Le date

Sala Grande
giovedì 16 febbraio 2006
Ore: 21:00
sabato 18 febbraio 2006
Ore: 17:00

Giovedì 16 febbraio, ore 21
Teatro Dal Verme
Venerdì 17 febbraio, ore 21
Auditorium Pollini di Padova
Sabato, 18 febbraio, ore 17
Teatro Dal Verme

Direttore:
Dmitrij Jurovski*
(*filo rosso nuovi talenti)
Tenore
Alexej Grigorijev
Basso
Marek Kalbus
Narrazione e Regia
Francesco Micheli
Orchestra:
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Programma:
Ciclo Russo

Nikolaj Andreevic Rimskij-Korsakov (1844 – 1908)
Mozart e Salieri , op. 48

Il Concerto:
a cura di Marcello Sirotti
Possono genio e malvagità convivere in nome dell’arte? Può la forza ferrea della ragione prevalere sull’impulsività dell’istinto? Se quesiti del genere vivono e muoiono nel loro stesso conflitto, è pur vero che quando, oltre le fredde congetture, si spulciano i nomi di artisti geniali, malvagi, razionali o istintivi,inevitabilmente ci si ritrova di fronte a profili in bianco e nero, sullo sfondo di un’ampia gamma di grigi. Aleksandr Sergeevič Puškin andò oltre queste premesse, facendo del segno contrario che separava due compositori celebri, la base di un lavoro in versi.

Il microdramma Mozart e Salieri nacque nel 1830; al centro non la generica rivalità che da sempre si accompagnava ai nomi dei due musicisti, ma un fatto di cronaca ben più preciso, capace di alimentare per anni un “si dice” in vasta scala, molto più sensibile alla vaghezza di un sospetto che all’evidenza di prove sicure, peraltro mai esibite.

Si sussurrava infatti, a voce neanche troppo bassa, che l’italiano Salieri, musicista coronato da ogni gloria lungo tutto l’arco di una carriera lunga e fulgida alla corte di Vienna,avesse addirittura ucciso Mozart, spinto da cieca invidia, con il classico copione del veleno. Un’ipotesi che suona improbabile addosso a chi, all’apparenza, non avrebbe avuto nulla da desiderare in casa d’altri, ma che probabilmente si è nutrita della sua stessa leggenda per quasi due secoli, fino alle fortune cinematografiche di Amadeus che l’hanno resa materia di dominio comune.

A quasi 40 anni dunque dalla morte di Mozart, a soli 5 da quella di Salieri, Puškin si rivolse con slancio tutto romantico allo scottante soggetto, inserendo Mozart e Salieri, in origine intitolato Invidia, in un novero di quattro microdrammi.

I due protagonisti sono i portabandiera di atteggiamenti contrapposti: apparentemente scanzonato ma avvolto in realtà da un bozzolo di paure Mozart, marcato stretto dal presagio funereo che il Requiem porta con sé; gelidamente razionale Salieri, pronto a cancellare dubbi e tormenti quando sarà tempo di agire veramente. Il cuore di Puškin, con certezza, batte dalla parte di Mozart ma è genialmente con gli occhi dell’altro che si segue il filo del racconto. Nelle sue solitudini pensierose, così come nella convulsione dell’azione drammatica, Salieri scruta l’attimo con algebrica lucidità. Vincerà, nelle sue intenzioni; ma in parallelo, molto più lentamente del veleno in scena, una sorta di forbice che divarica le partiagisce anche su chi assiste alla disputa. Lo spettatore segue e decifra, capisce ma non giustifica quanto Salieri dice e mette in atto. Al tempo stesso, inevitabilmente,fa il tifo per Mozart.

A quasi settant’anni dalla sua stesura, Nicolaj Rimskij-Korsakovmise mano al testo di Puškin.

