Le date

Sala Grande
giovedì 23 ottobre 2014
Ore: 14:00*
giovedì 23 ottobre 2014
Ore: 20:00
sabato 25 ottobre 2014
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Georg Friedrich Händel, Messiah, oratorio per soli, coro e orchestra

Il Cast

Soprano: Lydia Teuscher
Contralto: Delphine Galou
Tenore: Martin Vanberg
Bassobaritono: Matthew Brook
Direttore: Ottavio Dantone
Coro Ruggero Maghini
Maestro del coro: Claudio Chiavazza
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Si apre con una delle pagine più alte della cultura musicale barocca – il Messiah di Georg Friedrich Händel – la 70ª Stagione Sinfonica dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano diretta da Ottavio Dantone, specialista del repertorio tra i più apprezzati sui palcoscenici internazionali. A condividere l’emozione dei concerti inaugurali della 70ª Stagione Sinfonica, Maurizio Salerno, Direttore Artistico dei Pomeriggi ha invitato, inoltre, il soprano Lydia Teuscher, il contralto Delphine Galou, il tenore Martin Vanberg e il bassobaritono Matthew Brook, artisti che non necessitano di presentazioni al pari del magnifico Coro Ruggero Maghini diretto da Claudio Chiavazza.

Nel 2014, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali festeggia i settanta anni di storia e di vita artistica e, da un frangente delicato come quello della ricostruzione postbellica che ne ha visto la nascita, il presente e l’imminenza di Expo 2015 la proiettano in un futuro ricco di stimoli e opportunità, che pare richiamare nuovamente il motto di Antonio Greppi: “per Milano: pane e musica”. La sfida globale legata alla sostenibilità, alla consapevolezza del fatto che la natura, che nutre e ospita il genere umano, non va sfruttata con spirito predatorio significa imparare a “stare nel mondo”, a guardare ad esso con occhi diversi ed è la musica che si propone qui come mezzo privilegiato per contemplare la natura nel suo in un caleidoscopio di emozioni e sentimenti. Colpisce dunque nel segno l’intento di preludiare e commentare in musica i temi fondamentali di Expo 2015 scegliendo per inaugurare questa importante Stagione sinfonica la visione maestosa e solenne del Messiah. (Maurizio Salerno)

Tra le opere sacre di Händel, il Messiah si impone per la sua originalità: il libretto si discosta notevolmente da quelli degli altri Oratori e la natura meditativa della Historia è assai lontana dal carattere drammatico solitamente prediletto dal Maestro sassone. L’assenza di veri e propri personaggi e – in ultima analisi -anche di una vera e propria vicenda, caratterizzano il Messiah che traccia il percorso meditativo della vicenda di Cristo attraverso i passi biblici del Libro delle preghiere in uso presso la Chiesa anglicana. Originale rispetto al corpus delle opere händeliane, il Messiah si discosta notevolmente anche dalle Passioni di Bach . Il Messiah non segue la guida di un narratore, ma procede attraverso una serie di segmenti nei quali si alternano arie, cori, recitativi. Nella Prima Parte, il Messiah si concentra sulla venuta del Cristo come preannunciato dalle antiche profezie. Nella Seconda parte si affrontano il tema della passione e della morte del Cristo culminante nell’Alleluia. La terza Parte tratta della missione cristiana nel mondo, del destino finale del credente oltre la morte. Il messiah è un oratorio pasquale e non natalizio come generalmente si crede. La prima rappresentazione del Messiah si tenne a Dublino, il 13 aprile 1742. Händel poté disporre di un organico molto ridotto e non fu un successo particolarmente entusiasmante. Anni dopo, rientrato a Londra, Händel rielaborò quella prima stesura dell’opera ripensandola per un organico ben più ampio. Fu così che il Messiah si impose all’attenzione del mondo, guadagnando una fama che ancora oggi non conosce appannamenti. La partitura originale del Messiah fu composta molto velocemente nell’estate del 1741 e attinse ampiamente ad altre composizione del Maestro che rielaborò suoi vecchi brani strumentali e vocali congiungendoli a pagine composte ex novo. Ciò che colpisce particolarmente è la definitiva coerenza e sistematicità. Pur nella sua originalità, il Messiah non prescinde tuttavia dalle convenzioni e dagli elementi stilistici che rientravano nei canoni della “Musica Poetica” che applicava alla composizione musicale le regole e gli artefici della retorica. La pratica che voleva la musica ancella dell’o ratione consentì a Händel un magistrale sfruttamento delle figure della Musica Poetica che gli permisero di supplire all’assenza di azione drammatica, ponendo in risalto i diversi “affetti delle parole bibliche. Händel si rivela geniale nella regia con la quale ordina l’intero materiale musicale: il Messiah appare come un “crescendo”culminante nel famosissimo coro dell’Alleluia, collocato al vertice dell’intera composizione. Nella Terza parte Händel cambia registro: la sua musica conserva momenti di solennità ma tende generalmente ad esaltare gli accenti più intimi. Se da una parte gli squilli di tromba richiamano il comune destino dei mortali e l’inappellabilità del giudizio finale, dall’altra la dolce malinconia delle linee melodiche rimandano all’intima fiducia del credente nella misericordia divina. La fama del Messiah è giunta a noi non scalfita dal tempo. I critici ne hanno spesso giudicato spropositato il successo, ma difficilmente si può dubitare che esso vada annoverato tra le pagine più alte della cultura musicale barocca.

