Le date

Sala Grande
sabato 29 marzo 2003
Ore: 17:00

Sabato 29 marzo, ore 17
Sala Grande del Teatro dal Verme di Milano

Direttore:
KIYOTAKA TERAOKA
Orchestra:
Orchestra di Padova e del Veneto

Gianfrancesco Malipiero
(1883 – 1972)
Concerti
Esordio
(Piuttosto lento)
Concerto di Flauti
(Allegro moderato)
Concerto di oboi
(Lento)
Concerto di Clarinetti
(Allegro)
Concerto di fagotti
(Più lento un poco)
Concerto di Trombe
(Piuttosto maestoso, ma non troppo ritenuto)
Concerto di Tamburi
(Allegro, ritmo marcato)
Concerto di Contrabbassi
(Piuttosto lento)
Commiato
(Un poco più mosso)

Toru Takemitsu
(1930 — 1996)
Three Film Score
(Arrangiamento dell’autore per orchestra d’archi)
Music of Training and Rest ( da “Jose Torres”)
Funeral Music
(da”Black Rain”)
Waltz
(da “Face of Another”)

Felix Mendelssohn-Bartholdy
(1809 — 1847)
Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 “Scozzese”
Andante con moto, Allegro un poco agitato
Assai animato, Vivace ma non troppo, Adagio
Allegro vivacissimo, Allegro maestoso assai

Il Concerto
a cura di Filippo Juvarra
Gianfrancesco Malipiero
Concerti
Dopo il 1930, come giustamente fa notare Bontempelli, l’aspetto più cupo della personalità di G. F. Malipiero tende ad acquietarsi ed a rivelarsi solitamente in un “sotteraneo murmure di malicnconia” sotto una superficie apparentemente calma (proprio come era già accaduto ne La Cena ed in lunghi tratti di San Francesco d’Assisi), piuttosto che in qualcosa di più aggressivo e sconvolgente. Sembra invero che gli anni ’30 siano stati (spiritualmente) i più sereni di tutta la vita di Malipiero, anni in cui il suo bisogno di “vincere gli spettri e gli incubi” della prima guerra mondiale trovò talvolta una risoluzione più completa che non in qualsiasi lavoro degli anni ’20. Ormai felicemente stabilito ad Asolo sin dal 1922, egli continuò a fare saltuari progressi nella sua monumentale edizione dell’opera omnia di Monteverdi sebbene con una lunga interruzione dal 1932 al 1941); ed allo stesso tempo produceva musica a getto continuo. Non c’è dubbio che, dagli anni ’30 in poi, le sue opere sembrano a volte confezionate utilizzando in modo più o meno felice la stessa stoffa, piuttosto che concepite tutte di fresco come creazioni indipendenti: ora più che mai suona appropriata la definizione bontempelliana della produzione di malipiero come “una sola vasta opera ininterrotta”. Inoltre adesso, come già ne La Cena, comincia a manifestarsi quel senso di uniformità calma ed ariosa che percorre talvolta composizioni intere — persino (paradossalmente) composizioni dove i contrasti di tempo e di dinamica sono abbastanza forti — il che indusse Bontempelli a paragonare l’effetto di questo nuovo stile ad “un senso disteso di pianura solo confinata dal più lontano orizzonte ove la terra si confonde col cielo”. Tale musica, in cui la violenza di Pantea sembra lontana le mille miglia, nella mente di almeno un ascoltatore è fermamente legata al paesaggio intorno ad Asolo: a nord-ovest le colline si elevano sempre più alte verso Monte Grappa, mentre a sud la liscia pianura veneta si estende davvero fino al più lontano orizzonte. Continuando la metafora, Bontempelli osserva che “la montagna (cioè lo stile pre-1930 di Malipiero) è ostile e difficile, ma la pianura è più inesorabile della montagna”: così richiama l’attenzione, con vivida espressione poetica, sulla nascosta potenza che cova ancora nelle migliori musiche malipieriane composte dopo il 1930, e che può essere tuttora stranamente conturbante persino nelle opere che in superficie appaiono quiete fino al compiacimento. Il passaggio a questa nuova maniera può esser visto in modo più chiaro, e nell’insieme più favorevole, nelle opere strumentali che non in quelle teatrali. Giacchè gli anni ’30 registrano innegabilmente qualche riduzione di urgenza creativa nel settore lirico, ma portano anche una notevole rinascita, in campo strumentale, di una spontaneità mai raggiunta in modo così positivo nelle composizioni astratte degli anni ’20 dopo Rispetti e strambotti. Due composizioni completate nel 1931, sebbene ancora di transizione, indicano già questa via. Concerti per orchestra, il più complesso e, nell’insieme, meno soddisfacente di questi due lavori, rispecchia la transizione in modo tutto particolare: pur mantenendo la struttura a pannelli già presente in tante opere strumentali precedenti, Malipiero apre qui una nuova strada in quanto ogni pannello è concepito (a parte l’iniziale “Esordio” e il finale “Commiato”) come un concerto in miniatura per una specifica famiglia di strumenti. Molti anni più tardi, in una intervista trasmessa alla radio qualche mese dopo il suo noventesimo compleanno, il compositore dichiarò — come se ci stesse riflettendo allora per la prima volta — che forse questi piccoli concerti avevano rappresentato uno stadio cruciale seppure embrionale nella formazione stilistica dei suoi concerti maturi, che cominciarono ad apparire poco dopo, a partire dal 1932 (Primo Concerto per violino). Comunque sia, i singoli pannelli di Concerti sono di qualità piuttosto disuguale: vanno dalla garrulità improvvisatoria del Concerto di flauti e le meditazioni un po’ indefinite (seppure amabilmente assolate) del Concerto di oboi fino all’incisività imperiosa e marziale dei concerti di trombe e di tamburi e alle sonorità misteriose e nodose del Concerto di contrabbassi . Lo straordinario Esordio è basato esplicitamente, come l’inizio di Rispetti e strambotti, su motivi dell’accordatura, con la differenza che qui vi è coinvolta tutta l’orchestra. L’esperimento è interessante, ma per raggiungere un risultato che non appaia meramente caotico ci vuole molta cura da parte del direttore.