Era questo il periodo in cui, ormai un ricordo la giovinezza avventurosa al servizio della Marina imperiale, il cinquantenne Rimskij si dedicava definitivamente e a pieno regime alle attività di compositore e didatta, forte dell’incarico al conservatorio di Pietroburgo. In quel finir di secolo la musica russa, sospinta dalla sua stessa massa d’urto, stava peraltro continuando a cercare l’assetto stabile di una propria identità: apporto occidentale, opera italiana in primis, e patrimonio autoctono non erano più roccaforti contrapposte. I materiali musicali si affiancavano, si mescolavano, si assorbivano. Su altri fronti, le svolte rivoluzionarie, anche quelle squisitamente musicali, erano realtà ancora troppo lontane per avvertirne i segnali.

E’ su questo contesto di laboriosa e prolungata transizione che si tesse la preziosa rete di Rimskij-Korsakov. Prolifico, continuo, chiaro, Rimskij è, come si dice, l’uomo giusto al momento giusto: assiste all’osmosi musicale che si sta compiendo, regola i flussi delle diverse sorgenti e scava il canale che condurrà dritto dritto a Stravinskij e alla modernità. Un vero e proprio crocevia, se così si può definire un musicista, fra le linee di un sistema spazio-tempo: su un asse musica colta e musica popolare, sull’altro eredità secolare del passato e urgenze di ciò che verrà.

Fu dunque nell’operosa estate del ’97 che nacque l’opera in un atto Mozart e Salieri. Vi era già stato in precedenza, è vero, un contatto importante con il mondo “mozartiano” di Puškin: il sulfureo Convitato di pietra, che Aleksandr Dargomyžskij aveva messo in musica circa vent’anni prima e di cui Rimskij-Korsakov aveva elaborato l’intera orchestrazione. Ma si trattava pur sempre di cosa d’altri; ora invece, con i dovuti omaggi postumi al grande Dargomyžskij, per la prima volta l’incontro fra Rimskij ed un soggetto di Puškin era diretto e volontario.

Il compositore si accostò al testo drammatico con fedeltà da copista e se ne servì senza apporre praticamente alcuna modifica. Incollato, verso per verso, al testo letterario, tradusse in musica Mozart e Salieri dando luogo ad una sorta di architettura a strati, secondo una personale gerarchia delle priorità. Dapprima fu fissata la linea vocale e solo successivamente si provvide all’accompagnamento musicale.Al cupo Salieri fu affidato il timbro del basso, voce di tenore per l’antagonista Mozart.

Basta uno sguardo veloce ai pentagrammi centrali, quelli riservati al canto, per intuire la direzione voluta dall’autore: come in una sorta di arco recitativo, le voci si muovono su percorsi lineari e poco accidentati, misurati i salti, assenti prodezze e compiacimenti “belcantistici”. Scremata di qualsiasi orpello per altri fini, la linea vocale si assoggetta completamente al risvolto drammatico, ed è solo sulla forza evocativa della parola che ricade ogni tipo di tensione.Le due scene di cui si compone il dramma scandiscono con precisione l’incalzare dell’azione e dettano, di riflesso, gli atteggiamenti canori che le dovranno descrivere; spetta dunque agli interpreti il compito di sezionare, con precisione chirurgica, ogni nascostissimo angolo del testo per accentuarne i dettagli che diano senso al dramma. Smerciare all’ingrosso, in questo caso, davvero non è concesso.

Nella partita, due sono i giocatori che si fronteggiano e si studiano davanti alla scacchiera, ma nell’economia drammatica il rapporto tra i ruoli è tutt’altro che alla pari. E’ Salieri la figura centrale dell’opera. Già il grande monologo introduttivo, ben tredici pagine di partitura, ce lo fa capire: qui non siamo di fronte allo scontato clichet del cattivo di turno, ma a una figura dai tratti molto più sottili. E’ affare di Rimskij metterne in musica le sfumature psicologiche e la determinazione dell’agire; è compito del basso tramutare il tutto in teatro.

