Le date

Sala Grande
giovedì 25 gennaio 2007
Ore: 21:00
sabato 27 gennaio 2007
Ore: 17:00

Giovedì 25 gennaio, ore 21 Milano – Teatro Dal Verme
Venerdì 26 gennaio, ore 21 Vigevano – Teatro Cagnoni
Sabato 27 gennaio, ore 17 Milano – Teatro Dal Verme
Romanticismo Tedesco 1
Direttore:
Antonello Manacorda
Corno:
Alessio Allegrini
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Programma:
Richard Wagner (1813 – 1883)
Idillio di Sigfrido in Mi maggiore WWV 103
Richard Strauss (1864 – 1949)
Concerto per corno e orchestra n°2 in Mi bemolle maggiore
Allegro
Andante con moto.Più mosso
Rondo.Allegro molto
Ludwig Van Beethoven (1770 – 1827)
Sinfonia n°4 in Si bemolle maggiore Op.60
Adagio – Allegro Vivace
II. Adagio
III. Menuetto: Allegro Vivace
IV. Allegro ma non troppo

Il Concerto
a cura di Edgar Vallora
IDILLIO DI SIGFRIDO
Brano denso di suggestioni; ricco di stratificazioni, sfumature, richiami (le tipicheriprese di idee musicali, “alla Wagner”). Nel 1864, durante il soggiorno a Starnberg, il compositore aveva tracciatoil primo tempo di un Quartetto per archi; nel 1869, durante la stesura dell’opera Sigfrido, aveva ricordato quei temi abbandonati riportandoli alla luce.Ultima ripresa: nel 1870, all’atto di ideare l’Idillio di Sigfrido, trovano una sistemazione definitiva alcune idee di quel lontano lavoro (Wagner, per esempio,riprese il secondo tema, modificandone il ritmo, stringendolo da 4/4 a 3/4, elo affiancò ad altre “schegge” del Sigfrido; introdusse una cullante berceuse già appuntata, anni prima,per la figlia Eva).

Ecco l’origine di una delle rare pagine sinfoniche wagneriane,fra le più note, chiacchierate ed eseguite (destino singolare, se si pensa che il brano avrebbe dovuto essere estraneo alle sale da concerto, costituendo un omaggio “intimo e personale” alla amata Cosima). Pagina “abbagliante”, “simbolica”, “indefinibile” (nelle temerarie suggestioni dei critici); una ventina di minuti di sensiblerie comunque “estrema” (chi si sbilancia: “Qui, proprio in questa pagina, è racchiuso il vero Wagner”; chi frena: “Se già il pudore non era il forte di Wagner, egli non avrà certo contato sull’Idillio per rafforzare la sua reputazione!”)

Da segnalare l’organico “ristretto”: trattandosi in effetti di “idillio privato” e finalizzatoad un’esecuzione domestica(tredici strumenti in tutto: sette fiati, un quartetto d’archi con contrabbasso; cui si aggiunge una tromba, poche battute per sostenere il momento dell’àcme dell’Idillio).

La pagina d’apertura -incantate sonorità da quartetto d’archi – è condotta e sviluppata in modo straordinario: variato in numerose riprese, sottoposto a trasformazioni alchemiche, riconosciamo il tema wagneriano dell’”immortale amata”. All’oboe, e al suo particolare timbro “antico”, è affidata la struggente berceuse, dall’impronta innocente ma subdola, accompagnata da un motivo (se mai possibile) ancorapiù liquido e trasognato.

(L’Idillio è un poema sinfonico senza testo. Ma, per i patitidelle molestie biografiche, riportiamo le parole, autografe, scritte dal compositore proprio sotto il profilo della berceuse. Le tipiche fantasie da ninnananna:

“Dormi, bambino, dormi

nel giardino due montoni:

uno nero e l’altro bianco,

se il bambino fa capricci

il brutto-nero lo mangerà”.

Alla berceuse fa seguito un episodio più colorato e stagliato, più combattivo, nel quale si alternano e si fondono due motivi wagneriani, il motivo “della purezza” e quello del “tesoro del mondo”; poi gli appelli della tromba, incisivi,prima di arrendersi all’ovatta della tenerezza che trionfa.

Intrigantissimala destinazione di questa pagina.

