Europa, volti di una tradizione - Teatro Dal Verme

Le date

Sala Grande
giovedì 13 maggio 2021
Ore: 10:00*
giovedì 13 maggio 2021
Ore: 20:00
sabato 15 maggio 2021
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

La quieta poesia della notte
Martucci, Notturno op. 70 n. 1
Prokof’ev, Concerto n. 2 per violino e orchestra in sol minore op. 63
Fauré, Pelléas e Mélisande op. 80a, suite dalle musiche di scena
Ravel, Le tombeau de Couperin

Direttore: Alessandro Cadario
Violino: Roman Simovic
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Giuseppe Martucci (1856-1909)
Notturno op.70 n.1

Sergej Prokof’ev (1891-1953)
Concerto per Violino e Orchestra n. 2  op. 63

I: Allegro moderato
II: Andante assai
III: Allegro ben marcato

Gabriel Fauré (1845-1924)
Pélleas et Mélisande op. 80a, suite dalle musiche di scena

I : Prélude
II : Fileuse
III : Sicilenne
IV : La mort de Mélisande

Maurice Ravel (1875-1937)
Le tombeau de Couperin

I: Prélude. Vif
II: Forlane. Allegretto
III: Menuet. Allegro moderato
IV : Rigaudon. Assez vif


La quieta poesia della notte

La 76° stagione dei Pomeriggi Musicali si avvia al termine con un concerto dal tono prevalentemente crepuscolare, quasi notturno, benché non privo del correttivo d’una vitalità prorompente. Lo fa confrontandosi con quell’epoca cruciale, tra Otto e Novecento, che ha inventato la modernità in musica. Il quadrifoglio di lavori in programma abbraccia l’Europa musicale, collegando una molteplicità di città e nazioni, ma eleggendo inequivocabilmente un centro, un cuore pulsante: Parigi. Alla belle époque della musica fin de siècle ci introduce, dalla posizione geograficamente più periferica ma più prossima a noi, Giuseppe Martucci, la figura più significativa nella musica strumentale italiana del tardo Ottocento. Martucci offre una rielaborazione personale, in chiave di lirismo cantabile, del modello tedesco di Mendelssohn, Schumann e Brahms, che gli meritò la pubblicazione, nella Lipsia di Mendelssohn e Schumann, di ben sei lavori da camera, già premiati dalla Società del Quartetto di Milano. Come direttore Martucci propose la prima italiana del Tristano, Brahms e Debussy, scrisse due concerti per pianoforte e due sinfonie. Il Notturno op. 70 n. 1 (1901), trascrizione di una pagina pianistica (1891), amato da Toscanini, compendia credo estetico e inclinazioni personali del compositore, che da direttore del Conservatorio di Bologna orientò Respighi e Casella. La breve pagina sinfonica propone la quieta elegia della notte, filtrando la malinconia di marca brahmsiana con un calore tutto mediterraneo.

Siamo già a Parigi con il Concerto per violino n. 2 di Sergeij Prokof’ev. Lì fu scritto il tema principale del I tempo, a Voronež, in Russia, quello del II, l’orchestrazione fu ultimata a Baku, in Azerbaijan, e la “prima” avvenne il 1° dicembre 1935 a Madrid: dimostrazione, scrive l’autore, della «vita nomade» di quegli anni. Intecettiamo Prokof’ev a una svolta esistenziale, la vigilia del rientro definitivo (1936) in Unione Sovietica dopo diciotto anni di peregrinazioni tra Stati Uniti ed Europa, inclusa la Parigi di Ravel e Debussy. L’ultima commissione occidentale del compositore russo nasce per il violinista francese Robert Soëtens, che con il collega Samuel Dushkin, dedicatario nel 1931 del Concerto per violino di Stravinskij, aveva interpretato la “prima” della Sonata per due violini di Prokof’ev. Concepito in origine anch’esso come sonata, il Concerto in sol minore è un gioiello di poesia crepuscolare, caratterizzato da quel terso lirismo che costituisce lo splendido marchio di fabbrica dell’ispirazione di questo gigante del Novecento. Campeggia nel cuore del concerto l’Andante assai, il cui bellissimo tema principale promana dolcezza ed eleganza in perfetta prossimità espressiva e spirituale con la musica del balletto Romeo e Giulietta composto da Prokof’ev in quello stesso 1935. Musica che pare realizzare le idee espresse nel 1931 sulla missione del compositore: «È passato il tempo in cui la musica veniva creata per un manipolo di esteti. Oggi vaste folle popolari sono giunte faccia a faccia con la musica seria e se ne stanno in attesa con ardente impazienza. […] Le folle amano la grande musica, la musica di grandi eventi, di grandi amori, di vivide danze. Esse capiscono assai più di quanto credano taluni compositori».

