Le date
Direttore: Giordano Bellincampi
Violino: Marco Rizzi
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Biglietteria
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Ridotti*
Primo Settore (Platea da fila 1 a fila 30) € 16,00 + prevendita
Secondo Settore (Platea da fila 31 a fila 40) € 12,50 + prevendita
Balconata € 9,00 + prevendita
*(Giovani under 26; Anziani over 60; Cral; Associazioni Culturali; Biblioteche; Gruppi; Scuole e Università)
Il Cast
Direttore: Giordano Bellincampi
Violino: Marco Rizzi
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Note di sala
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 61
Allegro ma non troppo
Larghetto
Rondò: Allegro
* * *
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 “Scozzese”
Andante con moto – Allegro un poco agitato
Vivace non troppo
Adagio
Allegro vivacissimo – Allegro maestoso assai
Note di sala a cura di Guido Barbieri
Nella Vienna del primo Ottocento il pubblico borghese delle sale da concerto è immerso testa e piedi nella cultura dominante del tempo, ossia nell’angusto spirito bidermeier che attraversa la musica, la pittura, l’architettura, l’arredamento. Gli ascoltatori si identificano pienamente nel gusto elegante, levigato, privo di asperità di musicisti minori come Hummel, Dussek, Moscheles e molti altri. E naturalmente amano alla follia il virtuosismo vuoto e un po’ superficiale delle star dell’epoca come Franz Clement, violinista estroso e molto alla moda. Ovvio che quando il 23 dicembre del 1806 al Theater and der Wien Beethoven presenta in pubblico per la prima volta il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 la reazione – nonostante la presenza di Clement – non sia di grande entusiasmo. La fattura del nuovo Concerto è quanto di più lontano si possa immaginare dal vuoto e un po’ stucchevole accademismo del gusto biedermeier. La scrittura violinistica non si ispira certo ad un virtuosismo esteriore e forzatamente brillante e l’orchestra non si limita in alcun modo ad assecondare pigramente il protagonismo del solista. Anzi, al contrario: il rilievo timbrico assegnato ai fiati e l’assenza di contrasti dinamici troppo accentuati creano un amalgama, una “complicità”, tra il violino e l’orchestra che deve avere irritato non poco il pubblico della “prima”, vanamente in attesa degli exploit di Franz Clement. Eppure Beethoven sta bene attento a non applicare al genere “minore” del concerto i procedimenti propri della sinfonia e della sonata. Nel movimento inziale, ad esempio, le due idee tematiche iniziali non sono affatto contrastanti tra loro e nello sviluppo, piuttosto breve, manca un lavoro di elaborazione troppo complesso. Il movimento centrale è un semplice e disarmante tema con variazioni, mentre il Rondò finale concede sin troppo alla estrosa brillantezza del solista. Eppure non bastò: senza la riscoperta compiuta da Mendelssohn nel 1844 il Concerto non sarebbe mai entrato, probabilmente, nel repertorio corrente.
Se ci lasciamo catturare dal sottotitolo della Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 di Felix Mendelssohn, nota universalmente come la “Scozzese”, ci sentiamo subito immersi nelle icone visive e sonore che l’immaginario collega, quasi d’istinto, all’idea “romantica” di Scozia: paesaggi brumosi, cieli cupi, antichi castelli in rovina, suoni lontani di cornamusa. Anche la genesi della Sinfonia, il cui torso risale in effetti ad un viaggio compiuto da Mendelssohn a Edimburgo nel 1829, sembra incoraggiare l’attesa. Che però è destinata a rimanere delusa. Mendelssohn, in realtà, si tiene prudentemente lontano da qualsiasi descrittivismo di sapore “scottish”: anche perché la redazione finale della partitura risale al 1841, dodici anni più tardi del bildungsreise scozzese. Se si esclude l’attacco dello Scherzo in cui il clarinetto richiama molto alla lontana il suono di una immaginaria cornamusa, non un solo tema, non un solo metro, non un solo timbro, possono essere ricondotti ad una matrice latamente folclorica o “nazionale”. L’introduzione del primo movimento è una ballata molto “tedesca” affidata agli strumenti tipici degli ensemble di harmoniemusik: oboe, clarinetto, fagotto e corno. Lo stesso secondo movimento, al di là dell’appello di maniera alla “couleur locale”, possiede il carattere della tipica musique féerique “à la Mendelssohn”, quella per intenderci, del Sogno di una notte di mezza estate. Ancora: il primo tema dell’Adagio possiede un carattere assai più brahmsiano che scozzese, mentre il contro tema della sezione centrale incede seguendo il passo solenne di una continentalissima marcia funebre. Il Finale del movimento conclusivo, infine, intona a voce alta e stentorea una sorta di “inno trionfale” che suona come una sorta di omaggio posticcio e istituzionale alla regina Vittoria alla quale la Sinfonia è graziosamente dedicata.
Dunque dobbiamo abbandonare ogni interpretazione programmatica? Non necessariamente: ciò che Mendelssohn coglie nel ricordo di quel viaggio nelle terre di Scozia è forse il sentimento universale del rimpianto, della lontananza, della irraggiungibilità. La Scozia dunque vista come il simbolo astratto di una condizione emotiva ed esistenziale che si trova al di fuori del tempo e dello spazio, ma che abita la profondità, la innerkeit, dello spirito umano.
