Le date

Sala Grande
giovedì 15 febbraio 2007
Ore: 21:00
sabato 17 febbraio 2007
Ore: 17:00

Giovedì 15 febbraio, ore 21 Milano – Teatro Dal Verme
Venerdì 16 febbraio, ore 21 Pavia – Teatro Fraschini
Sabato 17 febbraio, ore 17 Milano – Teatro Dal Verme
Musica Massonica
Direttore: Hansjörg Schellenberger
Pianoforte: Roberto Giordano
Basso: Carlo Malinverno
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Programma:
Antonio Salieri
Armonia per un tempio della notte

Wolfgang Amadeus Mozart
Il flauto magico, ouverture K 620
Due arie per basso da “Il flauto magico”
O Isis und Osiris
In diesem heil’gen Hallen
Musica funebre massonica K 477Rondò per pianoforte e orchestra K 386
Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 in La maggiore K 488
Allegro – Adagio Allegro assai

Il Concerto
di Piero Rattalino
Mozart massone. Un tempo questa notizia, in sé puramente storica, solleticava in due sensi opposti – o scandalo o entusiasmo – i cattivi propositi di chi vedeva nella massoneria un covo di cospiratori che avrebbero voluto trascinar nella polvere il trono e l’altare. Questa mitologia andava però semmai riferita all’inizio dell’Ottocento, quand’era nata, mentre nel Settecento esser massoni significava soltanto far parte di un gruppo di persone, appartenenti a classi diverse, che condividevano certe idee sulla società civile e che erano contrarie non all’altare ma all’intolleranza religiosa, non al trono ma all’assolutismo. Questo significava per Mozarte per tanti altri musicisti esser massoni. E una volta accertato ciò, ecco che tanto lo scandalo quanto l’entusiasmo si rivelavano per quello che erano: fantasie di zoticoni e di codini. Ma se nel Settecento era stato in fondo normale, per un intellettuale, esser massone, l’appartenenza di Mozart alla massoneria non faceva più notizia: veniva a mancare, come dicono proverbialmente i giornalisti, l’eccezionalità dell’uomo che morde il cane, mentre restava la banalità del cane che morde l’uomo. Perciò alla notizia storicamente accertata venne aggiunta un’ipotesi più “ardita”. Oltre che massone, Mozartera stato uno degli Illuminati di Baviera, setta “tenebrosa” di ispirazione libertaria e comunista..

Un volume di quattrocentoquarantacinque pagine, pubblicato nel 2001, è intitolato Goethe, Mozart e Mayr fratelli llluminati. L’Ordine degli Illuminati era stata fondato nel 1775 da Adam Weishaupt, professore di diritto canonico nella università di Ingolstadt, era stata resa operante nel 1780 dal barone Adolf von Knigge ma era poi stata interdetta dal Principe Elettore di Baviera nel 1784 e si era sciolta nel 1785. Il Weishaupt, massone dal 1777, aveva cercato di orientare la massoneria secondo le sue idee libertarie ma non era riuscito nell’intento e la massoneria aveva anzi preso le distanze da lui.

Si è spesso detto che Goethe e Herder appartenessero all’Ordine degli Illuminati, ma nessun documento lo accerta in modo inconfutabile. E tanto meno è accertabile l’appartenenza nel caso di Mozart, il quale conobbe sicuramente vari Illuminati, così come conobbe vari appartenenti alla setta degli Asiatici e alla setta dei Rosacroce. Mancando qualsiasi documento in proposito non solo non si può dir con sicurezza che Mozart condividesse le idealità di queste varie sette, ma nemmeno che fosse a conoscenza dell’appartenenza ad esse di persone che aveva occasione di incontrare, perché la più assoluta segretezza era caratteristica sia degli Illuminati che degli Asiatici che dei Rosacroce. Mozart, per quanto ne sappiamo, fu dunque, come dire?, soltanto un onesto ed ingenuo e fedele massone.