Due capolavori del sinfonismo francese costituiscono la seconda parte del concerto. Complessa la vicenda della Suite Pelléas et Melisande op. 80 di Gabriel Fauré. Nel 1898 al compositore francese furono commissionate dall’attrice inglese Mrs Patrick Campbell le musiche di scene per il dramma lirico omonimo del poeta belga Maurice Maeterlinck, il testo più fortunato del simbolismo musicale, che avrebbe ugualmente impegnato Schoenberg, Sibelius e Debussy. Dei 19 numeri della partitura originaria, strumentata dall’allievo Charles Koechlin, Fauré trasse, orchestrando per un organico più ampio, una suite da concerto presentata a Parigi il 3 febbraio 1901, una settimana dopo la morte di Verdi. L’ascoltatore affronta in quattro stazioni un percorso compiuto attraverso la vicenda infelice dei due amanti. Il Prélude evoca la sfuggente dolcezza di Melisande, i presagi dell’epilogo funesto, la figura minacciosa del marito Golaud; La fileuse presenta il personaggio all’arcolaio, con i violini I che imitano l’avvolgimento del filo e l’oboe chiamato a dar voce all’autenticità naïve di Melisande. La celebre Sicilienne, aggiunta alla suite nel 1909, simbolo del corteggiamento presso la fontana abbandonata, proviene dalle incompiute musiche di scena per Le bourgeois gentilhomme, passando da una pagina per violoncello e pianoforte (1893). La mort de Melisande chiude la vicenda con una sommessa marcia funebre.

Funebre è, sin dal titolo, l’ispirazione del Tombeau de Couperin, il grande progetto coltivato da Maurice Ravel durante la Grande Guerra. Composto originariamente per il pianoforte tra il 1914 e il 1917, anno aperto dalla morte della madre, il Tombeau è dedicato alla memoria di sei amici caduti al fronte. La vedova di uno di questi, Marguerite Long, interpreterà la “prima” della versione originaria. Epurata di due numeri squisitamente pianistici, la raccolta venne orchestrata nel 1919. In puro stile neoclassico, il Tombeau esprime in termini esemplari l’estetica raveliana della rivisitazione dell’antico coniugando forme di danza barocca, lessico melodico-ritmico del Settecento francese, anacronismi di strumentazione (il ricorso frequente al corno inglese), tonalità tradizionale e predilezione tutta moderna per l’armonia di settime e none cara a Debussy. Difficile scegliere in tanta delicatezza poetica, dal disegno limpido ed essenziale, in cui la grazia prevale sulla malinconia: forse il tourbillon che mette subito a dura prova l’oboe nel Prélude, l’eleganza sorniona della Forlane, la melopea pastorale dei legni nel Menuet color pastello, il brillante Rigaudon, in cui s’intrufola, ancora con la voce penetrante dell’oboe, il timbro d’un Settecento bucolico.


Alessandro Cadario
direttore e direttore ospite principale

Alessandro Cadario è Direttore Ospite Principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali dal 2016. Ha diretto nelle stagioni dei principali enti lirici e festival italiani e internazionali; ha diretto importanti orchestre, tra cui il Coro e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica della Fenice, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Ha attirato l’attenzione di pubblico e critica nel 2014, in occasione del suo debutto alla Società del Quartetto di Milano e nel 2015 nella stagione dell’Opera di Firenze e del Teatro Petruzzelli. Sempre nel 2015 ha debuttato al Teatro alla Scala di Milano. Nel 2017 è stato scelto dalla Presidenza del Senato per dirigere il prestigioso concerto natalizio, trasmesso in diretta su RAI 1 dall’Aula del Senato e all’oggi, ha all’attivo collaborazioni con solisti come Mario Brunello, Alessandro Carbonare, Gautier Capuçon, Giovanni Sollima, Francesca Dego e Roman Simovic.


Roman Simovic
violino

Il brillante virtuosismo, l’innata musicalità e un’ampia immaginazione hanno portato Roman Simovic a esibirsi in tutto il mondo, nelle più importanti sale da concerto. I numerosi premi vinti in concorsi internazionali (Rodolfo Lipizer, Sion-Valais, Yampolsky Violin Competition, Henryk Wieniawski Competition) lo hanno imposto come uno dei più importanti violinisti della sua generazione.

Come solista si è esibito con alcune tra le più prestigiose orchestre al mondo (London Symphony Orchestra, Orchestra del Teatro Mariinskij, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Franz Liszt Chamber Orchestra, Camerata Salzburg, Poznan Philharmonia, Prague Philharmonia, BBC Scottish Symphony Orchestra) con direttori quali Gergiev, Pappano, Harding, Noseda, Kristjan Järvi, Belohlavek, Heras-Casado, Znaider, Wilson, Elder.

Regolarmente invitato a suonare nei più importanti festival internazionali, collabora stabilmente con musicisti quali Leonidas Kavakos, Yuja Wang, Gautier Capuçon, Tabea Zimermann, Misha Maisky, Shlomo Mintz, François Leleux, Itamar Golan, Simon Trpčeski, Janine Jansen, Julian Rachlin. Molto attivo anche in ambito didattico, tiene frequenti masterclass negli Stati Uniti, Regno Unito, Corea del Sud, Serbia, Montenegro, Israele e Italia.

Simovic è primo violino solista della London Symphony Orchestra e suona un violino Stradivari del 1709 donato da Jonathan Moulds, presidente della Bank of America.