durata: circa 2h20

Parte I

  1. Sinfonia (Preludio strumentale nella forma d’una Ouverture francese)
  2. Arioso (tenore): Comfort ye my people
  3. Aria (tenore): Ev’ry valley shall be exalted
  4. Coro: And the glory, the glory of the Lord
  5. Recitativo (basso): Thus said the Lord
  6. Aria (basso): But who may abide
  7. Coro: And He shall purify
  8. Recitativo (alto): Behold, a virgin shall conceive
  9. Aria (alto) und Chor: O thou that tellest
  10. Recitativo (basso): For behold, darkness shall cover the earth
  11. Aria (basso): The people that walked in darkness
  12. Coro: For unto us a Child is born
  13. Pifa (sinfonia pastorale)
  14. Recitativo (soprano): There were shepherds
  15. Recitativo (soprano): And lo, the angel of the Lord
  16. Recitativo (soprano): And suddenly there was with the angel
  17. Coro: Glory to God in the highest
  18. Aria (soprano): Rejoice greatly, O daughter of Zion
  19. Recitativo (alto): Then shall the eyes of the blind
  20. Duetto (alto, soprano): He shall feed his flock
  21. Coro: His yoke is easy

Parte II

  1. Coro: Behold the Lamb of God
  2. Aria (alto): He was despised
  3. Coro: Surely he hath borne our grieves
  4. Coro: And with his stripes we are healed
  5. Coro: All we like sheep
  6. Recitativo (tenore): All they that see Him
  7. Coro: He trusted in God
  8. Recitativo (tenore): Thy rebuke hath broken His heart
  9. Aria (tenore): Behold, and see if there be any sorrow
  10. Recitativo (soprano): He was cut off out of the land
  11. Aria (soprano): But thou didst not leave
  12. Coro: Lift up your heads
  13. Recitativo (tenore): Unto which of the angels
  14. Coro: Let all the angels of God worship Him
  15. Aria (alto): Thou art gone up on high
  16. Coro: The Lord gave the word
  17. Aria (soprano): How beautiful are the feet
  18. Coro: Their sound is gone out
  19. Aria (basso): Why do the nations so furiously
  20. Coro: Les us break their bonds asunder
  21. Recitativo (tenore): He that dwelleth in heaven
  22. Aria (tenore): Thou shalt break them
  23. Coro: Hallelujah!

Parte III

  1. Aria (soprano): I know that my Redeemer liveth
  2. Coro: Since by man came death
  3. Recitativo (basso): Behold, I tell you a mystery
  4. Aria (basso): The trumpet shall sound
  5. Recitativo (alto): Then shall be brought to pass
  6. Duetto (alto, tenore): O death, where is thy sting?
  7. Coro: But thanks be to God
  8. Aria (soprano): If God be for us
  9. Coro: Worthy is the Lamb / Amen

