Le date

Evento in streaming
giovedì 28 gennaio 2021
Ore: 20:00
sabato 30 gennaio 2021
Ore: 17:00

Il genio in erba
Rossini, Sinfonia in Re maggiore “Del Conventello” per orchestra
R. Strauss, Concerto per violino op. 8
Bizet, Sinfonia in do maggiore GB 115

Direttore: Carlo Boccadoro
Violino: Pavel Berman
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Gioachino Rossini (1792 – 1868)
Sinfonia in Re maggiore “Del Conventello” per orchestra

Richard  Strauss (1864-1949)
Concerto per violino op.8
I: Allegro
II: Lento, ma non troppo
III: Rondo: Presto

Georges Bizet (1838-1875)
Sinfonia in do maggiore GB 115
I: Allegro vivo
II: Adagio
III: Menuetto
IV: Allegro vivace


Il genio in erba

La musica oggi in programma è un ritratto della gioventù, composta com’è da due promettenti diciassettenni e da un terzo autore comunque assai giovane. Pur essendone allora ignari, erano tutti avviati verso un futuro luminoso, le cui tracce siamo invitati a cercare in queste brillanti prove giovanili.

Diciassette anni aveva Richard Strauss quando, nel 1881, mise mano al Concerto per violino in re minore op. 8. Ancora studente a Monaco, nel capoluogo bavarese aveva ottenuto quell’anno i primi riconoscimenti pubblici, con l’esecuzione in sedi prestigiose del Quartetto in La maggiore e della Sinfonia in re minore. Trascorsa parte dell’estate 1882 a Bayreuth con il padre, primo corno al debutto del Parsifal, il 5 dicembre di quell’anno il compositore in erba presentava la sua nuova creatura a Vienna, dove si trovava per una tournée, accompagnando al pianoforte il dedicatario del concerto, Benno Walter, in una riduzione per violino e pianoforte in cui, secondo gli usi dell’epoca, il concerto ebbe una buona circolazione. Favorevolissima, d’altra parte, fu l’accoglienza della stessa “prima” viennese, in occasione della quale il severo critico Eduard Hanslick indicò nel ragazzo «un talento poco ordinario». Naturalmente la scrittura del giovane Strauss – il futuro autore dei poemi sinfonici, sommo operista e liederista – reclama però la grande orchestra romantica, come dichiara sin dall’attacco l’articolata introduzione all’Allegro d’apertura di questa partitura imponente. Analogamente al Concerto per violino, anch’esso in re minore, composto dal tredicenne Mendelssohn esattamente sessant’anni prima (lo si ascolterà il 4 e 6 marzo), si tratta del saggio sontuoso di un talento straordinario che si esprime sul terreno della grande forma, navigando opportunamente lungo la costa, al riparo dei modelli su cui si è formato. In questo caso i modelli, per lo studente cresciuto alla scuola classicista monacense (l’incontro con Wagner non è all’epoca ancora avvenuto), i modelli non possono essere che classici e, tra i romantici, i “classicisti” Mendelssohn, quello del Concerto maggiore per violino, l’op. 64 (anch’esso in programma il 4 e 6 marzo), e Brahms. Nella tonalità in cui aveva già composto nel 1880 la citata Sinfonia, il diciassettenne Strauss costruisce la vasta architettura d’un concerto a regola d’arte, che contempera la grandiosità dell’Allegro, il quieto lirismo del Lento ma non troppo in sol minore e l’estroverso, brillante virtuosismo del Rondò. Prestissimo.

Bizet compose la Sinfonia in Do maggiore a Parigi nell’autunno 1855, all’indomani del diciassettesimo compleanno e pochi mesi dopo la “prima” all’Opéra dei Vespri siciliani. Non il romanticismo verdiano è però il riferimento del talento in erba, bensì il mondo sonoro del classicismo viennese, filtrato attraverso Mendelssohn e Gounod, di cui Bizet aveva appena trascritto la Sinfonia in Re maggiore. Rimasto inedito e ignoto fino al 1935, il lavoro nulla ha dell’esercizio in un sinfonismo che Bizet percepiva come poco congeniale: è piuttosto un gioiello di romanticismo aurorale, d’un protoromanticismo ignaro di tensioni insolubili, ingenuo in senso schilleriano: una “voce” che potrà ricordare quella di Schubert, con cui non ha relazioni se non, fondamentale, la derivazione dai classici. La frequentazione con Haydn Mozart e Beethoven è evidente nel I tempo (si notino in tutta la sinfonia le indicazioni agogiche, volte alla massima brillantezza, Allegro vivo o vivace, compensate dal lirismo dell’Adagio), un condensato d’energia caratterizzato da un tema perentorio dominato da una formula ritmica poi pervasiva (alla Beethoven, tre note appena), che assicura uno slancio controbilanciato dall’alata cantabilità del II tema. Dal suggestivo, indugiante avvio dell’Adagio sboccia la melopea dell’oboe, le cui inflessioni esotiche lasciano brevemente il campo a un più franco élan romantico, prima che s’inneschi un fugato a quattro voci su un soggetto scherzoso, parente nel profilo melodico del I tema dell’Allegro vivo d’apertura. Si apprezzi, nella mirabile ingegneria di questa costruzione equilibratissima (parto “ingenuo” dell’efebo, ma al contempo architettura sonora sapientissima), l’adozione di strategie che compensino la tensione verso quel parossismo energetico che infiammerà la Carmen vent’anni esatti più tardi: andranno interpretate in questo senso la presenza, nello Scherzo (Allegro vivace), di un’ampia melodia ai violini da eseguirsi piano con molta espressione; il pesante bordone di viole e violoncelli su cui il clarinetto, il corno e poi l’oboe intrecciano un rustico Ländler nel Trio dello stesso Scherzo; infine, l’affiorare, in quel meccanismo a tamburo battente che è l’Allegro vivace conclusivo, d’un tema cantabile dall’afflato lirico.

