Le date

Sala Grande
giovedì 25 novembre 2010
Ore: 21:00
sabato 27 novembre 2010
Ore: 17:00

Note di sala:
a cura di Mariateresa Dellaborra

Faurè – Pavane
Mercadante
– Concerto per flauto e orchestra in mi minore
Gounod
– Sinfonia  n. 1

Quando Gabierl Fauré (1845-1924) si accinse alla composizione della Pavane aveva 42 anni e stava vivendo un periodo particolarmente triste della sua vita eppure così fecondo da un punto di vista creativo. Nell’arco di poco tempo era riuscito a pubblicare varie composizioni dal numero d’opus 17 sino al 50 e finalmente aveva ricevuto anche il primo riconoscimento pubblico (il Prix Chartier per la musica da camera).
Nell’estate 1887, durante il soggiorno a Le Vésinet, portò a compimento la Pavane contemporaneamente a un altro brano destinato ad entrare nei repertori e concepito con lo stesso sentimento di pudore e malinconia: Clair de lune. Destinataria della composizione era l’orchestra dei concerti di Jules Danbé, direttore d’orchestra all’Opéra comique, ma la prima esecuzione avvenne ai Concerts Lamoureux sotto la direzione di Charles Lamoureux stesso il 25 novembre 1888. L’intitolazione – Pavane – rende omaggio all’antica danza spagnola di cui mantiene il carattere e il ritmo, mentre l’atmosfera generale è affascinante e seducente, intrisa dello spirito elegante della Bella époque. Le melodie si snodano felicemente al di sopra di armonie e di ritmi che ritornano regolarmente creando un climax espressivo. Il tema affidato al flauto è davvero incantevole e l’orchestrazione è estremamente accurata. Già alla prima esecuzione la pagina riscosse ampi consensi ma sembra che l’autore desiderasse arricchire la versione originaria con danze e un coro invisibile. A tal fine entrò in contatto con Robert de Montesquiou, cugino della contessa Elisabeth Greffuhle, che gli scrisse un testo nello stile di Verlaine. A quel punto l’opera fu dedicata proprio alla contessa che gli aveva dato la possibilità di realizzare un sogno. In tale veste fu presentata in uno spettacolo notturno al Bois de Boulogne nel luglio del 1891 e da quel momento la Pavane entrò nel repertorio dei Ballets russes. Oltre al fascino esercitato sul pubblico, il brano ha fortemente influenzato alcuni compositori francesi, primo fra tutti Claude Debussy, che nel 1890 scrisse una Pavane pour piano, direttamente ispirata a quella di Fauré. Essa è attualmente conosciuta col sottotitolo di Passepied e inserita nella Suite bergamasque (si rilevi che nella stessa suite c’è altresì una citazione di Clair de lune). Anche Ravel fu intensamente attratto da questa composizione e concepì la non meno celebre Pavane pour une infante défunte. Fauré, che amava definire la sua Pavane un pezzo «senza particolare importanza», si presenta qui come un autentico romantico al quale non deve mancare il lavoro di cesello, che va alla ricerca del necessario, dell’essenziale, e si serve di un linguaggio ellittico, di armonie evocatrici, attestandosi come «idolo del grande pubblico, ma fascinatore di un’élite» (Dufourcq-Stricker).

Il concerto per flauto e orchestra in mi minore op. 57 di Saverio Mercadante (1795-1870), composto nel 1814, è senza dubbio la pagina concertistica più conosciuta e ammirata dagli interpreti e probabilmente la più amata dallo stesso autore che provvide a trascriverla e a riadattarla per diversi organici. La versione che qui si propone è senza dubbio la più rara, quella per «grand’orchestra», come riporta il frontespizio, e proviene dalla revisione di due versioni differenti di quartetto per flauto e archi del 1813 destinati all’amico Pasquale Buongiorno.
L’interesse e l’apprezzamento per tale concerto, che si attesta come secondo numero destinato al flauto solista, è da ricercare nella fantasiosa vena creativa che caratterizza in particolare l’ultimo movimento, l’esotico Rondò russo, unico esempio con tali caratteristiche e denominazione nell’intero catalogo mercadantiano, che godette di  fortuna anche autonoma.
Nell’op. 57 l’organico orchestrale è estremamente ricco e si avvale, come nel caso del primo concerto per flauto op. 49, della presenza di un cospicuo numero di fiati (due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe e un trombone), segno palese di un notevole impegno compositivo e di padronanza nell’orchestrazione da parte del giovane alunno, allora iscritto al primo anno effettivo di studio presso il Real Collegio di Musica a Napoli. La scrittura del solista appare molto impegnativa e virtuosistica: bel canto e melodia, tratti distintivi dello stile mercadantiano, dominano non solo nel tempo lirico (Largo), concepito come pezzo per solo accompagnato, ma anche nei movimenti veloci estremi, in particolare nel primo (Allegro maestoso), in cui tre importanti episodi solistici dispiegano una vasta gamma di procedimenti tecnici, diversificati andamenti ritmici e articolazioni atipiche distribuite nell’intera tessitura.