OTTAVIO DANTONE, direttore Ottavio Dantone si è diplomato in organo e clavicembalo presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e ha intrapreso giovanissimo la carriera concertistica, dedicandosi fin dall’inizio allo studio e al costante approfondimento della musica antica, segnalandosi presto all’attenzione del pubblico e della critica. Nel 1985, ha ottenuto il premio di basso continuo al Concorso internazionale di Parigi e, nel 1986, è stato premiato al Concorso internazionale di Bruges (due dei concorsi di clavicembalo più importanti del mondo), primo italiano a aver ottenuto tali riconoscimenti a livello internazionale in ambito clavicembalistico. Dal 1996 è il direttore musicale dell’Accademia Bizantina di Ravenna. Nel 1999, la prima esecuzione in tempi moderni del Giulio Sabino di Giuseppe Sarti ha segnato il suo debutto operistico. Da allora affianca alla sua abituale attività di solista e leader di gruppi da camera quella ormai intensa di direttore d’orchestra, estendendo il suo repertorio all’opera e al periodo classico e romantico e, accostando al repertorio più conosciuto, la riscoperta di titoli meno eseguiti o in prima esecuzione moderna. È regolarmente ospite dei più prestigiosi teatri d’opera e dei festival internazionali più importanti del mondo. Moltissime le registrazioni radiofoniche e televisive, in Italia e all’estero, nonché quelle discografiche sia come solista che come direttore, per le quali ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti dalla critica internazionale.

LYDIA TEUSCHER, soprano Lydia Teuscher è nata a Friburgo, in Germania; ha studiato al Welsh College of Music and Drama e presso la Hochschule für Musik di Mannheim. Le sue recenti performance includono le partecipazioni al Göttingen Handel Festival, allo Stadttheater di Heidelberg e al Nationaltheater di Mannheim. Lydia ha cantato con Graham Johnson in alcuni recital a Londra, Colonia e Antwerp, con Helmuth Rilling e la Bachakademie Stuttgart, al Ludwigsburger Festspiele, al Kammer-musikfestival Schloss di Moritzburg, con la Hamburg Camerata, con la Barockorchester L’Arco, presso il Fronteras Festival di Londra e al The Sao Paolo Roberto Monczuk Festival. Ha collaborato con la Hanover Band a Brighton e Londra, con la Gürzenich Orchester, con la Royal Concertgebouw Orchestra e Sir Roger Norrington, con la Double Bande e Rene Jacobs, co l’Orchestra of the Age of Enlightenment a Londra e in un tour in Corea e Giappone e con la Tonhalle Orchestra di Zurigo e David Zinman. È stata in tour in Canada con Bernard Labadie e in Europa con Ton Koopman e la Amsterdam Baroque. Recentemente, in concertpo ha eseguito Lucio Silla di J.C Bach’s con Ivor Bolton per il Salzburg Mozartwoche, Paukenmesse di Haydn con la BBC Scottish Symphony Orchestra e Bernard Labadie, La messa in si minore di Bach con Arcangelo e Jonathan Cohen, e Galatea e Polifemo di Haendel con Le Concert d’Astrée e Emmanuelle Haïm. Nel settembre 2006 ha partecipato al Semperoper/Sächsische Staatsoper a Dresda come artista residente nei ruoli di Pamina, Susanna, Annchen, Valencienne e Gretel.