A fronte di questa vocalità per molti versi essenziale, l’aspetto strumentale di Mozart e Salieri presenta una varietà perfino sorprendente.

Rimskij-Korsakov vi pose mano, come si è detto, a canto ultimato, ricorrendo al più completo e classico fra gli organici di piccolo taglio: base d’archi, fiatini singoli, ottoni. Pronto a sovrapporsi il pianoforte. Davanti al compositore almeno tre esigenze: il sostenere una vocalità robusta ma mai irruente, evitando di oscurarla; il ricreare con richiami e citazioni l’inusuale presenza di due musicisti nei panni dei protagonisti; infine, a ricucire il tutto, l’apporre il sigillo della propria personalità all’intero lavoro. La risposte furono dettate da una strategia chiara e ligia a pochi ma netti imperativi. La veste strumentale, anzitutto, riesce ad essere sempre leggera pur colorendo disegni melodici assai vari. Sono pochi i momenti “a tutto suono”: la pagina introduttiva, il finale di scena, qualche passaggio qua e là. Ma, in generale, la trama è sottile proprio perché pochi sono gli strumenti in azione contemporanea. Un’orchestrazione interessante e gradevole, questo è fuor di dubbio, ma fin qui niente di nuovo.

Dove, invece, il compositore rivela un’abilità del tutto originale, verrebbe voglia di dire “enigmistica”, è nel gioco delle citazioni musicali. Mozart e Salieri, si è visto, è un soggetto del tutto particolare. Come in un gioco di scatole cinesi la musica descrive un’azione che a sua volta si richiama ad altra musica; l’inserto mozartiano diventa allora non semplice omaggio di maniera ma parte sostanziale del racconto. Detta così, l’operazione sembra facile. Si prende qualche spunto da Amadeus, lo si intrufola qua e là e il gioco è fatto. Ma sarebbe sorprendente vedere Rimskij dentro trappole di simile banalità; anzi, la sua astuzia sta proprio nell’ asservire la pagina altrui al suo libero arbitrio, affidandole una precisa funzione drammaturgica. A un “batti batti” sgraziato del violino, proiezione in musica di un certo Mozart, risponde, contrapposta, la reminescenza inquieta del Requiem, carica dei suoi fardelli premonitori.

E’ questa convivenza dei contrasti, in buona sostanza, a guidare la penna di Rimskij-Korsakov. Mozart contrapposto a Salieri così come il genio si contrappone al calcolo, o come la stallo alla mossa. Un costante dualismo di base, su cui fa perno anche lo spettacolo.

Due sono i quadri del microdramma; due, e ben distinti, saranno i momenti di teatro. A fronteggiarsi, nette, una situazione da concerto ed un’altra legata alla scena. Sottigliezza del pensiero per la prima, urgenza dell’azione per la seconda. Poco influisce l’intervento di didascalie e citazioni sulla fredda sequenza drammatica: in costume o meno, la storia segue la sua parabola, sgorgando dalle ansie di Salieri, serrando i ritmi fino al vertice del delitto per poi ricadere, spossata,negli alibi dell’assoluzione.

Mozart e Salieri, andata in scena al Teatro Solodovnikov di Mosca il 25 novembre 1898, non pretendeva di sovvertire né di deviare il corso della musica russa. Era, e rimane, non fosse che per le proporzioni, un’opera minore, che non può competere col respiro, senza scomodare altri autori, dei grandi lavori di Rimskij. E’ però, e questo non le si può negare, un lavoro ben fatto, una fine miniatura dal bel taglio e dal cesello pregiato. Rimane un ascolto raro ma è inserita, a far capo dal leggendario Fëdor Šaljapin che ne fece un vero e proprio cavallo di battaglia, nel repertorio dei migliori bassi, evidentemente a loro agio sia nell’impegno vocale che nella teatralità raffinata che essa richiede. Ma se questa è la trasposizione in lirica, veramente singolare è l’osservare come uno spunto di cronaca, o meglio un falso storico, si sia saputo attualizzare ispirando, in tempi diversi, diverse opere d’arte, a monte e a valle di Rimskij-Korsakov. Ogni tanto rispuntano i fantasmi ma ormai è assodato: Wolfgang Amadeus Mozart non morì né per mano di Antonio Salieri né di altri, ma di morte naturale. Eppure, prima delle verità da oscar di Milos Forman,il fascino di un delitto si è trasformato in leggenda, poi in commedia, poi in opera. E non a caso in terra di Russia, che in quanto a intrighi all’ombra delle sue corti non era proprio seconda a nessuno.

