Le date

Sala Grande
giovedì 22 gennaio 2015
Ore: 10:00*
giovedì 22 gennaio 2015
Ore: 21:00
sabato 24 gennaio 2015
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Ravel Pavane pour une infante défunte

Stravinskij Pulcinella, suite

Respighi Gli uccelli

Ravel Ma mére l’oye

 

 

Il Cast

Direttore: Donato Renzetti
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Maurice Ravel
Pavane pour une infante défunte
Durata : 7’
Lento

Igor’ Stravinkskij
Pulcinella, suite
Durata: 23’

  1. 1.       Sinfonia: Allegro moderato
  2. 2.       Serenata: Larghetto
  3. 3.       Scherzino
  4. 4.       Tarantella
  5. 5.       Toccata: Allegro
  6. 6.       Gavotta con due variazioni
  7. 7.       Vivo

8A. Minuetto molto moderato

8B. Finale: Allegro assai

***

Ottorino Respighi
Gli uccelli

Durata : 20’

  1. 1.       Preludio (da Bernardo Pasquini). Allegro moderato.
  2. 2.       La colomba (da Jacques De Gallot). Andante espressivo.
  3. 3.       La gallina (da Jean Philippe Rameau). Allegro vivace.
  4. 4.       L’usignolo (da un anonimo inglese). Andante mosso.
  5. 5.       Il cucù (da Bernardo Pasquini). Allegro

Maurice Ravel
Ma mère l’oye
Durata : 18’

  1. 1.       Pavane de la belle au bois dormant
  2. 2.       Petit poucette
  3. 3.       Laideronette, Impératrice des Pagodes
  4. 4.       Les entretiens de la Belle et la Bête
  5. 5.       Le jardin féerique

C’è danza e danza di Lorenzo Arruga

Danza, danza e ancora danza: in una serata ci stupiremo di quanto la danza possa rappresentare un filo conduttore tra compositori di grande spessore, con stili e personalità definite, in un contesto particolare come quello dell’Europa tra Otto e Novecento.

Maurice Ravel (1875/1937) scrive Pavane pour une infante défunte a soli ventiquattro anni, il riferimento immediato è alla Pavana, una danza cinquecentesca in 4/4, in tempo lento, a cui generalmente era contrapposta una danza più veloce (chiamata Gagliarda). Lo stile del pezzo, originariamente per pianoforte, è limpido, molto chiaro, la struttura formale è semplice e proprio per questo successivamente Ravel prese le distanze da questa sua composizione, criticandola proprio per queste caratteristiche, arrivando addirittura a dichiarare che il suo solo interesse stesse nell’allitterazione formata dalle parole del titolo.

Lavorando nel 1908 all’orchestrazione del pezzo, il compositore  non priva la breve pagina dedicata alla Principessa Edmond de Polignac della limpidezza che la contraddistingue nei temi: spicca l’agilità melodica e traspare un lirismo delicato ma efficace. È evidente l’abilità di Ravel come orchestratore: sebbene lontano dall’impressionismo debussyano non delude nella scelta dei timbri, che non è mai banale, anzi enfatizza i vari temi, contrapponendo i colori orchestrali in modo da  risaltare la contrapposizione tra solisti e gruppo d’accompagnamento.

Anche Ma mèere l’oye nasce per pianoforte a quattro mani, nel 1908, e viene eseguita due anni dopo in versione orchestrale riscontrando un successo trionfale. Il titolo è tratto dalla  raccolta di fiabe di Perrault Contes de ma mère l’Oye, pubblicata a Parigi nel 1697, che contribuì alla nascita della tradizione letteraria dell’ormai tipico personaggio di Mamma Oca.

Nelle cinque parti della composizione sembra proprio che con la musica Ravel ci voglia raccontare una storia, una fiaba semplice e immediata, a misura dei destinatari Mimi e Jean Godebski, figli di suoi amici, a cui si accosta con tenerezza, adattando la sua musica alle loro modeste capacità pianistiche. La semplificazione dello stile non va confusa con la banalità, infatti Ravel riesce a definire un carattere preciso in tutte le cinque parti che strutturano la suite, corrispondenti ad altrettante fiabe:

  • La bella addormentata nel bosco, (Perrault);
  • Pollicino, (Perrault);
  • Laideronnette, imperatrice delle pagode, (d’Aulnoy);
  • I conversari della Bella e la Bestia, (Beaumont);
  • Il giardino incantato (d’origine incerta).

È chiaro come non sia sacrificato il senso d’assieme, le differenze tra i vari brani conducono l’ascoltatore nel bel mezzo di un mondo fantastico e avventuroso, quello delle fiabe, in cui la musica disegna scenari intimi e ricchi di dettagli. Nell’orchestrazione Ravel apporta alcune modifiche strutturali, cambiando l’ordine delle parti e aggiungendo un preludio e il finale: l’attenzione del compositore – e con lui anche dell’ascoltatore – non tende ad approfittare dell’intera compagine orchestrale ma guarda ai timbri dei singoli strumenti, contrapposti in vari impasti, riuscendo a enfatizzare al meglio il clima fiabesco.