DELPHINE GALOU, contralto Delphine Galou è nata a Parigi. In aggiunta ai suoi studi di filosofia alla Sorbona, ha studiato pianoforte e canto. Nel 2004 è stata selezionata come “Scoperta dell’anno” dalla French Association for the Promotion of Young Artists ADAMI. Ella ha allora deciso di specializzarsi nel repertorio barocco, collaborando con formazioni come il Balthasar Neumann Ensemble (Thomas Hengelbrock), I Barocchisti (Diego Fasolis), l’Accademia Bizantina (Ottavio Dantone), il Collegium 1704 (Václav Luks), la Venice Baroque Orchestra (Andrea Marcon), Il Complesso Barocco (Alan Curtis), Les Siècles (François-Xavier Roth), Les Arts Florissants (Jonathan Cohen), Le Concert des Nations (Jordi Savall), l’Ensemble Matheus (Jean-Christophe Spinosi), Les Musiciens du Louvre Grenoble (Marc Minkowski), Le Concert d’Astrée (Emmanuelle Haïm), Les Ambassadeurs (Alexis Kossenko) e Les Talens Lyriques (Christophe Rousset). Si è esibita al Théâtre des Champs-Elysées, alla Angers Nantes Opéra, all’Opéra de Montpellier, alla Royal Opera House London, al Theater St Gallen, al Theater Basel, alll’Haendel Festival di Karlsruhe, allo Schwetzingen Festival, allo Staatsoper di Berlino, al Theater an der Wien e al Maggio Musicale Fiorentino. MARTIN VANBERG, tenore Martin Vanberg si è laureate presso la Opera Academy di Copenhagen nel 2010. Martin collabora ragolarmente con direttori come: Mattias Alkman, Christian Badea, Steuart Bedford, Laurence Cummings, Thomas Dausgaard, Kjell Ingebretsen, Stephen Layton, Lars Ulrik Mortensen, Helmut Rilling, Massimiliano Toni and Marc Soustrot. Nel 2011 ha fatto il suo debutto presso la Gothenburg Opera nel ruolo di Oronte nell’opera Alcina, per la direzione di Laurence Cummings. Le recenti performance includoni ruoli principali del grande repartorio barocco, classic e contemporaneo. Ha cantato in teatri come il Kölner Philharmonie, la Konzerthaus di Vienna, il Melbourne Recital Centre, la Gothenburg Concert Hall, la Concertgebouw di Amsterdam, la Tivoli Concert Hall a Copenhagen, la Royal Danish Opera; ha lavorato con ensembles come l’Ensemble Moderntimes_1800, Musica Vitae, Drottningholm Baroque Ensemble, ReBaroque, Göteborg Baroque e il Concerto Copenhagen, così come con orchestre quali la Turku Symphony Orchestra, l’Helsingborg Symphony Orchestra, la Tivoli Orchestra e l’Aalborg Symphony Orchestra. Questa stagione parteciperà a non meno di cinque produzioni della Passione di San Giovanni di Bach: a Bergen, Gothenburg, Malmö, Aarhus e a Hässleholm.

MATTHEW BROOK, bassobaritono Matthew Brook ha lavorato come solista in Europe, Australia, Nord e Sud America e nei paesi orientali; ha lavorato con direttori come Sir John Eliot Gardiner, Richard Hickox, Sir Charles Mackerras, Harry Christophers, Christophe Rousset, Paul McCreesh e Sir Mark Elder, e con molte orchestra come la Philharmonia, LSO, la St Petersburg Philharmonic, la Royal Philharmonic Orchestra, la Freiburg Baroque Orchestra, l’Orchestra of the Age of Enlightenment, la English Baroque Soloists, i Gabrieli Consort & Players, i Sixteen, la Royal Northern Sinfonia, l’Orchestre National de Lille, l’Orchestre de Chambre de Paris, l’Orchestre des Champs-Élysées, la Hallé Orchestra, la Melbourne Symphony Orchestra, la Tonhalle-Orchester, il Zurich, Collegium Vocale Gent e la City of London Sinfonia. I recenti e future impegni di Matthew Brook prevedono la registrazione di Anacreon di Rameau con la OAE, della Jephtha con I Sixteen, e il Requiem di Mozart con il Dunedin Consort; performances nella Passione di San Giovanni di Bach con il Coro Monteverdi Choir; ancora il Requiem di Mozart con la Seattle Symphony Orchestra con Ludovic Morlot e, naturalmente, il Messiah con I Pomeriggi Musicali di Milano.

CLAUDIO CHIAVAZZA, maestro del Coro Si è formato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dove ha conseguito i diplomi in Clarinetto, Musica Corale e Direzione di coro. Si è poi perfezionato in direzione corale e musicologia con Adone Zecchi, Fosco Corti, Giovanni Acciai, Andrea von Ramm, Piero Damilano e, successivamente, con Peter Erdei presso l’Istituto Kodály di Kecskemét in Ungheria. Le sue attività principali sono costituite dalla direzione di coro e dall’insegnamento, attualmente presso il Conservatorio di Torino: in qualità di direttore ha tenuto concerti in Italia, Austria, Ungheria, Francia, Svizzera, Grecia, Repubblica Ceca, Ex Jugoslavia, affrontando un repertorio che spazia dal canto gregoriano alla polifonia vocale contemporanea con diverse prime esecuzioni. Fin dalla sua fondazione, è direttore del Coro Maghini con cui, insieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, ha affrontato le più importanti pagine del repertorio sinfonico-corale collaborando con direttori quali Rafael Frühbeck De Burgos, Yuri Ahronovitch, Kirill Petrenko, Gerd Albrecht, Kristian Jarvi, Serge Baudo, Simon Preston, Jeffrey Tate, Juanjo Mena, Gianandrea Noseda, Wayne Marshall, Helmuth Rilling, Cristopher Hogwood, Robert King, Ottavio Dantone, Ivor Bolton. Collabora stabilmente anche l’Academia Montis Regalis sotto la direzione di Alessandro De Marchi. Nell’ambito della musica antica ha diretto diversi complessi tra cui l’Academia Montis Regalis, i Musici di Santa Pelagia, l’Orchestra del Festival di Musica Antica di Cagliari, l’Accademia degli Imperfetti di Genova, la Compagnia Barocca Stanislao Cordero di Pamparato, partecipando a importanti festival quali MiTo-Settembre Musica, Tempus Paschale di Torino, 50° Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale (Pa), Armoniche Fantasie di Mondovì, Musica Recercata di Genova, Festival dei Saraceni di Pamparato, 5° Festival Musicale della Via Francigena, Les Baroquiales di Sospel, Musique Sacrèe en Avignon, Innsbrucker Fetswochen der Alten Musik.