Testo:
Mozart & Salieri
Traduzione in italiano
di Serena Vitale
SALIERI

Si dice che non c’è giustizia in terra.

Ma forse in cielo esiste? No! Mi è chiaro

come una gamma naturale… Io

adoro l’arte da che sono al mondo.

Ero un bambino: quando nella chiesa

suonava l’organo, ascoltavo assorto,

rapito, incapace di frenare

cocenti, dolci lacrime. Ben presto

ai futili filetti rinunciai;

le scienze alla musica straniere

le avevo in odio; con caparbio orgoglio

le rinnegai per darmi solo a lei:

la musica. L’inizio fu noioso

e arduo. Mi riuscì di superare

le prime avversità. Posi il mestiere

a piedestallo della somma arte;

divenni un artigiano: alle mie dita

imposi un’ubbidiente agilità,

e fedeltà all’udito. Uccisi i suoni,

come un chirurgo sezionai la musica.

Fu secca algebra la mia armonia.

Ormai provetto tecnico, osai

abbandonarmi al sogno voluttuoso

della creazione. E cominciai a comporre.

Ma in silenzio, di nascosto. A volte,

dimentico di sonno e cibo, stavo

per giorni interi in una cella muta;

assaporata tra tormenti e gioia

l’ispirazione, ne bruciavo i frutti:

guardavo indifferente le mie idee

svanire, fumo lieve, tra le fiamme.

Con un lavoro assiduo ed ostinato

nell’arte sconfinata giunsi infine

ad alte mete. Anche la gloria venne:

nei cuori della gente ritrovavo

l’eco armoniosa delle mie creazioni.

Ero felice, e non gioivo solo

dei miei successi, delle mie fatiche:

godevo della fama e del lavoro

di tutti i miei fratelli d’arte.

No, non conobbi mai l’invidia, mai!

Di me chi avrebbe mai potuto dire

che ero uno spregevole invidioso,

un verme che si schiaccia sotto i piedi,

un’impotente serpe che si ciba

di polvere e di sabbia? Nessuno!

Ed ora – lo confesso – invidio. Soffro

di una profonda, torturante invidia.

Dov’è giustizia, Dio, se il dono sacro,

se l’immortale genio non è dato

in premio a sacrifici, amore ardente,

preghiere, zelo diligente, studio,

e illumina un pazzo, un vagabondo

ozioso!… Oh, Mozart, Mozart!

(Entra Mozart)

MOZART

Accidenti!

Mi hai scoperto! E io che ti volevo

servire una sorpresa con i fiocchi!

SALIERI

Sei qui da molto?

MOZART

Arrivo proprio adesso.

Venivo a mostrarti una mia cosa

ma in strada, accanto a una taverna, sento

il suono di un violino… Amico, credi,

non ho mai udito nulla di più buffo

in vita mia! Un violinista cieco

che suona al pubblico di un’osteria

«Voi che sapete»… Dio, che meraviglia!

Te l’ho portato: voglio offrirti un saggio

della sua arte. Entra!

(Entra un violinista cieco col violino.)

Suona un pezzo di Mozart, a tua scelta!

(II violinista suona un’aria del «Don Giovanni»; Mozart ride a crepapelle.)

SALIERI

E tu ne ridi?

MOZART

Perché, tu non lo trovi buffo?

SALIERI

No.

