Le date

Sala Grande
giovedì 27 novembre 2008
Ore: 20:30
sabato 29 novembre 2008
Ore: 17:00

Programma di Sala
a cura di Piero Rattalino

Jan Ladislav Dussek, essendo nato nel 1860, era di otto anni più giovane di Clementi e di quattro di Mozart, ed era più anziano di Beethoven di dieci anni. La sua collocazione cronologica lo incastra dunque in mezzo ai maggiori creatori di musica pianistica del periodo classico. Ma Dussek era prima di tutto un concertista, un concertista per vocazione, mentre Clementi, Mozart e Beethoven lo furono solo occasionalmente e per brevi periodi. Dussek è in realtà il primo grande compositore-concertista itinerante di pianoforte, anche se la Rivoluzione Francese, con le guerre che la seguirono fino alla caduta di Napoleone, non gli permise di girare per l’Europa quanto sarebbe stato nei suoi intendimenti. E quando Napoleone cadde e sull’Europa tornò la pace, Dussek era già volato in Paradiso.
Nato a Cáslav in Boemia il 2 febbraio 1760, Dussek si formò nella sua città, a Iglau e a Praga, completando anche il ginnasio e studiando logica e filosofia nell’università. Nel 1779 lo troviamo a Mechelen in Belgio, dove tiene un concerto pubblico. Poi passa a Bergen op Zoom, e quindi ad Amsterdam e all’Aia. Nel 1782 è ad Amburgo e nel 1783 a S. Pietroburgo alla corte di Caterina II, poi, dopo una lunga sosta in Lituania, suona a Berlino, Kassel, Magonza, Francoforte sul Meno, Dresda e Ludwiglust. Nel 1787 è a Parigi, da dove si reca a Milano per incontrare il fratello minore Benedikt, violinista nell’orchestra della Scala. In quegli anni, oltre che come pianista, Dussek si esibisce anche, ammiratissimo, come suonatore di glasharmonika, l’armonica con coppe di vetro al posto dei bicchieri inventata da Benjamin Franklin.

L’attività concertistica di Dussek ha ben poco a che vedere con l’attività concertistica che sarebbe fiorita cent’anni più tardi. Nel Settecento i viaggi erano lenti faticosi, non esisteva in pratica una rete di società di concerti, il concertista doveva provvedere in proprio a tutta l’organizzazione e a tutte le spese, ed essendo compositore badava a collocare solo le sue musiche: dal concerto pubblico nascevano occasioni per lezioni private molto ben remunerate, e quindi chi arrivava in una città vi si fermava, se aveva successo, fino a che non aveva fatto uscire dalle tasche dei dilettanti locali un bel po’ di denaro.
A Parigi Dussek, diventato uno dei favoriti alla corte di Maria Antonietta, avrebbe potuto farsi un nido. Ma proprio i suoi stretti rapporti con l’aristocrazia gli consigliarono di alzare prudentemente i tacchi prima che il vento della rivoluzione lo investisse. L’1 giugno 1789 esordì a Londra prendendo parte, con una sua sonata, ad un concerto di beneficenza per il cantante evirato Marchesi. Era una buona carta da visita, e così il Nostro non tardò ad inserirsi autorevolmente nell’ambiente di Londra, dove per colmo di fortuna esistevano, rara avis, alcune organizzazioni di concerti professionali. A Londra si fermò per dieci anni, suonò, insegnò, si sposò, esordì come operista, divenne socio di un editore. Tutto sarebbe andato a gonfie vele se non fosse sopravvenuto il dissesto della casa editrice. Il socio – e suocero – finì in prigione, Dussek riparò ad Amburgo: in dieci anni era comparso a Londra settantasette volte in concerti pubblici. Per più di tre anni Amburgo fu la sede da cui Dussek partiva per i suoi concerti in Germania e in Boemia. Nel 1804 egli entrò al servizio del principe Luigi Ferdinando di Prussia e, dopo la morte di questi, del principe di Isenburg, e infine di Talleyrand. Dal 1807 visse dunque a Parigi, suonandovi molto spesso, e vi morì il 20 marzo 1812.