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI 27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Aldo Ceccato e Antonello Manacorda. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia, e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano. CORO RUGGERO MAGHINI Nel giugno 1995, in occasione di una produzione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, si è costituito il Coro Filarmonico Ruggero Maghini, intitolato a una delle figure più significative della vita musicale di Torino, Ruggero Maghini, direttore del Coro Rai dal 1950 per oltre vent’anni. Da allora a oggi è stato più volte scritturato dalla stessa orchestra per importanti produzioni, tra le quali spiccano la Messa in si minore, le due Passioni e il Magnificat di Bach, il Requiem e la Messa in do minore di Mozart, la Missa solemnis e la Nona sinfonia di Beethoven, il Te Deum e la Messa da requiem di Verdi, tutte le opere sinfonico-corali di Brahms, Peer Gynt di Grieg, La vida breve di De Falla, Porgy and Bess di Gershwin, realizzate sotto la guida di direttori quali Rafael Frühbeck De Burgos, Yuri Ahronovitch, Kirill Petrenko, Gerd Albrecht, Kristian Jarvi, Serge Baudo, Simon Preston, Jeffrey Tate, Juanjo Mena, Gianandrea Noseda, Wayne Marshall, Helmuth Rilling, Cristopher Hogwood, Robert King, Ottavio Dantone, Ivor Bolton. Nel gennaio 2006 ha preso parte al Concerto inaugurale del restaurato Auditorium Arturo Toscanini della Rai di Torino con l’esecuzione della Seconda sinfonia di Mahler. Nel 2007 e 2008 è stato invitato al Concerto di Natale presso la Basilica di San Francesco di Assisi, prodotto dalla Rai e trasmesso in Eurovisione. Nel marzo 2008, sempre a fianco dell’OSN Rai, ha partecipato alla 47ª Semana de musica religiosa di Cuenca (Spagna) con l’esecuzione del War requiem di Britten e della Messa da requiem di Verdi. Dal 2007 collabora stabilmente anche con l’Academia Montis Regalis e con il suo direttore Alessandro De Marchi, con cui sono stati realizzati numerosi progetti concertistici e discografici nell’ambito del repertorio barocco, tra cui ricordiamo: L’Orfeo di Monteverdi, Jephte di Carissimi, Gloria e Magnificat di Vivaldi, la Messa dell’Incoronazione e Vesperae solemnes de confessore di Mozart, Te Deum di Fiorè, Oratorio di Natale e Passione secondo Giovanni di Bach, Davidis pugna et victoria di Alessandro Scarlatti, i Vespri dei carmelitani di Händel, le opere Flavius Bertaridus di Telemann e La clemenza di Tito di Mozart. Sempre a fianco dell’Academia Montis Regalis ha preso parte a diverse edizioni di MiTo Settembre Musica, alle stagioni dell’Unione Musicale di Torino e della Società del Quartetto di Milano, ha partecipato alla 50ª Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale (Palermo), ai Festival di Musica Antica di Bruges (Belgio) e Les Baroquiales di Sospel (Francia), e dal 2011 è coro residente presso l’Innsbrucker Festwochen den Alten Musik (Austria). Nel mese ottobre 2012 ha collaborato con il Teatro Regio di Torino per l’allestimento di Der Fliegende Holländer di Wagner, nel 2013 con il Coro della Radio Svedese nell’esecuzione de La Creazione di Haydn. Il coro ha inoltre collaborato con l’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole, lo Xenia Ensemble, l’Orchestra Barocca di Genova, l’Accademia Del Santo Spirito di Torino, l’Orchestra Sinfonica Nazionale Di Arad (Romania). Accanto alla produzione con orchestra il Coro Maghini ha affrontato una buona parte del più significativo repertorio per coro a cappella, dal barocco alla musica contemporanea, con diverse prime esecuzioni.