Natale 1870. Villa a Tribschen, un sereno rifugio in Svizzera. Dedica e omaggio alla moglie Cosima. (Cosima Listz, dapprima sposa del direttore d’orchestra Hans von Bulow -amico, tra l’altro, di Wagner – era divenuta l’amante di Richard nel 1864. Coronamento della passione,erano nate due figlie, Isolde ed Eva; cui era seguito un terzo figlio, Siegfried, nato nel 1869. Wagner e Cosimasi unirono in nozzeproprio nel 1870).

Cosima ricevette questa pagina musicale quale delicatissimo regalo per il 25 dicembre (giorno, per di più, del suo trentatreesimo compleanno): presentata come “serenata mattutina”, offerta dal consorte-autore e da tredici musicisti da lui diretti,raccolti a corbeille nell’atrio della villa di Tribschen: una nuvola di note mentre Cosima e i bambini uscivano dalla camera affacciandosi allo scalone della villa (non per altro, nel manoscritto, il brano era titolato come Idillio di Tribschen ma era evidente il riferimento alla nascita di Sigfrido – basti pensare alla berceuse che costituisce il nocciolo del brano -nascita avvenuta in una “luminosa alba del giugno precedente”).

A quella suggestiva esecuzione era presente niente meno cheFrederic Nietzsche, amico dei Wagner, il quale trascorrerà tutto il periodo delle feste di fine anno nella villa di Tribschen.

(Delizioso questo quadretto scovato in una vecchia biografia: lo riportiamo perché avvicina all’umanità gemutlich dei Grandi. “Con l’avvicinarsi del Natale Cosima incomincia a preparar doni e sorprese. Anzi, spedisce Nietzsche a Basilea a cercare una pubblicazione su Durer da regalare a Richard; e un teatrino di marionette per i bambini. “Ancora una preghiera – scrive all’amico Nietzsche, già partito per la spedizione -. Mi cerchi del tulle con stelline d’oro… Vogliamo vestire Gesù Bambino con un tessuto del genere, ma non riusciamo a trovare nulla di adatto in tutta Lucerna! La prego: dimentichi che Lei è un gran professorone, dottore e filologo: ha venticinque anni e deve essere buono con noi!”.

Ifthikar è già qui. – scrive Cosima, misteriosissima, in un altro “dispaccio” – Chi o cosa è Ifthikar glielo dirò se Lei si deciderà a venire qui. Ad aiutarmi, oltretutto, a indorare mele e noci per la cena di Natale”).

L’Idillio di Sigfrido: tra “noci e mele dorate”, rimane il più insolito regalo di Natale che un essere umanopossa immaginare. Di una “tenerezza così sottile – scrive A. Sollero- che avrebbe potuto essere ideato da Mozart per la sua Constanze”.

CONCERTO PER CORNO E ORCHESTRA n.2, in Mi bemolle maggiore

Un accenno – come prima nota – alle numerose“tentazioni” che Strauss avvertì nei confronti degli strumenti a fiato: due Concerti per corno (l’Op.11 del 1883 e un secondo del 1942), un Concerto per oboe e piccola orchestra (del 1946) e un (curioso, per l’inusuale formazione) Doppio Concerto per clarinetto e fagotto (del 1947). Lontane dalla “fragrante reputazione mondana” deipoemi sinfonici, racchiuse comunque nel reparto delle opere minori, si tratta tuttavia di pagine ricche di eleganza, nobiltà, alta sapienza compositiva. Abbracciano un lungo arco creativo: la prima è opera della giovinezza, l’ultima un esempio del “levigato classicismo” della maturità di Strauss.

Privo di numero d’opera, il secondo Concerto per corno giunge ben 60 anni (!) dopo il primo (concerto che era stato dedicato al padre, Franz Joseph, primo corno dell’orchestra di Monaco; il quale, evidentemente, aveva svelato al figlio tutti i segreti-le risorse espressivee tecniche – di uno strumento pieno di insidie). Il Concerto fu terminato a Vienna nel novembre 1942, sopraffatto dai bombardamenti della guerra; seppur – fattosingolare – esso non riporti alcuna ferita, nessun segno traumatico di quanto stava avvenendo nel mondo. Come se Strauss fosse assorbito dalla sua anima più interna e profonda, libero di concedersi il lusso di levigate vaghezze interiori.

