Le date

Sala Grande
sabato 01 febbraio 2003
Ore: 17:00

Sabato 1 febbraio, ore 17
Sala Grande del Teatro dal Verme di Milano

Direttore e violoncellista:
Enrico Dindo
I Solisti di Pavia

Carlo Boccadoro
ASA NISI MASA per violoncello, archi e due corni (novità)

Franz Joseph Haydn
Concerto in Re maggiore per violoncello e archi Hob. VIIb n. 2
Allegro moderato
Adagio
Allegro
*****

Antonin Dvořák
Serenata per archi in Mi maggiore op. 22.
Moderato
Tempo di valse
Scherzo
Laghetto
Finale – Allegro vivace

Il Concerto
Testi a cura de “I Solisti di Pavia”
ASA NISI MASA è una citazione dal celeberrimo film di Federico Fellini 8 e 1/2 Marcello Mastroianni, protagonista della pellicola,  ad un certo punto ricorda che nella sua infanzia la frase “Asa Nisi Masa” (che nasconde al suo interno la parola “Anima”) serviva da formula magica per trasformare la realtà ed entrare in un mondo di fantasia. Dato che il mio pezzo consiste nella continua trasformazione di un ciclo di scale che appare nella prima parte in modo rapido ed energico mentre nella seconda, d’improvviso, prende la forma di un adagio dal carattere assai introverso e lirico mi è sembrato giusto simboleggiare queste continue trasformazioni figurali, melodiche e armoniche dell’orchestra d’archi, che influenzano anche la parte del violoncello solista, con la stessa frase “magica ” del film di Fellini. Il brano , commissionato dai “Solisti di Pavia” è dedicato ad Enrico Dindo.

Carlo Boccadoro

Concerto in Re maggiore per violoncello e archi
A cinquantuno anni, celebre in tutta Europa, richiesto dagli editori, ammirato dai virtuosi, scritturato dai teatri, Joseph Haydn compone due concerti – uno per violoncello e uno per pianoforte – nella stessa tonalità (Re maggiore) – ma destinati ad avere sorte editoriale e apprezzamenti di pubblico ben diversi. Il concerto per violoncello è concluso nel 1783 (l’autogafo annota “di me Giuseppe Haydn mp. 783”), ma viene pubblicato soltanto vent’anni dopo da otto editori diversi in cinque paesi europei forse grazie alla fama acquisita durante quell’arco temporale a seguito delle molteplici esecuzioni effettuate dai numerosi virtuosi mentre il compositore era ancora in vita. La difficoltà di diffusione di questa pagina violoncellistica, a buon diritto capostipite di una letteratura non vastissima, era in parte dovuta alla ristrettezza del mercato editoriale e in parte alla considerazione stessa manifestata dall’autore per la sua creatura. Forse destinata ad Anton Kraft, il primo dei due violoncellisti di casa Esterházy (e per lungo tempo attribuita a lui), la composizione appare singolare fin dal suo primo tempo, apparentemente legato a uno stile giovanile. L’Allegro moderato seguente procede in modo piuttosto faticoso e le idee motiviche si rincorrono senza eccessiva originalità. L’Adagio (in la maggiore) è invece un’oasi gradevolissima e riuscita per la leggiadria del tema principale, sapientemente presentato in tre chiari momenti espositivi, e per la deliziosa natura degli episodi di raccordo adeguatamente condotti, ora ampliamenti, ora varianti del tema stesso. La scrittura armonica conferma in ogni suo passo la semplicità e l’immediatezza dell’invenzione. L’ultimo tempo è, secondo una consuetudine divenuta molto popolare all’epoca, in forma di Rondò. La danza è sobria, semplice, basata su temi brevi, immediati e conduce in modo brillante e piacevole alla conclusione.

Serenata per archi in Mi maggiore op. 22.
Ancora la danza e i temi di carattere popolare desunti dal folclore, sono i protagonisti della Serenata per soli archi op. 22 in Mi minore composta da Dvořák nel 1875, in un momento di rifioritura della forma che aveva avuto la sua prima diffusione durante il periodo classico come versione più leggera del genere sinfonico e di quello sonatistico. Nel corso del periodo romantico, la Serenata si orienta, confermandola, verso la concezione di piacevole musica da intrattenimento e Dvořák non viene meno all’assunto iniziale predisponendo la prima delle due composizioni elaborate su questo ‘schema’, con un carattere delicatissimo e fortemente intriso di elementi slavi. Il legame con la musica ceca, si rivela qui nell’atmosfera effusiva, nella liricità, negli andamenti sinuosi e nei dolci passaggi che accentuano la vena nostalgica e malinconica. Se il clima dominante la composizione è dunque quello del ricordo appassionato, non mancano tuttavia momenti più sereni e spensierati generati, ad esempio, dalla leggiadra atmosfera del Tempo di valse, dalla brillantezza dello Scherzo, con la sua freschezza fantasiosa, e dal vivace ritmo del Finale (Allegro vivace) accentuato da un senso mirabile della sonorità. Il risultato ultimo è una musica ricca, intensa, piena, per nulla volgare o comune, certamente generata dal repertorio popolare locale, ma sapientemente manipolata e adattata alla luce dei profondi influssi tardo romantici tedeschi.