Drammaturgia e struttura

di Claudia Ferrari

Oratorio per soli, coro e orchestra composto nel 1741 ed eseguito per la prima volta a Dublino nel 1742. Il testo su cui è basata la composizione è tratto totalmente dalla Bibbia –   dal Vecchio e dal Nuovo Testamento – ed è composto da 52 brani, divisi in tre parti, per una durata che va generalmente, a seconda delle esecuzioni, dalle due ore alle due ore e mezza.
Nei testi mancano dei personaggi ben definiti, ma nella musica il compositore utilizza largamente le quattro voci soliste (soprano, contralto, tenore e basso) in varie arie, ariosi e recitativi. Importante anche la presenza del coro, a cui vengono destinate numerose parti.
L’intenzione di Händel non è di narrare una vicenda, ma meditare attraverso le Sacre Scritture sulla figura del Messia. Non esiste dunque narrazione e nemmeno un ordine cronologico preciso; è esclusa la figura del Narratore, tipica degli Oratori e ogni pagina ha una sua densità autonoma. Questo oratorio è la composizione più popolare e celebrata di Händel, colpisce soprattutto per la magnificenza sonora di grande effetto.

Händel – nato nello stesso anno di Bach – con il suo percorso artistico rappresenta un’espressione completa del barocco musicale, in cui l’opulenza delle forme e la grandiosità degli spazi risaltano.
Gli oratori rappresentano una parte consistente della sua produzione, in circa un ventennio produsse 16 oratori sacri, molti dei quali godettero di grande fortuna fino ai giorni nostri, grazie alla magnificenza della concezione e al vigore musicale profondamente espressivo con cui seppe esaltare i testi biblici.

Glossario

•    Oratorio: dal 1630 il termine indica un genere musicale drammatico o epico-narrativo a soggetto sacro, senza le scene (quindi normalmente in forma di concerto). Nasce dall’ambiente romano (una delle firme più rappresentative è quella di Giacomo Carissimi) e dalla seconda metà del Seicento si diffonde in altre città italiane (con Scarlatti e Stradella); al di fuori dall’Italia questa forma si propagò più tardi, spesso legandosi ad una tradizione locale di dramma sacro. In Francia questa tradizione non ebbe seguito fino alla metà del Settecento; in Germania la tradizione luterana già dal XVI secolo aveva portato alla drammaturgia sacra, con le cosiddette historiae basate su testo letterale della Bibbia, per solisti o coro e accompagnamento strumentale. Queste composizioni spesso avevano racconti basati sulla crocefissione e in questo caso erano chiamate passioni; ne dà esempi Schütz e successivamente ne perfeziona il modello Bach, con le celeberrime Passioni che conosciamo. In Inghilterra invece fu proprio  Händel a introdurre l’oratorio – con notevole successo – nel 1732, con l’Esther.

•    Basso continuo: forma di accompagnamento improvvisato tipica del Seicento e Settecento, per strumenti come organo, chitarrone o clavicembalo che durante l’esecuzione realizzavano estemporaneamente accordi adeguati al contesto.

•    Recitativo: stile di canto caratterizzato da un ritmo libero e irregolare, modellato su quello verbale; una recitazione intonata, che vuole riprodurre la flessibilità del parlato. Costituisce in un’opera le parti narrative, entro cui si inseriscono le forme chiuse (come arie o duetti). Si usa distinguere tra recitativo secco, in cui è la voce è sostenuta dal solo basso continuo, e recitativo accompagnato in cui alla voce si unisce l’orchestra.

Link interessanti

•    www.haendel.it
•    http://www.gfhandel.org/
•    per il libretto: http://opera.stanford.edu/iu/libretti/messiah.htm

Teatro musicale astratto

Georg Friedrich Händel (Halle 1685 – Londra 1795) era un uomo del suo tempo. Nato lo stesso anno di Bach, entrambi compiono – sebbene in modi differenti – una sintesi degli stili della propria epoca, incarnando in pieno il barocco musicale; in Händel però, più che in Bach, è riscontrabile una modernità, caratterizzata dall’opulenza delle forme, e dalle spiccate sfumature di timbri e colori armonici, frutto di una vivace attenzione agli spunti offertegli dalla sua contemporaneità.