La massoneria, pur richiamandosi ai misteri egizi, era ancor “giovane”, quando Mozart vi aderì. Era stata fondata nel 1717, si era diffusa rapidamente in Europa ed aveva prosperato malgrado le durissime condanne dei papi Clemente XII (1738) e Benedetto XIV (1751), condanne che, non essendo state pronunciate ex cathedra, non erano vincolanti e che non erano state pubblicate in vari stati d’Europa. Riassumo qui in uno specchietto i principali dati riguardanti il rapporto fra Mozart e la massoneria:

1772:
Mozart compone il Lied massonico O heiliges Band der Freudschaft K 148 per coro all’unisono e pianoforte, su testo di Ludwig Friedrich Lenz.

1776:
composizione delle musiche per il dramma del massone Tobias Philipp Gebler Thamos, König in Ägypten K 345.

Dicembre 1777:
Mozart conosce a Mannheim Theobald Marchand, fondatore della locale loggia massonica, e il barone Otto von Gemmingen, che l’anno dopo gli fornisce il libretto per il melologo Semiramis, di cui non ci è pervenuta, ammesso che sia stata scritta almeno in parte, la musica.

11 febbraio 1783:
il barone von Gemmingen, stabilitosi a Vienna, fonda la loggia Zur Wohltätigkeit (Alla Beneficenza) ed invita Mozart ad entrarvi. Qualche studioso sostiene che i dubbi di Mozart nell’accettare l’invito siano espressi nell’Andante con moto del Quartetto K 428.

17 novembre 1784:
Mozart invia la lettera di candidatura alla loggia del barone von Gemmingen.

14 dicembre:
è ammesso come “apprendista” nella loggia Alla Beneficenza.

24 dicembre:
assiste all’ammissione del conte Apponyi nella loggia Zur wahren Eintracht (Alla Vera Concordia), nei cui locali ha sede anche la loggia Alla Beneficenza.

7 gennaio 1785:
viene promosso al grado di “compagno” nella loggia Alla Vera Concordia.

10 gennaio:
compone l’Andante del Quartetto K 464, che secondo alcuni è ispirato alla cerimonia del 7.

13 gennaio:
è promosso “maestro massone” nella loggia Alla Vera Concordia.

14 gennaio:
termina il Quartetto K 465, detto Delle Dissonanze, il cui primo tempo sarebbe ispirato al passaggio iniziatico dal caos alla ragione.

28 gennaio:
Mozart assiste alla riunione della loggia Alla Vera Concordia in cui viene esaminata la candidatura di Joseph Haydn; il candidato non è presente.

11 febbraio:
cerimonia di ammissione di Haydn; Mozart, impegnato in un concerto (prima esecuzione del Concerto K 466), non può presenziare.

9 marzo:
Mozart termina di comporre il Concerto K 467, il cui secondo movimento è ispirato secondo alcuni studiosi al Terzo Grado della massoneria

26 marzo:
compone il Lied zur Gesellereise K 468 su testo di Joseph Franz von Ratschky, dedicato alla massoneria e legato alla candidatura presentata da suo padre Leopold, in visita a Vienna.

6 aprile:
Leopold Mozart viene ammesso come “apprendista” nella loggia Alla Beneficenza.

16 aprile:
Leopold Mozart è promosso “compagno” nella loggia Alla Vera Concordia.

20 aprile:
Mozart termina la cantata Die Maurerfreude (La Gioia Massonica) K 471 su testo di Franz Petran, in onore dello scrittore e mineralogista Ignaz von Born, Maestro Venerabile della loggia Alla Vera Concordia e, secondo alcuni studiosi, modello per il Sarastro del Flauto magico; la composizione viene eseguita il 24 aprile nella loggia Zur gekrönten Hoffnung (Alla Speranza Incoronata) ed è pubblicata il 17 agosto da Artaria, “a beneficio dei poveri”; altre esecuzioni seguono in altre logge l’1 e il 7 maggio.

