Le date

Sala Grande
giovedì 25 marzo 2021
Ore: 10:00*
giovedì 25 marzo 2021
Ore: 20:00
sabato 27 marzo 2021
Ore: 17:00
*I Pomeriggi in anteprima

Lo spirito di Händel nelle mani di Haydn
Haydn, La Creazione, oratorio per soli, coro e orchestra Hob: XXI: 2

Direttore: Diego Fasolis
Coro della Radio Televisione Svizzera
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Note di sala

Franz Joseph Haydn (1732-1809)
La Creazione, oratorio per soli, coro e orchestra, Hob: XXI: 2


Lo spirito di Händel nelle mani di Haydn

La prima occasione di mettersi in luce per il ventenne Giuseppe Verdi fu dirigere nel 1834 al Teatro dei Filodrammatici La creazione di Haydn. Milano aveva prontamente recepito il capolavoro haydniano, proponendone la quarta esecuzione italiana il 17 marzo 1810, a meno d’un anno dalla morte del compositore. Che i contemporanei percepissero La creazione, anche in virtù del soggetto sublime, come il vertice della produzione di Haydn è indubbio. Per un’esecuzione all’Opéra di Parigi nel 1801 i musicisti fecero coniare per il compositore una medaglia d’oro, accompagnandola con una lettera in cui affermano, «pieni d’autentica ammirazione per il suo genio», che «l’imponente concezione di questo oratorio oltrepassa, se possibile, tutto ciò che questo saggio compositore aveva offerto sin qui all’Europa stupita». Lo stesso Haydn avrebbe dichiarato che, se la fama d’un autore si basa su un paio di lavori, «la sua Creazione sarebbe sopravvissuta». Forse nessun episodio rappresenta però emblematicamente la portata simbolica del lavoro quanto l’esecuzione all’Università di Vienna del 27 marzo 1808, direttore Salieri e forse presente Beethoven, quando l’anziano e malato Haydn venne portato via a braccia al termine della Parte I per evitargli un’emozione eccessiva.

La Creazione nasce da una storia di due città, Londra e Vienna, i poli dell’estrema maturità di Haydn. Durante il secondo viaggio londinese (1794-95) il compositore acquisì un libretto inglese anonimo forse destinato a Handel, probabilmente per intonarlo per i concerti dell’impresario Johann Peter Salomon, da cui però si dissociò. Portò allora il libretto con sé a Vienna, dove il barone Gottfried van Swieten ne realizzò una versione tedesca che Haydn intonò tra la seconda parte del 1796 e l’inizio del ’98 con piena immedesimazione spirituale («non sono mai stato così devoto come nel periodo in cui lavoravo alla Creazione») e in perfetta sintonia con quel Grande racconto cristiano che per Eugenio Trías rappresenta il riferimento mitico-simbolico dell’intera produzione del compositore. Fondato su due pilastri veterotestamentari, Genesi 1,1-2,4 e il Salterio, il libretto è profondamente debitore della tradizione inglese nella terza, decisiva fonte: il poema Paradise Lost di John Milton. Al di là di tali circostanze, confermate dalla causa che Salomon intentò contro Haydn per il diritto alla prima esecuzione, il pendolo Londra-Vienna riveste un significato culturale più profondo: stabilire un contatto diretto tra Haydn e la grande tradizione dell’oratorio handeliano, oggetto di culto in Inghilterra e modello della Creazione. Swieten meglio di altri a Vienna era in grado di apprezzare quella tradizione, avendo costituito una società per la promozione della musica antica. Grazie a Swieten un decennio prima Mozart aveva scoperto Bach e Handel e adattato quattro lavori handeliani. Fu così un concerto della Società di Swieten a proporre la “prima” privata della Creazione, il 30 aprile 1798, dopo la prova generale del 29 aprile, mentre la prima esecuzione pubblica avvenne il 19 marzo 1799 al Teatro di Corte. Tramite La Creazione e poi Le stagioni avviene la saldatura tra la sintesi stilistica degli oratori handeliani e il maturo classicismo di Haydn, che in quegli anni lavora ai grandi affreschi sinfonico-corali delle ultime sei messe, di cui la Schöpfungsmesse (1801) riprenderà il duetto tra Adamo ed Eva dalla Creazione.