John C. G. Waterhouse

TORU TAKEMITSU
Three film scores
Il compositore giapponese Toru Takemitsu è una degli autori più importanti degli ultimi trent’anni della scena musicale internazionale, eseguito da grandi interpreti come Julian Bream, Yo Yo Ma, Peter Serkin, Aurele Nicolet, Heinz Holliger, Quartetto di Tokyo, Nobuko Imai, Patrick Gallois, Richard Stoltzman etc. Al suo esordio compositivo, Requiem for strings nel 1957 ebbe il plauso entusiastico di Igor Stravinsky. Per tutta la sua carriera Toru Takemitsu ha coltivato un grande interesse per la musica da film, con un ricchissimo catalogo che da Kurutta Kajitsu del 1956 per il film di Yasushi Nakahira arriva fino a Sharaku del 1995 per il film di Masahiro Shinoda. Takemitsu ha ricevuto il Premio alla carriera da parte della “Society for the preservation of Film Music” di Los Angeles: nel 1987 per la musica di Ran di Akira Kurosawa e nel 1995. I tre brani in programma sono rielaborazioni dell’autore stesso per orchestra d’archi degli anni 1994/5 di precedenti musiche da film. Il primo pezzo è tratto dalla musica per il film “Josè Torres” (1959) del regista Hiroshi Teshigahara, il secondo dalla musica per il film “Black Rain” (1989) di Shohei Imamura ed il terzo brano rielabora la musica per il film “Face of Another” (1996) di Hideo Onchi. Questa rivisitazione per orchestra d’archi fu presentata al CineMusic Festival di Gstaad in Svizzera il 9 marzo 1995 dall’English String Orchestra diretta da William Boughten.

FELIX MENDELSSOHN-BARTHOLDY
Sinfonia n. 3 in La minore op. 56 “Scozzese”
“Domani mattina, Klingemann ed io, partiamo per Abbotsford, dove abita Sir Walter Scott e di là per le Highlands. Oggi al tramonto, abbiamo visitato il palazzo di Holyrood dove è vissuta e ha amato la regina Maria. Una piccola stanza alla quale si accede per una scala a chiocciola. Di qui salirono gli assassini di Rizzio, che era nella stanzetta; lo trascinarono giù in un posto sinistro, dove lo misero a morte. La cappella che è lì vicino è senza tetto; l’erba e l’edera crescono abbondantemente. Davanti alle rovine di questo altare Maria Stuarda fu incoronata regina di Scozia. Tutto è distrutto, attraverso le macerie si vede il cielo azzurro sopra la testa; credo di aver trovato oggi l’inizio della mia sinfonia scozzese”. E’ al luglio 1829 — l’anno dell’Ouverture op. 26, La grotta di Fingal e delle Ebridi) — che risalgono quindi le sedici battute della introduzione lenta di una sinfonia, la n. 3, che Mendelssohn porta a termine solo oltre dieci anni dopo. Nel 1831 scrive da Roma: ” dal 15 aprile al 15 maggio è la stagione più bella in Italia: – chi mi può dunque biasimare per il fatto che non riesco a calarmi nella nebbiosa atmosfera scozzese? Per questo ho dovuto per ora accantonare quella sinfonia”. La sinfonia è finita nel gennaio 1842. La prima esecuzione ha luogo il 3 marzo successivo al Gewandhaus di Lipsia con la direzione dello stesso autore. Poi la partitura viene ritoccata: il 12 marzo Mendelssohn scrive al violinista F. David: “l’entrata dell’ultimo 6/8 in la maggiore è senza dubbio strumentata cento volte meglio. Se la melodia non salta fuori nemmeno adesso molto chiaramente, più marcati i corni. Se questo non basta, ti autorizzo a togliere il rullo di timpani nelle prime otto battute; ma questo solo come rimedio estremo! Spero non ce ne sia bisogno e che suoni ora con la normale chiarezza e forza di un coro maschile (così mi piacerebbe fosse e per questo mi priverei anche dei timpani, per quanto mi possa dispiacere”). Il 17 marzo la sinfonia viene rieseguita al Gewandhaus nella versione ritoccata. Poi il 13 giugno l’autore la presenta in concerto a Londra alla Philarmonic Society. A Londra Mandelssohn visita il 20 giugno ed il 9 luglio la regina Vittoria alla quale chiede il permesso di dedicarle la sinfonia, che è pubblicata nel 1843 da Breitkopf.