Uomo di teatro, Händel si rivolge all’oratorio non tanto per “vocazione” quanto per circostanza: il pubblico inglese non apprezzava più lo stile vocale dell’opera seria all’italiana, considerando le trame assurde. Rispetto all’opera, l’oratorio era scritto in lingua inglese, anche per questo era più apprezzato, inoltre il compositore in quel periodo non si trovava in una condizione economica rosea, quindi questo tipo di composizione era meno dispendiosa di quella di un’opera: i cantanti inglesi erano meno costosi delle dive e dei divi italiani, non erano richieste spese nemmeno per scene e costumi (non previsti per gli oratori) e dunque anche il numero di prove necessarie era minore.

Il Messiah fu eseguito a Dublino un anno dopo la composizione, nel 1742, e non ebbe un immediato successo, ma divenne uno dei più eseguiti lavori di  Händel.
Fu composto, come sempre, in tempi molto brevi e fu previsto per un’organico strumentale  ridotto ai minimi termini, per ragioni di scarse risorse nella capitale irlandese: due violini, una viola, rari interventi di tromba e tradizionale basso continuo.
Händel compose ben ventinove oratori, per alcuni di questi collaborò con Charles Jennes, letterato che si occupò anche del libretto del Messiah, realizzato alternando profezie tratte dall’Antico Testamento e racconti dal Nuovo Testamento, ad affermare la venuta di Cristo salvatore e redentore. Sul piano musicale il compositore resta radicato nel modello di oratorio esistente ma, a differenza  di altri oratori di Händel stesso, nel Messiah i solisti vengono scelti in funzione delle loro caratteristiche vocali e non della narrazione, che in questa composizione non è lineare (interessante notare che la figura di Cristo non è mai direttamente rappresentata).
Il coro nelle opere teatrali all’italiana era praticamente assente, mentre qui è trainante e Händel mostra la sua maestria anche in questo: si passa da parti di breve commento agli accadimenti, a parti di grande intensità e importanza, giungendo a risultati trionfali come nell’Halleluja che tutti conosciamo, in chiusura della seconda parte.

Non bisogna dunque aspettarsi un oratorio tradizionale, un’ordinata successione di recitativi (secchi o accompagnati), arie solistiche e parti corali, bensì un’abile miscela di diversi approcci vocali (e musicali, in genere) in cui i confini tra una forma e l’altra risultano imprevedibili.

Aneddoti

INGHILTERRA IN PIEDI
Ancora oggi il pubblico inglese si alza in piedi all’attacco del celebre Halleluja, ed in piedi lo ascolta. La tradizione dice che gli inglesi seguono l’esempio del Re la prima volta. Su questo episodio ci sono almeno tre ipotesi lungo i secoli: 1) che il Re abbia intuito alle prime note la bellezza superba e la forza popolare di questo brano immortale:  sarebbe stato geniale;  2) che pensasse di aver imboccato il finale:  non resta che domandarsi quale sia stata la sua reazione scoprendo quanta altra musica l’aspettasse; 3) che l’avesse scambiato per l’Inno Nazionale, come può accadere ai comuni mortali e forse soprattutto ai re.

 

HAENDEL CONCILIANTE  
Mattew Dubourg era un compositore irlandese. Era anche direttore, toccò a lui la “prima” del Messiah  a Dublino. Era anche violinista e, proprio a Dublino, in presenza di Haendel, una volta ebbe una parte da solista in un’aria . Il famoso viaggiatore, memorialista e storiografo della musica Charles Burney scrive che, trovandosi a dover improvvisare una cadenza ad libitum, “girovagò per un bel po’ per diverse tonalità”, rimase un po’ disorientato come se volesse ritornare alla tonalità d’origine  ma non si ricordasse più qual’era, e finlmente azzardò un grande trillo e concluse. Fra i grandi applausi generali tutti udirono forte la voce di Haendel: “Bentornato a casa, signor Dubourg”.