Impaginato secondo la tripartizione degli oratori handeliani come il Messiah, epico, unificato da un piano armonico rigoroso, La creazione persegue due strategie diverse. Nelle prime due parti, i sei giorni della creazione (i quattro delle creature inanimate seguiti dai due degli esseri animati) sono scanditi dall’ordinato alternarsi di cori e numeri solistici, recitativi che descrivono gli eventi e arie, affidati al terzetto di angeli miltoniani, spesso coadiuvati dal coro, all’insegna d’una concezione sinfonico-corale lontana dall’oratorio italiano. La Parte III canta invece l’idillio del Paradiso terrestre, abitato dai progenitori ancora ignari del peccato originale. Le due zone parlano ciascuna un linguaggio proprio. L’atto creativo è rappresentato con un arsenale impressionante di espedienti soprattutto strumentali che mettono il magistero del grande sinfonista, ma anche operista e compositore di musica sacra, con all’attivo un lavoro eccezionale come Le ultime sette parole del nostro Salvatore sulla Croce, al servizio d’una vocazione descrittiva carissima al Settecento, specie negli accuratissimi accompagnati. Tale concezione frutta il tocco umoristico del controfagotto nel variopinto e articolatissimo recitativo accompagnato n. 21 che narra la creazione delle specie animali, colori memorabili come l’introduzione dell’oboe al solo di Gabriel con coro n. 4, la felicità espressiva di taluni spunti tematici (il saluto al neonato mondo proclamato dal coro con freschezza primigenia nell’aria di Uriel n. 2), la fantasia ornitologica dell’aria di Gabriel n. 15, ma soprattutto il capolavoro, introduzione e recitativo con coro, con cui l’oratorio si apre. Haydn vi osa l’inaudito: la rappresentazione del caos primordiale tramite una tormentata pagina sinfonica in do minore che lungo un percorso tortuoso, armonicamente instabile e retoricamente significativo, in anticipo d’un quarto di secolo sul I tempo della Nona di Beethoven, trova progressivamente la stabilità, fino all’esplosione impressionante di coro e orchestra al biblico “fiat lux”, risolto in un tripudio in Do maggiore che impressionò sin dalla prima esecuzione. Nella Parte III prende il sopravvento, un lustro appena dopo il Flauto magico, il linguaggio della commedia, il vocabolario del Singspiel, che presta voce cordiale e affettuosa alla coppia dei progenitori, culminando nel duetto n. 32, coronato da un Allegro a ritmo di contraddanza, prima che la terza e ultima fuga dell’oratorio esalti con perentoria solennità la gloria divina.


Diego Fasolis
direttore

Riconosciuto nel mondo come uno degli interpreti di riferimento per la musica storicamente informata, unisce rigore stilistico, versatilità e virtuosismo. Ha studiato a Zurigo, Parigi e Cremona, conseguendo quattro diplomi con distinzione. Ha iniziato poi la sua carriera come concertista d’organo, eseguendo più volte l’integrale di Bach, Mozart, Mendelssohn, Liszt.

Nel 1993 è stato nominato Direttore stabile dei complessi vocali e strumentali della Radiotelevisione svizzera. Dal 1998 dirige I Barocchisti, ensemble con strumenti storici da lui fondato insieme alla moglie Adriana Brambilla, prematuramente scomparsa, alla quale ha dedicato nel 2013 una Fondazione benefica per il sostegno di giovani musicisti. Ha collaborato con Cecilia Bartoli in registrazioni audio e video e importanti tournée internazionali.

Nel 2016 la Scala gli ha affidato la creazione di un’orchestra con strumenti originali, che ha diretto nel Trionfo del Tempo e del Disinganno. Sempre nel 2016 ha raccolto l’eredità di Nikolaus Harnoncourt, eseguendo tre volte la Sinfonia n. 9 di Beethoven al Musikverein di Vienna.

Nel 2011 Papa Benedetto XVI gli ha conferito un dottorato honoris causa per il suo impegno nell’interpretazione di musica sacra.

Vanta un’imponente discografia comprendente più di cento titoli con cui ha ottenuto numerosi dischi d’oro nomination ai Grammy Awards.


Coro della Radiotelevisione Svizzera

Fondato nel 1936 da Edwin Loehrer, ha raggiunto rinomanza internazionale con registrazioni radiofoniche e discografiche relative al repertorio italiano tra Cinque e Settecento. Dopo Edwin Loehrer, Francis Travis e André Ducret, nel 1993 il Coro è stato affidato a Diego Fasolis, con cui si è sviluppata una ricca attività concertistica e discografica che lo ha oggi portato a essere riconosciuto come uno dei migliori complessi vocali esistenti. Disco d’oro, Grand Prix du Disque, Diapason d’or, Stella di Fonoforum, Alte Musik Aktuell, Grammy Award sono alcuni dei riconoscimenti assegnati al Coro per le produzioni discografiche. Claudio Abbado, René Clemencic, Michel Corboz, Ton Koopman, Robert King, Gustav Leonhardt, Alain Lombard, Michael Radulescu sono alcuni tra i direttori che hanno lodato le qualità del Coro. Grandemente apprezzato da Cecilia Bartoli, il Coro ha presenziato al Festival di Pentecoste e al Festival estivo di Salisburgo, in Norma di Bellini, Iphigénie en Tauride di Gluck e Semele di Händel e in un programma monografico dedicato a Palestrina per l’apertura delle Ouvertures Spirituelles.