22 aprile:
Leopold Mozart è promosso “maestro massone” nella loggia Alla Vera Concordia.

Luglio:
Mozart compone la cantata Maurerische Trauermusik (Musica Funebre Massonica) K 477 e due canti per coro maschile e orchestra, Des Todes Werk e Vollbracht ist die Arbeit, che sono andati perduti.

20 ottobre:
Mozart e il clarinettista Anton Stadler prendono parte ad un concerto nella loggia Zur Palmbaum (Alla Palma), a beneficio di due suonatori di corno bassetto massoni.

17 novembre:
esecuzione della Musica Funebre Massonica nella loggia Alla Speranza Incoronata in memoria di due fratelli massoni da poco defunti; una nuova versione di questa composizione è eseguita in un’altra loggia il 7 dicembre.

11 dicembre:
l’imperatore Giuseppe II ordina che le logge di Vienna vengano ridotte da otto a due o tre.

15 dicembre:
Mozart suona un concerto per pianoforte ed improvvisa nella loggia Alla Speranza Incoronata, di nuovo a beneficio dei due suonatori di corno bassetto.

19 dicembre:
la loggia Alla Beneficenza si scioglie; Mozart e il barone von Gemmingen passano alla loggia Alla Speranza Incoronata

Gennaio 1786:
Mozart compone i canti Zerfliesset heut’, geliebte BrüderK 483 e Ihre unsre neuen Leiter K 484 su testi di Augustin Veith von Schlittersberg; i due canti vengono eseguiti nella loggia Alla Speranza Incoronata il 14 gennaio, ma Mozart, ammalato, non è presente.

Primavera: Mozart lavora alla cantata Dir, Seele des Weltalls K 429, iniziata nell’anno precedente, ma non la finisce; il completamento è dovuto all’abate Maximilian Stadler.

14 gennaio 1787:
apertura della loggia Alla Speranza Nuovamente Incoronata, a cui è iscritto Mozart.

12 gennaio 1788:
Mozart suona in un concerto in onore dell’arciduca Franz e dell’arciduchessa Elisabeth che ha luogo nella loggia Alla Speranza Nuovamnente Incoronata.

Gennaio 1790:
è presente ad una riunione della loggia Alla Speranza Incoronata (il Nuovamente era stato cassato nel 1788) ed è ritratto nel quadro che ricorda la cerimonia.

Luglio 1791:
compone la cantata Die ihr des unermessächen K 619 su testo del Fratello Illuminato Franz Heinrich Ziegenhagen.

Settembre 1791:
durante la preparazione della Clemenza di Tito visita una loggia di Praga, dove viene eseguita la cantata L’Amicizia Massonica.

15 novembre:
termina l’Eine kleine Freienmaurerkantate (Piccola Cantata Massonica) K 623 su testo di Emanuel Schikaneder (o forse di Karl Ludwig Gieseke), che viene eseguita il 18 nella loggia Alla Speranza Incoronata.

Aprile 1792:
commemorazione di Mozart, scomparso il 5 dicembre 1791, nella loggia Alla Speranza Incoronata; l’oratore ufficiale, Karl Friedrich Hensler, chiama Mozart con il nome di Adinoram, simbolo massonico di Cristo, del Lavoro, dell’Arte, della Saggezza, della Giustizia, Maestro del Fuoco e del Sole.

8 settembre:
esecuzione della Piccola Cantata Massonica nella loggia Alla Speranza Incoronata, con un nuovo testo di Gieseke, in onore dell’imperatore Franz II; la partitura viene pubblicata il 14 novembre “a beneficio della vedova e degli orfani” [di Mozart].