Raffaele Mellace

Carlo Boccadoro

Carlo Boccadoro
Carlo Boccadoro ha studiato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove si è diplomato in Pianoforte e Strumenti a Percussione. Nello stesso istituto ha studiato Composizione con diversi insegnanti, tra i quali Paolo Arata, Bruno Cerchio, Ivan Fedele e Marco Tutino. Dal 1990 la sua musica è presente in importanti stagioni concertistiche e sale da concerto tra cui: Teatro alla Scala, Biennale di Venezia, Bang On A Can Marathon di New York, Orchestra Filarmonica della Scala, Gewandhaus di Lipsia, Aspen Music Festival, Monday Evening Concerts (Los Angeles), Detroit Symphony Orchestra, Musikverein di Vienna, Salle Pleyel di Parigi, Teatro La Fenice di Venezia, Barbican Centre di Londra, Alte Oper di Francoforte, Festival di Lucerna, Concertgebouw di Amsterdam, National Concert Hall Dublin, Royal Academy di Glasgow, Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Filarmonica ‘900 del Regio di Torino, I Pomeriggi Musicali, Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, Arena di Verona, Festival MITO, Unione Musicale di Torino; Mittelfest di Cividale del Friuli; Tiroler Festpiel; Società del Quartetto di Milano, Festival Bolzano Danza, Settimane Musicali di Stresa; Teatro Comunale di Bologna; Ferrara Musica, Aterforum, Orchestra Arturo Toscanini dell’Emilia Romagna, Teatro Regio di Parma; Orchestra della Toscana; Cantiere Internazionale D’Arte di Montepulciano; Accademia Filarmonica Romana; RomaEuropa Festival, Teatro Massimo di Palermo; Teatro Comunale di Cagliari, e molti altri. Ha collaborato con artisti provenienti da mondi molto diversi, tra i quali Riccardo Chailly, Omer Meir Wellber, Gianandrea Noseda, John Axelrod, Franco Battiato, Luca Ronconi, Gavin Bryars, David Lang, Enrico Dindo, Lu Ja, Antonio Ballista, Donald Crockett, James MacMillan, Vicky Ray, Evan Ziporyn, Bruno Canino, Marcello Panni, Eugenio Finardi, Domenico Nordio, Mario Brunello, Enzo Cucchi, Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Federico Maria Sardelli, Giovanni Mancuso, Giuseppe Albanese, il duo Pepicelli, Roberto Prosseda, Claudio Bisio, Moni Ovadia, Andrea Lucchesini, Ars Ludi, Bruno Casoni, Danilo Rossi, Emanuele Segre, Fabrizio Meloni, Valerio Magrelli, Giovanni Sollima, Pietro De Maria, Lina Sastri, Abdullah Ibrahim, Jim Hall, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Mauro Negri, Paolo Birro, Bebo Ferra, Glauco Venier, Roberto Dani, Andrea Dulbecco, Paolino Dalla Porta, Emanuele Cisi, Furio Di Castri, Chris Collins. Nel 2001 è stato selezionato dalla Rai per partecipare alla Tribuna Internazionale dei Compositori dell’UNESCO a Parigi. Nel 2004 Luciano Berio gli ha commissionato, per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’opera per ragazzi La nave a tre piani, eseguita all’Auditorium di Roma diretta dall’Autore stesso nel 2005 e successivamente ripresa lo stesso anno dal Teatro Regio di Torino. Ha inoltre scritto altre quattro opere da camera: A qualcuno piace tango (eseguita a Torino, Milano, Palermo, Montepulciano, Narni, Terni, Amelia) Robinson (eseguita a Terni, Narni, Amelia, Torino e Napoli), Cappuccetto rosso (Modena) e Boletus (Terni). È tra i fondatori del progetto culturale Sentieri selvaggi, che comprende un Festival al Teatro Elfo Puccini di Milano e un Ensemble di cui è direttore artistico e musicale. Svolge anche attività come direttore d’orchestra: ha diretto l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Royal Philarmonic Orchestra, I Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, l’Orchestra della Toscana, L’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona e altre ancora. Diverse sue composizioni sono state registrate su etichette discografiche come EMI Classics, Sony Classical, Ricordi, Warner Classics, Canteloupe Music, Agorà, Velut Luna, Materiali Sonori, Sensible Records, Phoenix Classics.


Pavel Berman
violino

Nato a Mosca, vi frequenta il Conservatorio Tchaikovsky. Attira l’attenzione internazionale molto giovane, vincendo nel 1990 il Primo Premio e la Medaglia D’oro al Concorso Internazionale di Violino di Indianapolis.

Nel 1992 si trasferisce a New York, dove è allievo di Dorothy DeLay e di Isaac Stern alla Julliard School.  Collabora come solista e direttore con grandi orchestre fra cui Berliner Symphoniker, Orchestra sinfonica Nazionale della RAI, Virtuosi di Mosca, Dallas Symphony, Tokyo

Philharmonic e molte altre, esibendosi nelle più prestigiose sale come Carnegie Hall, Teatro alla Scala e altre.

Nel 1998 è fondatore e direttore musicale dell’orchestra da Camera di Kaunas (Lituania). Ha preso parte alla Giuria di concorsi come Premio Paganini, Enescu, IsangYun, Vienna Strings Competition.

Attualmente è docente presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Suona l’Antonio Stradivari 1702 ex “David Oistrach”, proprietà della Fondazione Pro Canale – Milano.

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