Anche in Francia verso la metà del secolo era piuttosto raro – quanto in Italia – ascoltare pagine sinfoniche. L’opera vi imperversava e solo presso qualche sparuta istituzione si aveva la possibilità di avvicinare sinfonie o altre composizioni orchestrali. Una di queste era la Societé des concerts del conservatorio che privilegiava comunque brani di autori defunti. Berlioz, ad esempio, che per far ascoltare le sue quattro sinfonie aveva dovuto radunare personalmente esecutori, raccontava di aver più volte sognato di ascoltare una sua sinfonia, ma di avervi sempre rinunciato pensando alle spese che avrebbe necessariamente dovuto sostenere.
Charles Gounod (1818-1893) era già stato tentato prima e dopo il Prix de Rome (1839) ad avvicinare la musica strumentale, ma non aveva mai preso una decisione, sino al momento, come racconta nei suoi Mémoires, dell’insuccesso de La nonne sanglante. Per consolarsene, aveva composto una sinfonia per la Société des jeunes artistes, da poco fondata da Pasdeloup, nella quale confluivano i migliori studenti del conservatorio e la cui programmazione era finalizzata a rivelare nuovi talenti. Un incentivo maggiore alla composizione probabilmente dovette venirgli dalla prima sinfonia del suo giovane amico Camille Saint-Saëns che aveva ascoltato nel dicembre 1853 durante un concerto della Société Sainte Cécile. E così il 4 marzo 1855 debuttò con un’imponente composizione in quattro movimenti accolto dall’entusiasmo generale. Il primo movimento – Allegro molto – fu definito eccellente: un’idea schietta e felice, naturale e imprevista; il secondo – Allegretto moderato – non meno seducente e affascinante e i due restanti movimenti – Scherzo non troppo presto e Finale Adagio-Allegro vivace – che avevano già goduto di una esecuzione precedente, riconsiderati nelle loro perfette proporzioni. Il primo fu definito modello di grazie e di buon gusto ardito nella struttura, una sorta di «cicaleccio semplice, di estrema eleganza», mentre il travolgente finale è preceduto audacemente da un Adagio di intima tenerezza che gradualmente si trasforma coinvolgendo tutti gli strumenti.
In effetti la ricchezza di idee musicali e la loro sapiente disposizione, il dispiegamento di una considerevole massa timbrica e l’abilità di manipolarla rappresentano la cifra distintiva di Gounod, confermano la padronanza della materia e rivelano gli studi di cui si era nutrito: dal Beethoven della settima sinfonia al Mendelssohn della quarta, senza trascurare il Berlioz dell’Harold en Italie. Con questa composizione il musicista si poneva al primo posto come sinfonista tipicamente francese, in contrapposizione alla contemporanea scuola tedesca, e come antiwagneriano ricevette molte critiche soprattutto alla fine della sua carriera. In effetti Gounod non faceva parte di nessuna scuola, ma determinò la creazione, come scrisse Ravel, della vera mélodie francese e la sua arte rappresentò, come altrettanto profondamente individuò Debussy, «un momento della sensibilità francese». Volenti o nolenti tutti i compositori avrebbero dovuto fare i conti con il suo stile e la sua arte. Massenet, Saint-Saëns e Bizet furono senza dubbio i primi a risentire del suo influsso e in particolare il giovane Bizet, incaricato di fare una riduzione per pianoforte di questa sinfonia in re maggiore, vi s’ispirò per la sua piccola sinfonia in do maggiore, che volle considerare come esperimento scolastico e che, peraltro, ebbe ben più grande successo della consorella del maestro.
Se la fama di Gounod è indubitabilmente legata a un’opera, il Faust,  – e non va dimenticato che fu indotto a scrivere melodrammi per essere considerato nell’ambiente parigino del suo tempo, rinunciando a isolarsi nella posizione di autore specializzato in musica sacra o strumentale – la sua importanza nel secondo Ottocento è determinata soprattutto dalle caratteristiche del suo stile destinato ad assumere un ruolo nazionale nell’ambiente cosmopolita di Parigi.

Il Cast

Direttore e flauto: Patrick Gallois
Orchestra: I Pomeriggi Musicali

Biglietteria

Abbonamenti e bilgietti in vendita presso:
Biglietteria Ticket One – Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro, 2 – Milano
Tel. 02 87905

Orari d’apertura
Dal martedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 18
Sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 13
Vendita Online: www.ticketone.it