Questa semplice cronologia ci dice che Mozart fu un attivissimo massone solo da neofita, durante l’anno 1785, e che poi, forse anche perché la massoneria cominciava ad inquietare l’imperatore ed era sorvegliata dalla polizia, si mantenne più defilato. Non esistono tuttavia dubbi sulla sua sincera e costante adesione alle idealità massoniche. In questo senso non c’è che da dar fede alla poesia inclusa nel discorso di Karl Friedrich Hensler, che dice fra l’altro:

In vita fu buono, dolce e onesto,

massone per ragione e sentimento;

pupillo della musica! – ci volse

ai più sublimi sensi.

(trad. di Lidia Bramani).

L’appartenenza di Antonio Salieri alla massoneria non è accertata, ma la sua Armonia per un Tempio della Notte per due oboi, due clarinetti, due fagotti e due corni si colloca molto bene in un tipo di musica che veniva spesso impiegata nelle riunioni di loggia. Il termine Armonia è semplicemente indicativo dell’organico strumentale: il complesso di strumenti a fiato era detto in Francia, e internazionalmente, colonne d’harmonie o Harmonie. Il significato di Tempio della Notte è invece legato al dedicatario, il barone Peter von Braun, massone dal 1785, il quale aveva fatto costruire nella sua residenza di Schönau un padiglione, Tempio della Notte, con segni simbolici e statue, e più tardi con iscrizioni esoteriche. Secondo Alberto Basso il Tempio della Notte fu “la sede ideale per trattenimenti musicali e probabilmente anche per assemblee di adepti della massoneria o di altre sette segrete ed esoteriche, per altro poi messe al bando dall’Impero nel 1795. La composizione di Salieri è in mi bemolle maggiore, tonalità con tre bemolli in chiave spesso usata nelle musiche massoniche in omaggio alla simbologia del numero tre: i tre bemolli disposti sul pentagramma formano un triangolo, e il segno stesso del bemolle può essere scritto con la parte tonda in forma di triangolo: il triangolo è per i massoni il simbolo del Maestro Venerabile. L’Armonia per un Tempio della Notte fu scritta nel 1794,… appena in tempo perché Salieri, musicista stipendiato dalla corte, evitasse di mettere in sospetto il suo padrone.

Il Flauto magico è l’opera massonica per eccellenza, ed io rinuncio ben volentieri ad addentrarmi nella selva dei simboli e delle interpretazioni dei simboli che richiederebbero un lungo discorso. Faccio solo notare che la sinfonia d’apertura, composta dopo che l’opera era stata ultimata, e cioè il 28 settembre 1791, è in mi bemolle maggiore e che inizia con tre massicci accordi. (i tre colpi di martello con cui si aprivano le sedute nelle logge). Il corpo maggiore della sinfonia è costituito da un geniale fugato in cui Mozart dispiega la sapienza contrappuntistica che aveva acquisito dopo aver intrapreso sotto lo stimolo del barone van Swieten (Fratello Illuminato) lo studio delle opere di Bach e di Händel. Ricordo per curiosità che il massone Franz Liszt, quando diresse questa sinfonia, fece accentuare il ritmo del soggetto del fugato suddividendo le sei note in tre e tre invece che in quattro e due come scritto da Mozart; si creava così ante litteram quel ritmo della musica popolare bulgara che sarebbe stato largamente impiegato nel Novecento da Bartók (indipendentemente, è ovvio, da ogni omaggio massonico).

Abbiamo già visto incidentalmente che la figura di Sarastro fu forse modellata su quella di Ignaz von Born, autore di saggi sui misteri egizi oltre che di una divertente satira anticlericale, Specimen monachologiae, methodo Linneana, del 1783, nella quale classificava i monaci in uno stadio intermedio fra gli uomini e le scimmie. La celeberrima aria “O Isis und Osiris” viene cantata da Sarastro, basso profondo, quasi all’inizio del secondo atto dell’opera: è la preghiera-invocazione agli dei egizi perché aiutino Pamina e Tamino a superare le prove di iniziazione alle quali verranno sottoposti e ad accoglierli benignamente se dovessero morire. La seconda aria, “In diesem heil’gen Hallen” arriva subito dopo l’aria della Regina della Notte “Der Hölle Rache” (quella che costringe il soprano a scalare più volte le vette della tessitura fino al fa5): all’aspra, furente aria di vendetta della Regina della Notte, che cerca di spingere Pamina ad uccidere Sarastro, si contrappone nell’aria di Sarastro la filosofia della pace e della tolleranza.