Non mi fa ridere un Raffaello

sconciato da un misero imbianchino;

non rido quando un menestrello indegno

diffama l’Alighieri coi suoi lazzi.

Vai via, vecchio!

MOZART

Aspetta, tieni…

Berrai alla mia salute.

(Il vecchio esce.) Tu, Salieri,

non sei di buon umore… Tornerò

un’altra volta.

SALIERI

Cosa mi portavi?

MOZART

Ma niente, una sciocchezza… L’altra notte,

mentre ero tormentato dall’insonnia,

mi son venute in testa due o tre idee.

E stamattina le ho buttate giù.

Volevo avere un tuo parere schietto.

Ma ora hai altro a cui pensare!

SALIERI

Mozart,

per te io ho sempre tempo… Siedi, ora,

ti ascolto.

mozart(al pianoforte)

Immagina un po’ un uomo… me,

diciamo, con qualche anno in meno,

innamorato, ma non troppo: appena…

insieme alla ragazza, no, a un amico.

Con te, mettiamo… Io sono allegro… A un tratto

una visione sepolcrale, un nero,

un buio repentino… Sta’ a sentire!

(Suona.)

SALIERI

E tu,

portando questa musica nel cuore

ti sei fermato ad ascoltare… Dio!

Tu, Mozart, non sei degno di te stesso.

MOZART

Che dici, allora, è buona?

SALIERI

È di un’audacia

immensa, e c’è armonia, profondità.

Sei un Dio, Mozart, e lo ignori. Io,

soltanto io lo so.

MOZART

Sarà… Tu dici?

Ma il Dio che è dentro me adesso ha fame.

SALIERI

Ho un’idea: pranzeremo insieme

al Cervo d’Oro.

MOZART

Accetto con piacere. Faccio soltanto un salto a casa, avverto mia moglie che non torno per il pranzo.

(Esce.)

SALIERI

Ti aspetto! E non perderti per strada…

Non posso oppormi oltre al mio destino:

è lui che mi ha chiamato per fermarlo

nel nome della musica – o per noi,

per tutti i sacerdoti del suo culto

sarà la fine. No, non penso a me,

alla mia sorda gloria… A cosa serve

che Mozart viva e crei cose sublimi?

Innalzerà con questo l’arte? No.

Scomparso lui, cadrà di nuovo in basso.

Di Mozart non esistono gli eredi.

Perché è nato? Come un cherubino

dall’Eden s’è portato qualche canto

per risvegliare in noi, pesanti corpi,

il desiderio privo d’ali, e poi

volare via… E vola, dunque! Vai!

Ecco il veleno – estremo dono

di Isora: sono diciott’anni. Spesso

la vita mi è sembrata da quel giorno

un’orrida ferita, e mille volte

son stato a fianco del nemico ignaro,

ma mai ho ceduto all’insinuante voce

che mi tentava. Né sono un vigliacco.

Conosco l’odio, e vivere mi piace

ben poco. Continuavo a rimandare…

Appena mi assaliva ansia di morte

– a che morire? – mi dicevo – forse

la vita porterà inattesi doni;

conoscerò forse il delirio, l’estasi

notturna dell’ispirazione. Forse

un nuovo Haydn tornerà a comporre

eccelse melodie, e ne godrò…

E banchettavo, io, con il nemico

che aborrivo; mi dicevo: forse

potrò odiare ancor di più, un’offesa

più sanguinosa da arroganti altezze

s’abbatterà su me, e il tuo dono, Isora

sarà onorato! Ero nel giusto! Oggi

ho finalmente il mio nemico, l’Haydn

che mi ha inebriato di entusiasmo nuovo!

È tempo, dono arcano dell’amore:

ti attende il calice dell’amicizia.

ScenaII

(Un séparé in un ristorante; un pianoforte.)

MOZART E SALIERI seduti a tavola.

SALIERI

Perché sei così scuro?

MOZART

Io? Per niente.

SALIERI

Qualcosa di sicuro ti ha turbato.