 

HAENDEL QUASI BIBLICO
Quando inserirono per la prima volta il serpentone in orchestra,  a quel suono forte e rude Handel reagì gridando “Che diavolo è?” :  “Il serpente”, come lo chiamavano, gli risposero;
e lui commentò: “Ah. Ma non dev’essere quello che ha sedotto Eva”.

 

HAENDEL SARCASTICO
Alle prove per il Flavio accompagnava al clavicembalo un tenore, che si permise di protestare sul suo modo di suonare, minacciando di saltare sul clavicembalo e sfasciarlo. Pare che Haendel rispondesse “Fai pure, ma lasciami pubblicizzare un po’ la cosa, verrebbe
molta più gente a vederti saltare piuttosto che a sentirti cantare”.

 

HAENDEL IMPREVEDIBILE
Ancora le primedonne nutrono forti rivalità fra loro; ma non abbiamo idea di come stavano le cose allora. Due grandi e differenti soprano,  Francesca Cuzzoni, molto cara a Haendel e Faustina Bordoni, altra interprete prediletta, si azzuffarono durante uno spattacolo: si dicevano l’un l’altra “troia” e “puttana”, si strappavano i capelli, cervano di strapparsi anche il naso: Cuzzonisti e Bordoniani le incoraggiavano con applausi e fischi. Sul podio, Haendel per sostenere il ritmo della zuffa e farle finire prima, dirigeva con gesti d’intesa il non previsto battito del tamburo.

 

PROPORZIONI SECONDO SHAW
“Ogni Inglese crede che Händel ora occupi un’importante posizione in paradiso. Se è così, le bon Dieu dovrebbe sentirsi davanti a lui come Luigi XIII dinanzi Richelieu” . Così scrisse una volta George Bernard Shaw.

Pilucchi

Halleluja! , testo della canzone di Leonard Cohen con le modifiche di Jeff Buckley

Beh, ho sentito che c’era un accordo musicale segreto
che David suonò e che piacque al Signore
Ma tu non ti interessi veramente di musica, vero?
Beh, funziona così:
La quarta, la quinta, la minore cala e la maggiore cresce
Il re perplesso compose l’Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah …

Beh, la tua fede era forte ma avevi bisogno di prove
L’Avevi vista fare il bagno sul tetto
La sua bellezza e la luce della luna tutto intorno
E lei ti ha legato alla sua sedia della cucina
Ha rotto il tuo trono e ti ha tagliato i capelli
E dalle tue labbra ti strappo l’Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah …

(Sì, ma) Baby sono già stato qui prima
Ho visto questa stanza e ho camminato su questo pavimento, (lo sai)
Ero abituato a vivere da solo prima di conoscerti
Ed ho visto la tua bandiera sull’arco di marmo
e l’amore non è una marcia di vittoria
È un freddo ed un stonato Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah Hallelujah …

Beh, c’è stato un momento in cui mi ha detto
Che cosa succede realmente sotto
Ma ora non me lo mostrerai, o no?
Ma ricordo quando mi sono trasferito da te
Ed anche la santa colomba si spostava
Ed ogni respiro che facevamo era un Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah

Forse c’è un Dio lassù
Ma tutto quello che ho imparato dall’amore
è stato come colpire qualcuno prima che estragga le armi
E non è un grido che puoi sentire di notte
Non è qualcuno che ha visto la luce
È un freddo ed uno stonato Hallelujah

Hallelujah Hallelujah Hallelujah hallelû …
Hallelujah Hallelujah Hallelujah hallelû …
Hallelujah Hallelujah Hallelujah

 

Biglietteria

BIGLIETTI
Interi
Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla 30): € 19,00 + prevendita
Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla 40): € 13,50 + prevendita
Balconata: € 10,50 + prevendita

Ridotti (Giovani under 26; Anziani over 60; Cral; Ass. Culturali, Biblioteche; Gruppi; Scuole e Università)
Primo Settore (Platea, dalla fila 1 alla fila 30) € 15,00 + prevendita
Secondo Settore (Platea, dalla fila 31 alla fila 40) € 11,50 + prevendita
Balconata € 8,50 + prevendita

CARNET LIBERI DI SCEGLIERE:
da oggi sei libero di abbonarti a 6, 8 o 10 concerti della Stagione scegliendo in base alle tue preferenze e alle tue disponibilità senza dover rinunciare al vantaggio economico dell’abbonamento (i carnet costano da €. 56,40 a €. 163,00 a seconda del numero di concerti selezionati)

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