Abbiamo già visto che la Musica funebre massonica K 477 fu composta nel luglio del 1785 ma che venne eseguita solo il 17 novembre. Nel catalogo delle sue opere che Mozart tenne a partire dal 9 febbraio 1784 la Musica funebre massonica è iscritta in luglio ma con l’annotazione “per la morte dei fratelli massoni Mecklenburg e Esterházy”. In realtà il duca Georg August von Mecklenburg-Strelitz, generale delle armate austriache e membro della loggia Alle Tre Aquile, morì il 6 novembre, e il 7 novembre morì il conte Franz Esterházy, cancelliere dell’Ungheria-Transilvania e membro della loggia Alla Speranza Incoronata. La musica di Mozart, che è realmente funebre (un severo Adagio) e realmente massonica (tonalità di do minore, tre bemolli in chiave) doveva esser stata pensata per un’altra circostanza, che ignoriamo, e fu utilizzata solo dopo quattro mesi per un’occasione imprevista. L’organico strumentale prevede due oboi, un clarinetto, un corno bassetto, un fagotto, due corni, archi (con le viole divise in prime e seconde) ed è evidentemente calcolato per ottenere un colore timbrico “scuro”, adatto al funebre del titolo.

Nel dicembre del 1773 Mozart compose il suo primo, vero concerto per pianoforte, K 173 in re maggiore, classificato dal Köchel come n. 5 perché il grande studioso tedesco ignorava il fatto che i primi quattro concerti erano in realtà trascrizioni da movimenti di sonate di vari autori. Il 3 marzo 1782, nel concerto del suo esordio a Vienna come libero professionista, Mozart scelse il Concerto K 173, con il quale aveva raccolto successi altrove, ma ritenne che il finale originale dovesse apparire per i frivoli abitanti della capitaleun po’ troppo serioso e antiquato. Lo sostituì perciò con il Rondò K 382, composto nel febbraio del 1782.

Vari commentatori hanno rimproverato a Mozart la sua… mancanza di coraggio: il finale fugato del Concerto K 173 è musicalmente ben più denso del Rondò. L’osservazione è in sé e per sé giusta, ma il rimprovero avrebbe dovuto restare nella penna di chi lo espresse: Mozart non scriveva per la posterità, Mozart scriveva per conquistare un pubblico che gli avrebbe dato da vivere dopo che lui aveva baldanzosamente abbandonato il posto fisso a Salisburgo per tentare l’avventura a Vienna. E i due primi movimenti del K 173 uniti al K 382 ottennero un tale successo che il Concerto poté esser eseguito anche nella stagione successiva, fatto inconsueto in un mondo che chiedeva incessantemente le novità.

Il titolo Rondò non corrisponde allo schema formale, che non è quello del rondò ma quello del tema con variazioni. Il tema è una spiritosa marcetta, le variazioni seguono lo schema solito dell’aumento progressivo della densità ritmica, del pezzo in modo minore, del finale assai sviluppato. Mozart lo varia però e lo arricchisce inserendo tra la variazione in modo minore e il finale altre due variazioni, una tutta giocata sui trilli ed una molto fiorita. Con questo Rondò brillante e burlesco Mozart dava ai viennesi come un preannuncio del Ratto dal serraglio, che sarebbe andato in scena il 16 luglio.

