Le date

Sala Grande
giovedì 04 marzo 2021
Ore: 15:00*
giovedì 04 marzo 2021
Ore: 20:00
sabato 06 marzo 2021
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Urgenza romantica e classico equilibrio
Mendelssohn, Le Ebridi”, ouverture da concerto op. 26
Mendelssohn, Concerto in re minore per violino e archi MWV O3
Mendelssohn, Ouverture da Sogno di una notte di mezza estate op. 61
Mendelssohn, Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64

Direttore e violino: Sergej Krylov
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)
Le Ebridi, ouverture op. 26
Concerto per Violino e Orchestra d’archi in re minore, MWO 03

I:Allegro
II:Andante
III: Allegro

Ouverture dalle musiche di scena di Sogno di una notte di mezz’estate, op. 61.
Concerto per Violino e Orchestra in mi minore, op.64

Concerto per Violino e Orchestra op.64, in mi minore

I:Allegro molto appassionato
II: Andante
III: Allegretto non troppo – Allegro molto vivace


Urgenza romantica e classico equilibrio

Il secondo appuntamento stagionale con Felix Mendelssohn-Bartholdy, questa volta interamente monografico, propone un ritratto a tutto tondo del compositore. Attraverso le sue due ouverture più celebri e l’integrale dei concerti per violino, esplora infatti quasi l’intera parabola creativa – due decenni, dai 13 ai 35 anni – di un autore centrale del Romanticismo europeo, che per brevità dell’esistenza, interrotta a 38 anni, va accomunato a Mozart, Raffaello, Leopardi. Pagina cronologicamente centrale del percorso proposto, l’ouverture in si minore Die Hebriden (“Le Ebridi” o “La grotta di Fingal”) esprime la dimensione, fondamentale nella vita di Mendelssohn, del viaggio come straordinaria esperienza formativa. Per il musicista, e anche talentuoso acquarellista, l’incontro con paesaggi e civiltà, espressione di natura e cultura, diventa occasione per tradurre in suoni la risonanza interiore di tali esperienze in un animo estremamente ricettivo. Tema dell’ouverture è la fascinosa evocazione marina dello spettacolo sublime del selvaggio arcipelago scozzese. Concepita da un abbozzo di 21 battute appuntato nel viaggio in Scozia del 1829 (se ne dirà meglio a proposito del prossimo concerto), originariamente intitolata Ouverture zur einsamen Insel (“L’isola solitaria”), venne scritta a Roma nel 1830 e rivista, in un’ormai terza versione, nel 1832. Lavoro potente, rappresenta l’incunabolo dell’immaginario marino del romanticismo musicale, senza il quale titoli come L’Olandese volante di Wagner sarebbero impensabili. L’eccezionale d’eco della grotta di basalto che Mendelssohn aveva sperimentato nell’estremo Nord della Scozia è tradotto in un tema evocativo, sordo, misterioso, formato da un disegno discendente esposto nel registro grave, cui contrasta un tema lirico in Re maggiore, che sale sempre dai violoncelli: una dialettica che ospita un episodio centrale risonante di fanfare militari (memoria del mitico re Fingal, padre di Ossian, il bardo tanto popolare presso i romantici), ma finisce per rifluire nell’ineluttabile flutto marino di cui l’onnipresente tema principale è simbolo formidabile.

Nella parte centrale del concerto incontriamo il genio in erba che, precoce quanto Mozart, durante un’adolescenza prodigiosa realizzò un catalogo impressionante per entità e varietà. Dirà Goethe, che dai Mendelssohn era di casa: «Felix possiede un linguaggio da adulto, non il balbettio di un bambino». Nella tonalità di re minore – prediletta dal venerato Mozart ma anche da Mendelssohn, giovane e poi maturo – il compositore tredicenne scrive nel 1822 un primo Concerto per violino, noto solo dal secondo Novecento grazie a Yehudi Menuhin. Il piglio volitivo dei tempi estremi sembra dar forma icastica all’aproblematica determinazione della gioventù, sintesi di consapevolezza d’una creatività eccezionale e desiderio di autoaffermazione attraverso l’acquisizione del linguaggio dei grandi modelli, che varrà a sopperire al limitato tesoro di esperienze del compositore adolescente, al costo, talvolta, d’una certa rigidità espressiva. Vi si respira l’aria della koinè stilistica classica comune a Parigi e a Vienna grazie a una scrittura orchestrale in sicuro equilibrio tra energia, estro ed eleganza, su cui svetta l’esuberante solista. Con piacevole contrasto, l’aurorale Andante in Re maggiore è prodigo di delicati trasalimenti emotivi.