A differenza del primo Concerto – primogenito estroverso, dalla personalità più virtuosistica, scintillante, esteriore – questo lavoro porge un discorso più “femminile”: lieve, elastico, soffice, concertante (la maggior parte dei critici ne parla come di una “conversazione musicale”). Il solista porge frasi cantabili, le lavora affabilmente; non scaglia mai espressionidimostrative di virtuosismo strumentale. Un’unificante ispirazione generale è come una coperta che tutto avvolge e protegge, le frasi inedite del solista come i (non pochi) richiami a motivi musicali antecedenti.

Tre i movimenti. Il Concerto si apre con un Allegro di vocazione rapsodica: plastico e tornito, il tema principale è oggetto di serio e accurato lavoro polifonico. Mentre il corno, dal canto suo, non si distacca da un atteggiamento nobilmente meditativo: una scelta espressiva che afferma l’anima del mondo ben più che l’animus. Senza cesura l’Allegro scivola nell’Andante con moto; pure qui, ancor più dilatato, è il sentimento idillico a trionfare, quello che è la firma del Concerto,nell’assenza completa di melanconia esibita. Solamente il Rondò conclusivo propone qualche fregiovirtuosistico, non foss’altro che per introdurre qualche contrasto col monoblocco sferico dei movimenti alle spalle: esuberanza e virtuosismo, ad ogni modo, dominate econtrollate. Si tratta del movimento più tradizionale, ma realizzato magistralmente, nella trama sinfonica generale come nella formulazione degli episodi solistici.

Opera secondaria, si è detto, eppure perfetta nella sua concezione e fattura. Tutte le caratteristiche e le risorse del corno sonoincarnate in maniera ideale: dalle reminescenze di fanfare da caccia, ai “legato” dalle luminescenze seriche, ai richiami luccicanti dell’ottone.

Prima esecuzione al Festival di Salisburgo, l’11 agosto 1943: orchestra Filarmonica di Vienna diretta dal (già vivo e vegeto) Karl Bohm. Solista Gottfried von Freiberg.

La chiosa di Tranchefort: “Su tutto il secondo Concerto per corno di Strauss emana una luminosità che oserei dire mozartiana”.

SINFONIA n.4

La stesura della Quarta – opera contrassegnata dal difficile karma di vivere tra due imbarazzanti colossi come la Terza e la Quinta – occupò il compositore nell’estate del 1806, un’estate serena, trascorsa nella tenuta degli amici Brunsvik a Martonvasar; fu quindi completata dopo il ritorno di Beethoven a Vienna, e chiusa entro il mese d’ottobre. Un curioso documento, riguardante il pagamento di 500 fiorini da parte del conte Oppersdorf,datato novembre 1806 (per “l’affitto privato della Sinfonia per sei mesi”) conferma le date di composizione.

Sul piano biografico è stato riportato a questo stesso periodo il fidanzamento con la contessa Thérèse von Brunsvik, un amore che sembrava riservare felici promesse (probabilmente irreale e/o irrealizzato come, in genere, tutte le relazioni sentimentali di Beethoven). A parte questo particolare di vita privata, situazione che potrebbe avergli favoritouna trepida disposizione d’anima, si ha l’impressione che B. volesse concedersi un momento di distensione dopo le fatiche creative dell’Appassionata dei Quartetti Razumowsky e dopo i due tempi della Quinta, che erano già stati impostati.

“Non conosciamo le ragioni – scrive Carli Ballola – che indussero il maestro ad accantonare la partitura della Quinta, già a buon punto, per intraprendere la composizione di una nuova Sinfonia dal contenuto musicale e spirituale così radicalmente antitetico; ma forse, proprio in ciò, sta la risposta a tale interrogativo”.Fin dal primo ascolto e lettura, la Quarta rivela infatti un carattere inedito rispetto alle compagne: accenti meno arroganti, ritorno verso territori più convenzionali (che non significa “più arretrati”), soluzioni espressive decantate e meno travagliate. In realtà dietro l’apparenza più quieta, si intravede un serio e disciplinatolavoro di ricerca: intensificazione e concentrazione espressiva da un lato, semplificazione dall’altro. Non è senza sforzo che B. rinunciaa complesse soluzioni già adottate a favore dei nuovi elementi – leggerezza,trasparenza, eleganza,affabilità,confidenza, sensibilità più sottile. Il linguaggio apparentemente “naturale” della Quarta è in realtà personale e “necessario”, ormai sicuro e affrancato da ogni tentazione settecentesca: anzi, secondo alcuni interpreti, assolutamente più moderno e innovativo del linguaggio della Terza o della Quinta.

