologo Paolo Castagnone. 

Biglietteria

BIGLIETTI
Interi
Primo Settore (Platea dalla fila 1 alla 30) € 19,00
Secondo Settore (Platea dalla fila 31 alla 40) € 13,50
Balconata € 10,50

Ridotti
(Giovani under 26 ; Anziani over 60; Cral ; Associazioni Culturali ; Biblioteche ; Gruppi; Scuole e Università)
Primo Settore (Platea dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00
Secondo Settore (Platea dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50
Balconata € 8,50