Il Concerto in sol minore op. 49 fu pubblicato a Parigi nel 1801 con dedica “à Monsieur et Madame Louis Vidal de Hambourg”. Fu ripubblicato a Londra dalla casa editrice di cui era socio Muzio Clementi, e con il numero d’opera 50 apparve presso Breitkopf e Härtel di Lipsia. È il penultimo, ed è il più maturo ed originale, dei quindici concerti di Dussek. La tonalità di modo minore era del tutto insolita nei concerti del periodo classico, e il Concerto op. 49 è del resto l’unico di Dussek in questo modo. Insolito era anche il fatto che il primo movimento fosse in tre/quarti invece che in quattro/quarti. Si tratta dunque, in un certo senso, di un lavoro sperimentale che in un concertista militante legato agli umori del mercato denota una buona dose di coraggio o per lo meno una assoluta fiducia in sé. La struttura formale dei tre movimenti è quella classica, ma rispetto ai concerti di Mozart e di Beethoven è evidente la preoccupazione di mettere sempre in evidenza il solista e di non integrarlo nell’orchestra. Con Dussek, e con Daniel Steibelt, che di Dussek era più giovane di cinque anni, si afferma il concerto Biedermeier, in cui il ruolo affidato dell’orchestra è simile a quello che l’orchestra ha nel melodramma (il Concerto op. 40 di Dussek è addirittura “con orchestra ad libitum”). Le tracce stilistiche del melodramma coevo sono del resto evidenti nel Concerto op. 49, sia nelle melodie ornate, nelle quali il celebrato “tocco cantante” di Dussek lasciava estasiati gli ascoltatori, sia nei passaggi di bravura, e la distinzione fra il momento mimico-espressivo e il momento ginnico-meccanico, derivata dal balletto, è chiarissima. Queste caratteristiche basilari danno vita all’inizio dell’Ottocento ad un tipo speciale di concerto, anzi, ad un’epoca nella storia del concerto, che comprende Paganini e che si concluderà con Chopin.

La Sinfonia n. 88 fu l’oggetto di una curiosa speculazione commerciale, una speculazione che ci dice quanto il lavoro del compositore fosse soggetto ad incognite prima che venisse riconosciuto il copyright internazionale. Nel settembre del 1788 il violinista Johann Tost, che aveva suonato nell’orchestra del principe Esterházy diretta da Haydn, decise di recarsi a Parigi. Tre o quattro anni prima Haydn aveva ricevuto da Parigi una “ordinazione” di sei sinfonie, che gli erano state ben pagate. Approfittando del viaggio del violinista egli gli consegnò due nuove sinfonie da vendere a Parigi. Il Tost trovò subito l’acquirente. Ma prima che a Parigi aveva venduto le sinfonie ad un editore di Vienna, e a Parigi aggiunse alle due, facendola passare per un lavoro haydniano, una sinfonia di Adalbert Gyrowetz. Nel 1789 furono così pubblicate due sinfonie di Haydn a Vienna e tre a Parigi. Non sappiamo quanta parte delle somme incassate da Johann Tost finisse nelle tasche di Haydn, ma possiamo ragionevolmente supporre che un tal mediatore si autocompensasse generosamente.

Però, anche Haydn…. Alla fine del 1788 egli ricevette un nuovo ordinativo da Parigi, per tre sinfonie, e quasi contemporaneamente un analogo ordinativo dalla Baviera, con la clausola della esclusiva. Mandò le Sinfonie nn. 90-92 sia a Parigi che in Baviera. Il principe bavarese Karl Ernst von Oettingen-Wallerstein s’accorse ben preso dell’inganno ma, da buon regnante illuminato, invece di protestare ordinò a Haydn altre tre sinfonie,… che non furono mai scritte perché nel 1791 Haydn partì per Londra.

La Sinfonia n. 88 è non solo una delle più celebri, ma anche delle più concentrate e compatte di Haydn, con un vorticoso primo movimento preceduto da una breve introduzione lenta, un Largo in forma di variazioni che strappò a Brahms la frase “vorrei che così fosse l’adagio della mia Nona”, un minuetto e un finale popolareschi nel tono espressivo ma superbamente costruiti. Fatto singolare: mentre di solito le trombe e i timpani non venivano impiegati nei movimenti lenti, qui non sono impiegati nel primo movimento.

Il Cast

Direttore: Yaniv Dinur
Pianoforte: Alexander Romanovsky
Orchestra: I Pomeriggi Musicali