Come Ravel, anche Respighi (1879/1936) guarda al passato per le musiche a cui ispirarsi nella composizione di Gli uccelli, suite per orchestra del 1927. Attraverso continui rimandi contenutistici ci conduce in una libera rielaborazione di musiche per cembalo o liuto del XVII e XVIII secolo di diversi autori, tra cui  Bernardo Pasquini (1637/1710) e Jean Philippe Rameau (1633/1768). Nell’orchestrazione di Respighi gli effetti descrittivi non mancano; se poco fa Ravel nella semplicità delle linee ci aveva condotti in un mondo fiabesco, ora siamo  proiettati in paesaggi a tratti molto concreti, come nel terzo movimento – La gallina – in cui l’epilogo del pezzo aggiunto dal compositore con l’acuto della tromba lascia presagire la brutta fine che probabilmente spetterà all’animale, a e a tratti misteriosi e sognanti, come nel brano L’usignolo, tratto da un canto popolare anonimo.

La maestria di Igor Stravinskij (1882/1971) si palesa nell’operazione svolta nella trascrizione in versione di suite da concerto del balletto con voci e orchestra Pulcinella, considerato comunemente prima opera del cosiddetto periodo neoclassico del compositore. Il balletto nacque su richiesta del coreografo Diaghilev, che voleva creare uno spettacolo coreografico su musiche di Pergolesi: Stravinskij ne scelse diciotto, ma successivamente ammise che solo nove erano realmente di Pergolesi. La prima fu all’Opéra di Parigi nel 1920 e Stravinskij nella sua autobiografia Cronache della mia vita dichiara di esserne stato soddisfatto, specie per quanto riguarda l’omogeneità dell’opera. Due anni dopo venne completata la versione di suite: i movimenti da diciotto passarono ad otto e scomparvero naturalmente la coreografia e tutte le parti vocali: il genio di Stravinskij si confermò in quanto seppe mantenere le linee melodiche delle parti originali conservate, mutando gli altri parametri, come ritmo e i disegni d’accompagnamento, che risultano in primo piano. In una struttura tipica di alternanza tra concerto e concerto grosso il compositore non fa mancare elementi lontani dalla tradizione, come dissonanze e improvvisi, che rendono l’ascolto ricco di spunti.

Compositori
Maurice Ravel nasce nel 1875 e all’età di sette anni inizia a studiare musica a Parigi. Frequenta la classe di composizione di Gabriel Fauré, le sue prime composizioni sono legate alla tradizione francese, ma il suo stile evolve in fretta e acquisisce una struttura decisamente proiettata verso gli orizzonti novecenteschi. Le sue opere sono spesso meccanismi perfetti, racchiusi in strutture sobrie e nitide in cui il compositore dà prova di grande maestria nelle scelte timbriche.

Ottorino Respighi, bolognese, cresce in una famiglia di musicisti e si diploma in violino. Studia poi in Germania e a San Pietroburgo con Rimskij-Korsakov; nelle sue composizioni – anche ne Gli uccelli, che ascolteremo questa sera –  si riscontra una tendenza al descrittivismo e una grande abilità nell’orchestrazione, doti chiaramente acquisite anche dagli insegnamenti del suo celebre Maestro.

Anche Igor Stravinskij studiò con Rimskij-Korsakov; la sua personalità fu talmente pregnante e il suo talento così vivo e unico da catalizzare un intero secolo musicale. Convenzionalmente si usa dividere il suo percorso artistico in fasi, periodi coincidenti a diversi tipi di sperimentazioni musicali; va detto che Stravinskij non si fece mancare nulla, scrivendo composizioni di ogni genere, spaziando dall’opera al balletto, dal neoclassicismo alla dodecafonia, interessandosi anche alla musica afro-americana e al jazz.

Glossario
Orchestrazione: sebbene il termine sia spesso utilizzato come sinonimo di strumentazione, non è del tutto corretto considerarlo tale. La strumentazione, infatti, è un’azione che corrisponde a un principio di semplice funzionalità tale per cui un brano originariamente per un determinato strumento viene adattato all’orchestra; orchestrare, invece, è un valore originario della creazione artistica, in cui ci si pone nella posizione di poter scegliere di valorizzare qualsiasi particolare aspetto della musica. Il timbro è una componente essenziale per arricchire l’orchestrazione, evidenziando nei dettagli un disegno ritmico o armonico; proprio grazie ai grandi Maestri del passato, è possibile guardare all’orchestrazione come una vera e propria rilettura della musica in termini timbrici.

Allitterazione: in poesia è una figura retorica che consiste nella ripetizione di una lettera o di una sillaba in parole consecutive.  Questa figura retorica non riguarda solo la poesia, ma è proprio una questione di suono delle parole: è infatti semplice trovare allitterazioni anche nella consuetudine del linguaggio parlato (ad esempio nell’espressione senza capo né coda).

Biglietteria

BIGLIETTI
Interi
Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla 30): € 19,00 + prevendita
Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla 40): € 13,50 + prevendita
Balconata: € 10,50 + prevendita

Ridotti (Giovani under 26; Anziani over 60; Cral; Ass. Culturali, Biblioteche; Gruppi; Scuole e Università)
Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00 + prevendita
Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50 + prevendita
Balconata € 8,50 + prevendita

CARNET LIBERI DI SCEGLIERE:
da oggi sei libero di abbonarti a 6, 8 o 10 concerti della Stagione scegliendo in base alle tue preferenze e alle tue disponibilità senza dover rinunciare al vantaggio economico dell’abbonamento (i carnet costano da €. 56,40 a €. 163,00 a seconda del numero di concerti selezionati)

Per informazioni e prenotazioni:
promozione@ipomeriggi.it 02/87905267