M° Giordano Bellincampi
Direttore d’ orchestra
Giordano Bellincampi è Direttore Musicale della Auckland Philharmonia, General Music Director della Duisburg Philharmonic e Chief Conductor della Kristiansand Symphony Orchestra. Nato in Itlia si è trasferito a Copenhagen da giovane, dove ha iniziato la sua carrier come trombonist con la Royal Danish Orchestra, prima di debuttare alla direzione nel 1994. È stato direttore musicale a I Pomeriggi Musicali, General Music Director alla Danish National Opera dal 2005 al 2013, Direttore Musicale alla Copenhagen Philharmonic Orchestra dal 2000 al 2006 e, tra il 1997 e il 2000, è stato Chief Conductor per la Athelas Sinfonietta di Copenhagen, ensemble di punta nella musica contemporanea in Danimarca. Bellincampi inrattiene regolari collaborazioni con le maggiori orchestra al Mondo come: la Royal Stockholm di Rotterdam e la Royal Flemish Philharmonic Orchestras, la St. Petersburg Symphony; collabora con orchestra anche in Nord America e in Asia e Australia. Il suo repertorio è vastissimo e abbraccia la musica classica, quella romantic e la contemporanea ed è particolarmente acclamato per le sue doti interpretative del repertorio sinfonico italiano e scandinavo. Nel 2015, per la celebrazione del centocinquantesimo della nascita di Carl Nielsen, ha diretto le di lui opere in tournée in Danimarca e nel Mondo. Gli highlights per la stagione 2015/2016 hanno incluso le performance come Direttore Musicale della Auckland Philharmonia Orchestra e gli ingaggi alla Duisburg Philharmonic, che hanno incluso un concerto alla Concertgebouw Hall di Amsterdam con In repertorio Nielsen, Sibelius e Beethoven. Successivamente Bellincampi è tornato a lavorare con la Danish National Symphony e le Helsingborg, Tasmanian e Toledo Symphony Orchestras, così come con la Kristiansand Symphony per approfondire il repertorio di Debussy, Respighi e Barber. Nella stagione 2016/2017 ha lavorato con la Sinfonia Lahti, con le orchestra della Gothenburg Opera e della Staatstheater Kassel, con la Tiroler Symphonieorchester di Innsbruck e con la Toledo Symphony e con la Duisburg Philharmonic in un gala wagneriano. Bellincampi eccelle inoltre in campo operistico dal suo debutto alla Royal Opera di Copenhagen con La Boheme nel 2000. Ha diretto tantissimi lavori italiani da allora, di Verdi e Puccini in particolare, al fianco di cantanti di rilievo internazionale. Come professore associato presso la Royal Danish Academy, Giordano Bellincampi si dedica ad educare le nuove generazioni di musicisti e direttore d’orchestra. Nel 2010 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine di Dannebrog, un riconoscimento da parte della famiglia Reale Danese per il contributo dato alla cultura; è inoltre Cavaliere della Repubblica itraliana per il ruolo che ha avuto nel promuovere la cultura italiana all’estero.
Marco Rizzi
Violino solista
Premiato nei tre concorsi più prestigiosi per violino – il Čaikovskij di Mosca, il Queen Elizabeth di Bruxelles e l’Indianapolis Violin Competition – Marco Rizzi è particolarmente oggi apprezzato per la qualità, la forza e la profondità delle sue interpretazioni. Come uno dei più interessanti violinisti della nuova generazione gli viene nel 1991 conferito, su indicazione di Claudio Abbado l’Europäischen Musikförderpreis. Marco Rizzi è in Italia considerato uno dei musicisti più apprezzati del paese, la sua attività artistica lo ha portato ad essere regolarmente ospite di sale quali la Scala di Milano, la Salle Gaveau e la Salle Pleyel a Parigi, il Lincoln Center di New York, la Sala Grande del Conservatorio di Mosca, la Musikhalle di Amburgo, il Tivoli di Copenhagen, il Concertgebouw di Amsterdam, la Konzerthaus di Berlino. Ha suonato con direttori quali Chailly, Vonk, Ceccato, Noseda, Jurowski, Eötvös, Denéve, Neuhold e con rinomate orchestre quali la Staatskapelle Dresden, la Indianapolis Symphony Orchestra, la Royal Liverpool Philharmonic, l’Orchestre de Concerts Lamoreux, la Hong Kong Philharmonic, la Rotterdam Philharmonisch, l’Orquesta RTVE di Madrid, la BBC Scottish, la Nederlands Philharmonic, e numerose altre. In collaborazione con artisti quali Lucchesini, Brunello, Zylberstein, Hoffman, Imai, Marco Rizzi affianca all’attività solistica una dimensione cameristica vissuta con passione. Residente in Germania, ha insegnato dal 1999 alla Hochschule für Musik a Detmold ed è stato chiamato, nell’ottobre 2008, alla Hochschule für Musik a Mannheim. Inoltre, dal settembre 2007 è professore titolare alla prestigiosa Escuela Superior de Musica Reina Sofia di Madrid. Marco Rizzi è giurato di importanti concorsi internazionali come il Concorso Joachim di Hannover, il Concorso Queen Elisabeth di Bruxelles oppure il Concorso Paganini di Genova, e vari suoi allievi sono stati premiati in rinomati concorsi internazionali. Marco Rizzi attualmente suona un violino Guarneri del 1743, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale Onlus.
Orchestra I Pomeriggi Musicali
27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio de I Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. È il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Donato Renzetti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Antonello Manacorda e Aldo Ceccato, direttore emerito dell’Orchestra. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica; in questa veste: Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele, Massimo Collarini e, da luglio 2013, Maurizio Salerno. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia – all’interno del cartellone di Opera Lombardia – e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale. Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme, sito nel cuore di Milano.