L’ouverture Sogno d’una notte di mezza estate rappresenta, con il gemello Ottetto per archi op. 20 (1825), l’approdo di questo processo di precoce maturazione, e rivela l’impronta d’una spiccata personalità artistica già compiutamente sviluppata. «Capolavoro romantico», aveva definitivo Ludwig Tieck la commedia fantastica di Shakespeare, la cui venerazione da parte del Romanticismo europeo è dato macroscopico. Non stupirà se, componendo nel giardino della sua villa berlinese nell’estate 1826, il diciassettenne Felix, reduce dall’esperienza elettrizzante di un’altra opera fiabesca, l’Oberon dell’allora appena scomparso Weber, decidesse di dedicare una pagina sinfonica al meraviglioso lavoro giovanile del Bardo. Ne risultò una pagina che restituisce analiticamente gli elementi della commedia (i mondi delle creature fantastiche, dei personaggi bassi, del duca d’Atene, rappresentati rispettivamente dalla frenesia degli Elfi, dalla danza rusticana con tanto di raglio d’asino, e da un energico tema cavalleresco) così come il complessivo tono magico (sin dall’apertura sulla luminosa, iridescente concatenazione di quattro accordi a legni e corni), saldamente organizzati in un organismo di classica compattezza, eloquente e convincente, di cui dirà Berlioz: «non ho mai udito nulla che abbia più autenticamente compreso Shakespeare».

Non meno prodigioso suonerà il celeberrimo Concerto per violino in mi minore, ultima composizione sinfonica che l’Autore completò, il 16 settembre 1844, destinandola a Ferdinand David, formidabile violinista dedicatario del Moto perpetuo op. 11 di Paganini, e fatta propria, ancora in vita di Mendelssohn, dall’ancora giovanissimo sodale di Brahms, Josef Joachim. In questo esito sommo del romanticismo mendelssohniano, denunciano l’urgenza incoercibile d’un mondo interiore straripante e la costante, altissima tensione espressiva tre scelte peculiari: l’esposizione del tema di cui si appropria immediatamente il solista, bruciando qualsiasi introduzione orchestrale; la collocazione della cadenza non in coda al I tempo, bensì al termine dello Sviluppo, a introdurre efficacemente la Ripresa; la concatenazione dei tre tempi, che fluiscono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità, intolleranti di qualsiasi indugio. Il concerto assume così la fisionomia di un’arcata unica, un solo grande organismo dagli atteggiamenti diversi, sospeso tra il lirismo intimo e toccante dell’Andante e il brillante virtuosismo del finale, in cui sembrano prendere nuova vita le creature fantastiche del Sogno d’una notte di mezza estate.

Raffaele Mellace


Sergej Krylov
direttore e violino

L’effervescente musicalità, il virtuosismo strabiliante e la bellezza del suono hanno reso Sergej Krylov uno dei più rinomati artisti del panorama internazionale. Ha collaborato con le orchestre più prestigiose, tra cui Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, London Philharmonic, Mariinsky Orchestra, Filarmonica della Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Konzerthaus Orchester di Berlino, NHK Symphony Tokyo, Staatskapelle Dresden. Tra i maggiori direttori con cui ha lavorato figurano Mikhail Pletnev, Dmitri Kitajenko, Vasily Petrenko, Valery Gergiev, Vladimir Jurowski, Fabio Luisi, Roberto Abbado, Yuri Temirkanov, Vladimir Ashkenazy. Dedica molto spazio alla musica da camera collaborando tra gli altri con Denis Matsuev, Nikolai Lugansky, Bruno Canino, Boris Berezovsky. Nel 2016 ha eseguito in prima mondiale il Concerto per violino e orchestra di Ezio Bosso, ed è stato chiamato da Krzysztof Penderecki per registrare il suo Concerto per violino Metamorphosen. È Direttore Musicale della Lithuanian Chamber Orchestra.