Un pranzo buono, un eccellente vino,

e tu accigliato, muto…

MOZART

Hai ragione.

È il Requiem che m’inquieta.

SALIERI

Tu lavori a un Requiem? E da molto?

MOZART

È quasi un mese.

Ma è successo un fatto strano, sai…

Non te l’ho detto?

SALIERI

No.

MOZART

Allora, senti:

più o meno un mese fa rincaso tardi;

qualcuno, mi si dice, m’ha cercato.

Non so perché, non faccio che pensarci

tutta la notte: chi era, che voleva?

All’indomani quello torna e io

di nuovo non ci sono. Il terzo giorno

ero col mio bambino, giocavamo;

mi chiamano – io vado. Una persona

tutta vestita in nero mi saluta,

s’inchina rispettosa, e commissiona

un Requiem. Poi scompare… Io subito

mi metto al pianoforte, ma da allora

non è tornato più il mio uomo in nero.

E son contento: mi dispiacerebbe

dovermi separare dal mio Requiem

anche se è pronto ormai. Eppure…

SALIERI

Cosa c’è?

MOZART

Ho un po’ vergogna a confessarlo.

SALIERI

Cosa?

MOZART

Notte e giorno non mi da più pace

quell’uomo in nero. È un’ombra che mi segue

ovunque. Anche adesso ho l’impressione

che sia, terzo invisibile, con noi.

SALIERI

Su, Mozart, che paure da bambino!

Non devi più pensarci! Beaumarchais,

ricordo, mi diceva: Amico mio,

quando ti prendono i pensieri neri

ricorri allo champagne, oppure prova

a leggere di nuovo «II matrimonio

di Figaro»!

MOZART

Già, voi eravate amici,

per lui hai musicato il «Tarare»:

cosa eccellente… Lì c’è un motivo…

Lo canto sempre quando sono allegro.

Ta-ra, ra-ra… Ma tu che dici, è vero

che Beaumarchaisavvelenò qualcuno?

SALIERI

Non credo: era un tipo troppo ameno

per una tale impresa…

MOZART

Era un genio, come lo siamo noi. Genio e delitto

non vanno mai d’accordo… È giusto?

SALIERI

Tu credi?

(Versa il veleno nel bicchiere di Mozart.)

Ma ora bevi.

MOZART

Alla tua,

mio caro, alla sincera fratellanza

di Mozart e Salieri, entrambi figli dell’armonia!

(Beve.)

SALIERI

Aspetta, cosa fai? aspetta!…

Hai già bevuto!… senza me?

MOZART

(Getta il tovagliato sul tavolo.) Adesso basta. Sono sazio.

(Va al pianoforte.)

Ascolta,

Salieri, è questo il Requiem,

(Suona.)
Piangi?

SALIERI

Sì. Così

io non ho pianto mai.

Provo insieme

dolore e gioia, come se assolvessi

un gran dovere, o il salubre coltello

mi recidesse un arto infetto. Mozart,

ignora le mie lacrime… Continua,

riempi la mia anima di suoni…

MOZART

Se l’armonia giungesse a tutti i cuori

con tanta forza… No! Si fermerebbe

il mondo… Chi vorrebbe più occuparsi

dei miseri bisogni quotidiani?

Si voterebbe ognuno all’arte! Siamo

in pochi noi, gli eletti, i fortunati,

oziosi spregiatori del profitto,

della bellezza sola sacerdoti…

È vero, di’? Ma adesso non sto bene.

Ho come un peso… Andrò a dormire. Addio,

Salieri!

SALIERI

Arri vederci!

(Da solo.)

Dormirai

fin troppo!… Ma se avesse lui ragione,

e io non fossi un genio? Col delitto

il genio non s’accorda. Non è vero:

e Buonarroti? Oppure è solo voce

dell’insensata plebe, e non uccise mai

l’artista che ha creato il Vaticano?

Il Cast

Direttore: Dmitrij Jurovski