Come tante altre Sinfonie (la Prima, la Seconda e la Settima), anche la Quarta esordisce con un Adagio d’apertura, vecchio omaggio a Haydn: in questo caso il brano introduttivo più lungo di tutta la letteratura sinfonica. Fin da tale esordio l’importanza dei fiati appare assoluta: si apprezzi la “tenuta” dei legni e dei corni sull’ordito dei violini, e gli incanti timbrici evocati dai clarinetti nel corso della narrazione. Anche nell’Allegro che fiorisce dall’Introduzione il tema, presentato dai violini, è sostenuto da clarinetti e fagotti; così come lo sviluppo, risolto nell’accattivante rincorrersi dei legni.

Pure l’Adagio può considerarsi un atto d’omaggio ai clarinetti, ai quali è delegato la presentazione del secondo tema: soprattutto in questa pagina i clarinetti vengono utilizzati con quella sensibilità che farà del clarinetto uno degli strumenti preferiti dai romantici. Il terzo tempo è un incantevole Minuetto, arricchito da un Trio soavissimo, nel quale sono i legni – ancora una volta – a riproporre un’immagine nostalgicamente ferita; l’ultimo movimento è un Finale senza peso, punteggiato da melodie popolari e ritmi di danza,considerato coralmente un capolavoro di maestria compositiva. In due parole definita “la Sinfonia dei fiati”.

Si ricorda che gli anni dal 1805 al 1808 sono considerati dalla critica come gli anni della “seconda maniera beethoveniana”: in questo ideale gruppo vengono riunite la Quarta, la Sesta, il quarto Concerto per pianoforte Op. 58 e il Concerto per violino Op.61. L’impronta che accomuna queste opere è rappresentato dall’attenzione rivolta al timbro, dalla ricerca di inedite sonorità, dalla volontà di trasparenza, caratteri che hanno costituito una svolta nella produzione beethoveniana.

La prima esecuzione della Quarta avvenne nel marzo del 1807 a Vienna in un’Accademia privata presso il palazzo del principe Lobkowitz. Al pubblico fu invece presentata il 15 novembre, all’Hoftheater, ove ricevette un’eccellente accoglienza. Il fedele “servitorello” Schindlersi affrettò ad annotare: “La Sinfonia ha prodotto una viva impressione sull’uditorio. Il successo è stato ancora più incisivo di quello ottenuto, otto anni or sono, dalla Prima Sinfonia”. Quanto alla dedica va segnalatoche il conte Oppersdorf, noto musicofilo viennese e illuminato mecenate, dopo l’audizione della Seconda aveva ordinato a Beethoven una nuova Sinfonia, con la promessa di un compenso di 350 fiorini. Giàl’Eroica dunque era destinata a questo ammiratore, senonché Beethoven aveva dovuto dedicarla – “per necessità” – al principe Karl von Lichnowsky: questo il motivo per cui all’Oppersdorf giunse, tardivo,l’omaggio della Quarta.

Considerata da più di un critico come “la più mozartiana” delle Sinfonie beethoveniane.

Curioso: anche in un concerto in cui si voleva lasciar tranquillo Wolfgang, questi ricompare – ad anniversario chiuso – evocato dalle tre opere in programma. Potere degli “aiutatoriinvisibili”!

Alessio Allegrini – Cornista
Ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma diplomandosi con il massimo dei voti nel 1993. E’ stato Primo Corno al Teatro “La Fenice” di Venezia e al Teatro Comunale di Cagliari. A 23 anni viene scelto dal M° Riccardo Muti come Primo Corno al Teatro alla Scala di Milano. Attualmente ricopre il ruolo di Primo Corno Solista Ospite presso l’Orchestra Filarmonica di Berlino. Svolge un’intesa attività solistica. Vincitore di concorsi internazionali solistici quali: “La Primavera di Praga” e il Concorso Internazionale indetto dalla ARD di Monaco di Baviera. Ha inciso per varie case discografiche.
Dal 2003 il M° Allegrini ricopre il ruolo di Primo Corno Solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Collabora inoltre con l’Orchestra Mozart, la Mahler Chamber Orchestra e l’Orchestra del Festival di Lucerna dirette dal M° Claudio Abbado.

Il Cast

Direttore: Antonello Manacorda