Il Concerto K 488 fu ultimato da Mozart il 2 marzo 1786 e venne eseguito per la prima volta nello stesso mese in una data che non conosciamo. Nell’inverno del 1786 Mozart stava lavorando alle Nozze di Figaro, che sarebbero andate in scena l’1 maggio. Ma in attesa dei quattrocentocinquanta fiorini che gli sarebbero arrivati in tasca con l’opera doveva darsi da fare per coniugare, lui e famiglia, il pranzo con la cena, perché non aveva più un impiego, e quindi uno stipendio fisso. Per la stagione concertistica 1785-86 Mozart preparò dunque tre Concerti: il K 482, terminato il 16 dicembre, il K 488, terminato il 2 marzo, e il K 491, terminato il 24 marzo. E siccome le Nozze di Figaro hanno il numero 492 il lettore può ben capire che Mozart si dedicò esclusivamente all’opera dalla fine di marzo, avendola iniziata nel novembre del 1785, quando aveva appena composto il quartetto “Dite almeno, in che mancai” K 479da inserire nella Villanella rapita di Francesco Bianchi. È un esempio, e in realtà non il minore, della prolificità di Mozart.

Aggiungiamo ancora un particolare: al febbraio-marzo del 1786 risalgono un frammento di tempo di concerto in re maggiore e tre frammenti in la maggiore. Mozart, che scriveva a penna corrente, era anche capace di buttar via, rileggendole e trovandole non soddisfacenti, le pagine che aveva iniziato e che avrebbe potuto completare facendo ricorso alla routine. Il Concerto K 488 è uno di quelli che sia il pubblico che i concertisti gradiscono maggiormente. Commedia sentimentale, dolcemente amorosa nel primo movimento, festosa nel finale, malinconica nel secondo movimento, Adagio, in modo minore e in ritmo di siciliana. In tutti i primi movimenti dei concerti di Mozart è prevista la fermata dell’orchestra sull’accordo di quarta e sesta che introduce la Cadenza del solista. La convenzione voleva che la cadenza venisse improvvisata dal solista professionista, ma per il dilettante si scrivevano a parte delle cadenze di contenuto tecnico non troppo esigente. Quest’uso fu seguito anche da Mozart, che compose a parte numerose cadenze per i suoi concerti che potevano esser eseguiti da allievi o da dilettanti, mentre non scrisse le cadenze per concerti di grande impegno come il K 466, il K 467, il K 482, il K 491. La Cadenza per il Concerto K 488 è scritta da Mozart ma, caso unico, non su fogli a parte: è scritta nella partitura.

Il Cast:

Hans-jörgSchellenberger – Direttore d’Orchestra – Oboe Solista
Nato nel 1948 a soli 17 anni vince il secondo premio al Concorso di Direzione d’Orchestra di Interlochen (Michigan – USA) e riporta il suo primo successo sul podio di una orchestra. Le affermazioni nella direzione d’orchestra non lo distolgono dal perfezionamento in oboe e giovanissimo ricopre il ruolo di oboe solista nell’Orchestra dei Berliner Philharmoniker. Nel 1991 fonda gli Haydn Ensemble Berlin, di cui diventa Direttore Musicale, composta principalmente da componenti dei Berliner. Nel 1995 riprende la sua attività di direttore d’orchestra e nel 1997 partecipa, insieme all’Orchestra di Padova e del Veneto, ad una tournée in Giappone. Ha collaborato con diverse orchestre tra cui la Orquesta de la Comunidad de Madrid, la Jerusalem Symphony, la Camerata Salzburg, la Tokyo Philharmonic e in Italia l’Orchestra del Teatro Comunale Firenze, l’Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano, l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’ Orchestra Santa Cecilia di Roma, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano.