KIYOTAKA TERAOKA
Nato nel 1966 a Fukuoka nel Giappone inizia lo studio del pianoforte all’età di 7 anni. Dopo la laurea in Filosofia ed Umanesimo presso l’Università “Wasede” di Tokyo, studia direzione d’Orchestra con M. Takahashi e, contemporaneamente, contrabbasso con il Maestro Tanaka alla ” Toko Gakuen School of Music” di Tokyo. Nel 1992 si trasferisce a Vienna, dove studia direzione d’Orchestra presso la Hochschule fur Musik und darstellende Kunst a Vienna sotto la guida dei Maestri K. Oesterreicher e U. Lajovic. Nel 1991 prende parte ai corsi di Direzione d’Orchestra di Bruno Weil a Vienna dove, ottiene il premio come “miglior partecipante” che gli permette di dirigere un concerto della “Wiener Residenz Orchestra”, nel 1994 ottiene il diploma al 50° Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale di Ginevra.

Seguono i corsi di perfezionamento presso l’Accademia Chigiana, con i Maestri Myung-Whung Chung, Y. Temirkanov, I Musin e G. Gelmetti. Nel 1997 vince il premio SIAE “Franco Ferrara” presso l’Accademia Chigiana di Siena. E nel 2000 debutta ad Amsterdam con la Netherlands Radio Symphony Orchestra presso il Concertgebouw. Nel settembre 2001 vince il 3° Premio al 7° Concorso “A. Pedrotti di Trento e nel novembre 2001 vince il primo premio del terzo Concorso di Direzione d’Orchestra “Dimitri Mitropoulos” ad Atene. In Italia dirige nell’Aprile 2001 al Teatro La Fenice di Venezia. Nello stesso anno dirige al festival David Oistrahk di Pärnu in Estonia l’Orchestra da Camera di Mosca. Fra le Orchestre dirette dal Maestro Teraoka si segnalano, la Helsinki Philarmonic, Finnish Radio, Sibelius Academy, Teatro La Fenice ed Orchestra Haydn di Bolzano, Sinfonica di Sofia, Wiener Residenz e Pro Arte Vienna.

ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO
L’Orchestra di Padova e del Veneto, nata nel 1966, è ospite nelle più prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero.
In oltre trent’anni di attività artistica, si è largamente affermata come una delle principali orchestre europee, confermando in pieno il valore del suo organico grazie anche all’indubbio carisma del Maestro Piero Toso, primo violino d’eccellenza sin dalla sua fondazione.

Peter Maag è stato il direttore principale dal 1983 al 2001. Alla direzione artistica si sono avvicendati Claudio Scimone (dalla fondazione al 1983), Bruno Giuranna (dal 1983 al 1992), Guido Turchi (1992-1993), e come programmatore artistico Filippo Juvarra dal 1994, che continua oggi la sua collaborazione a fianco di Mario Brunello dal 2002 Direttore Musicale dell’Istituzione.
La vita artistica dell’Orchestra annovera inoltre collaborazioni con i nomi più insigni del concertismo internazionale quali Golub, Szeryng, Achucarro, Perlman, Chailly, Barbirolli, Melles, tra i solisti Accardo, Argerich, Ashkenazy, Bashmet, Buchbinder, Campanella, Hogwood, Koopman, Lortie, Maisky, Meyer, Mullova, Mutter, Perahia, Rampal, Richter, Rostropovich, Ughi.
L’Orchestra realizza una propria stagione a Padova, concerti in tutta Italia nelle maggiori Società di concerto e Festival : a Torino (Unione Musicale, Settembre Musica), a Roma (IUC, RAI, Accademia Filarmonica), a Firenze (Amici della Musica), a Milano (collaborazione decennale con le Serate Musicali), a Palermo (Associazione Siciliana Amici della Musica). L’Orchestra ha effettuato tournée a Parigi, Monaco, Ginevra, Vienna, Bruxelles, in Germania, Stati Uniti (tournée di 15 concerti nel 1999 con David Golub e David Shifrin), America Latina, Giappone.

A partire dal 1987 ha intrapreso una vastissima attività discografica incidendo per le maggiori etichette internazionali.