Mariateresa Dellaborra

Enrico Dindo
Torinese, nato nel 1965 da una famiglia di musicisti, ha iniziato a sei anni lo studio del violoncello diplomandosi presso il Conservatorio “G. Verdi” della citta’ natale. Successivamente si è perfezionato con Egidio Roveda e con Antonio Janigro. Nel 1987, a soli 22 anni, è scelto da Riccardo Muti per ricoprire il ruolo di primo violoncello solista nell’Orchestra del Teatro alla Scala, ruolo che ricoprirà per undici anni, fino al 1998.

Con la conquista nel 1997 del Primo Premio della VI edizione del Concorso ROSTROPOVICH di Parigi – primo italiano -, Enrico Dindo ha ricevuto il definitivo riconoscimento internazionale.

Da quel momento inizia un’attività da solista che lo porta ad esibirsi in Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Israele, Danimarca, Germania, Russia, Lituania, Spagna, Olanda e Stati Uniti, con orchestre prestigiose come l’Orchestre Nationale de France, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Kirov Chamber Orchestra, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la Bournemouth Symphony Orchestra, la Rotterdam Philarmonic Orchestra, la Filarmonica di San Pietroburgo e la Chicago Simphony Orchestra ed al fianco di importanti direttori come Riccardo Chailly, Aldo Ceccato, Gianandrea Noseda, Gunter Neuhold, Peter Maag, Paavo Jarvj, Valery Gergev, Riccardo Muti e lo stesso Mstislav Rostropovich. Nel Maggio 2000 gli è stato conferito dall’Associazione Nazionale Critici Musicali il Premio “Abbiati” come miglior solista nella Stagione 1998/99. E’ invitato abitualmente in prestigiosi festivals e sale da concerto tra i quali Londra (Wigmore Hall), Parigi, Evian, Montpellier, La Coruña, Santiago de Compostela; è ospite regolare dello “Spring Festival” di Budapest, delle Settimane Musicali di Stresa e del Festival delle Notti bianche di San Pietroburgo.

Nell’autunno 2002 ha suonato per due volte con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la prima diretto da Myun Wun Chung e la seconda presentando la prima assoluta di una nuova composizione di Giulio Castagnoli, commissionata dall’Accademia di Santa Cecilia. Inoltre ha debuttano con la Toronto Symphony Orchestra sotto la direzione di Gianandrea Noseda. Nelle prossime stagioni sono previsti i debutti a Manchester con la BBC Philharmonic Orchestra e in Giappone con la Tokyo Symphony Orchestra.

I Solisti di Pavia
Fortemente voluto da Enrico Dindo, l’ensemble cameristico “I Solisti di Pavia” nasce nel Dicembre 2001 con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lombardia . Residente presso il Teatro Fraschini di Pavia, questa formazione si è dimostrata una realtà di altissimo livello nel panorama musicale italiano: nel corso della prima stagione, I Solisti di Pavia hanno realizzato quattro concerti al Teatro Fraschini ed un concerto nella storica chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro, una delle più antiche e preziose basiliche romaniche in Italia, con un repertorio che ha spaziato da Vivaldi (Le Quattro Stagioni con Giuliano Carmignola), a Haydn fino a Bartok . Nel Giugno 2002 hanno realizzato la prima torunée internazionale con concerti a Mosca, San Pietroburgo e Vilnius (città gemellata con Pavia) per il Vilnius Music Festival. Con la stagione 2002/2003 inizia un’intensa attività in Italia, a partire dall’inaugurazione della stagione concertistica delle associazioni musicali di Messina, fino alla partecipazione al progetto Europalia in Belgio nell’autunno 2003. Il 10 Dicembre 2004 è previsto il debutto nella prestigiosa stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia presso il nuovo Auditorium di Roma.

Presidente onorario dalla fondazione è il Maestro Mstislav Rostropovich.

La Formazione de “I Solisti di Pavia”

Violini I
Marco Rogliano**
Renato Donà
Francesco Tagliavini
Rodolfo Cibin
Ilaria Cusano
Pierluigi Bobisse

Violini II
Roberto Righetti*
Luigi Mazza
Elena Punzoni
Francesco Maria Fabbris
Pierfranceso Fiordaliso
Massimiliano Canneto

Viole
Luca Ranieri*
Demetrio Comuzzi
Dino De Palma
Matilde scarponi

Violoncelli
Luca Simoncini*
Andrea Scacchi
Contrabbasso
Antonio Sciancalepore*

Oboi
Ezio Rizzon*
Andrea Morello

Corni
Fabrizio Dindo*
Pierluigi Filagna