Roberto Giordano – Pianista
Nato a Tropea nel 1981, giovanissimo inizia gli studi di pianoforte con Angela Masneri. A quattordici anni è il più giovane pianista ammesso all’Ecole Normale de Musique «A. Cortot» di Parigi. Sempre nel 1999 si diploma al Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro con lode e la menzione d’onore. Attualmente è allievo di Piero Rattalino e Leonid Margarius presso l’Accademia Pianistica «Incontri col maestro» di Imola. E’ vincitore di numerosi concorsi e di riconoscimenti speciali di rilievo internazionale. Il premio ottenuto al Concours Musical International «Reine Elisabeth» de Belgique, lo impone immediatamente all’attenzione della critica internazionale e delle maggiori istituzioni concertistiche. Oggi è regolarmente invitato in Italia, Francia, Belgio, Olanda, Russia, Germania, Svizzera, Turchia e Romania, sia come solista che con orchestre di rilievo internazionale sotto la direzione di grandi maestri. E’ ospite di rinomati festival nazionali e internazionali, quali il Festival de Wallonie, Festival Van Vlaanderen, Istanbul Music Festival, Settimane Musicali di Stresa, Festival de Stavelot, Festival di Ravello, Musical Olympus International Festival di S. Pietroburgo. Alcune fra le sale più importanti del mondo ne hanno ospitato i concerti. Suona regolarmente con il basso-baritono Josè Van Dam e collabora con il baritono Leo Nucci, la violoncellista Marie Hallynck e il violinista Feng Ning. La discografia comprende tre CD, di cui l’ultimo, inciso per l’etichetta Cyprès è distribuito in Italia dalla Jupiter.

Carlo Malinverno-Basso
Nato a Milano nel ’78, si diploma al Liceo Artistico Statale I° e successivamente laureatosi in scultura all’Accademia di Belle Arti di “Brera”, nel 2005 si diploma presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano sotto la guida di Rosina Crosatti. Nello stesso anno vince il concorso ed inizia il biennio di studi all’Accademia di Perfezionamento per Solisti del Teatro alla Scala. Inizia l’attività concertistica nel 2002 e il 2003 lo vede finalista del Concorso Internazionale “Pietro Mongini, una voce Verdiana a Ispra” con commissione presieduta da Giulietta Simionato. Studia “spartito “ con il M° Aldo Ruggiano e nel 2004 è vincitore del Concorso Assami con giuria presieduta da Magda Olivero, con la quale vince e segue una preziosa Master Class – parallelamente ad alcune lezioni di Perfezionamento con Bonaldo Giaiotti. E’ vincitore del V° Concorso Internazionale “Voci nuove per la lirica” e canta al Teatro Cavour di Imperia in occasione dell’assegnazione dell’Anfora d’Oro a Mariella Devia. Si aggiudica quindi 1° premio assoluto al Concorso Internazionale “Martinelli-Pertile”, con commissione presieduta da Giuseppe Giacomini. Debutta nel ruolo di Ferrando nel Trovatore e si aggiudica, poi, il Concorso Lirico Internazionale MSC oltre che il 1° premio assoluto per la categoria di “Basso” del Concorso Lirico Internazionale “Giacomo Lauri Volpi”.Canta in occasione dell’assegnazione del premio “Ponchielli d’Oro” a Barbara Frittoli e vince il 42° Concorso “Giuseppe Verdi”; seguito da un corso di perfezionamento con Michele Pertusi.Vince il Concorso per entrare a far parte dell’Accademia di Perfezionamento del Teatro alla Scala, nella quale studia tutt’ora. Debutta il ruolo del “Commendatore” nel Don Giovanni per poi partecipareassieme a tutta l’Accademia della Scala ad una rassegna di concerti nei “Ridotti” del Teatro. Canta alla Scala con l’Orchestra Filarmonica nel Pulcinella di Stravinskij diretto dal M°. Robin Tacciati, lavoro che verrà poi rieseguito al Teatro Grande di Brescia. Debutta nel Barbiere di Siviglia di Rossini al Teatro alla Scala (Arcimboldi) nel ruolo di Don Basilio e conclude l’anno accademico cantando al Teatro alla Scala al concerto finale dei “Cadetti dell’Accademia ”.

Il Cast

Direttore: Hansjörg Schellenberger