Se vuol ballare… - Teatro Dal Verme

Le date

Sala Grande
giovedì 18 gennaio 2007
Ore: 21:00
sabato 20 gennaio 2007
Ore: 17:00

Giovedì 18 gennaio, ore 21 Milano – Teatro Dal Verme
Sabato 20 gennaio, ore 17 Milano – Teatro Dal Verme

Direttore:
Thomas Hanus
Pianoforte:
Olaf John Laneri
Basso – Baritono:
Alessandro Spina
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Programma:
Se vuol ballare…
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 -1791)
Le nozze di Figaro, ouverture K 492
Tre arie per baritono da “Le nozze di Figaro”
Cinque controddanze K609
Concerto per pianoforte e orchestra K 482
“Le nozze di Figaro” K 492 – Ouverture (Presto)
Tre arie per baritono da “Le nozze di Figaro”
“ Se vuol ballare Signor Contino..” (Cavatina di Figaro)
“Non più andrai farfallone amoroso..”
“Aprite un po’ quegli occhi..”
Cinque Contraddanze K 609
Contraddanza n° 1, in Do maggiore, per orchestra “Non più andrai”
Contraddanza n°2, in Mi bemolle maggiore, per orchestra
Contraddanza  n°3, in Re maggiore, per orchestra
Contraddanza  n°4,  in Do maggiore, per orchestra
Contraddanza n° 5, in Sol maggiore, per orchestra “Die Leyerer”
Concerto per Pianoforte ed orchestra n°22 in Mi bemolle maggioreK 482
AllegroAndante
Allegro

Il Concerto
a cura di Piero Rattalino
Nel 1775 andava in scena a Parigi Il Barbiere di Siviglia ossia L’inutile precauzione di Beaumarchais, che otteneva da subito un successo travolgente e che veniva ripresa in vari paesi d’Europa. Nel 1784 Giovanni Paisiello, che in quel momento era impegnato come maestro di cappella alla corte della zarina Caterina II, faceva rappresentare a S. Pietroburgo l’opera dallo stesso titolo, tratta dalla commedia. Ed anche l’opera otteneva un successo travolgente ed era ripresa in teatri di vari paesi; a Vienna fu rappresentata nel 1783:

Mozart era presente. Nel 1784 Beaumarchais metteva in scena un’altra commedia nella quale agivano gli stessi personaggi del Barbiere di Siviglia, dal titolo La folle giornata ossia Il matrimonio di Figaro. Per capire come dalla farsa spiritosa del Barbiere si passasse all’aspra critica sociale del Matrimonio è sufficiente ricordare che nel 1783 Beaumarchais aveva dato inizio alla pubblicazione a sue spese delle opere di Voltaire, scomparso da cinque anni. E se a Parigi il Matrimonio di Figaro era stato rappresentato senza che la censura intervenisse, a Vienna la commedia poté essere tradotta in tedesco ma ne fu vietata la rappresentazione.

Mozart viveva a Vienna dal 1781 e dal 1781 era alla ricerca di un libretto d’opera italiana che gli permettesse – così sperava – di uscire dalla condizione di pianista e compositore di musica strumentale per diventare un acclamato e ricercato autore di melodrammi. A Vienna aveva composto soltanto un Singspiel, un’opera tedesca con musica e dialoghi parlati che non lo qualificava come compositore di caratura internazionale. Le opere italiane scritte per il Teatro Ducale di Milano negli anni settanta erano già cadute nell’oblio e nessuno era disposto a far credito, a Vienna, all’Idomeneo che Mozart aveva composto nel 1781 per una corte provinciale, quella di Monaco. Mozart aveva letto centinaia di commedie e di libretti (allora era prassi comune il musicare di nuovo libretti già musicati da altri), ma non era riuscito a trovar nulla che lo convincesse fino in fondo, e continuava ad attendere la buona occasione.

Lorenzo Da Ponte viveva a Vienna dal 1781 e nel 1783 aveva ottenuto l’incarico di “poeta dei teatri imperiali”. Il primo libretto scritto da lui a Vienna, Il ricco d’un giorno, era stato musicato nel 1784 da Antonio Salieri, compositore di corte. L’opera non ebbe successo, ed i rivali non mancarono di farlo notare, ma Da Ponte non fu rimosso dall’incarico grazie alla protezione dell’imperatore. Solo nel 1786 Il burbero di buon cuore con musica di Vicente Martin y Soler e Il finto cieco con musica di Giuseppe Gazzaniga facevano di Da Ponte un librettista alla moda. L’1 maggio 1786 andava in scena a Vienna Le nozze di Figaro musicato da Mozart.

Mozart e Da Ponte si erano conosciuti nel 1783 e nell’autunno dello stesso anno il poeta aveva dato una sistemata ad un libretto sul quale il musicista aveva lavorato saltuariamente già prima di stabilirsi a Vienna. Si trattava di un libretto anonimo, Le Donne rivali, musicato nel 1780 da Domenico Cimarosa per il Teatro Valle di Roma. Mozart aveva cercato lui stesso di modificarlosecondo i suoi intendimenti, aggiungendo fra l’altro due personaggi. A Vienna, come detto, si era affidato al Da Ponte, che aveva inventato un titolo piuttosto lungo anche per quei tempi: Lo sposo deluso ossia La rivalità di tre donne per un solo amante. Mozart aveva persino già in mente a quali cantanti della compagnia di corte avrebbe affidato i vari ruoli, ma improvvisamente mise da parte l’opera, e non la riprese mai più, dopo averne musicato pochi pezzi. La collaborazione fra Mozart e Da Ponte – una delle più celebri “coppie” del teatro in musica – ebbe quindi inizio con le Nozze di Figaro.

Sulla scelta della commedia dalla quale trarre il libretto non abbiamo notizie certe. Sembra che l’iniziativa fosse di Mozart e che Da Ponte si occupasse di ottenere dall’imperatore Giuseppe II il permesso di far diventare opera un lavoro teatrale la cui rappresentazione, come abbiamo visto, era stata vietata negli stati di Sua Maestà Imperiale. Le notizie più particolareggiate le abbiamo dal Da Ponte stesso, che non è la fonte più attendibile. Leggiamo tuttavia nelle sue Memorie il brano che riguarda le Nozze di Figaro:

Conversando un giorno con lui [Mozart] su questa materia, mi chiese se potrei facilmente ridurre a dramma la commedia di Beaumarchais, intitolata Le Nozze di Figaro. Mi piacque assai la proposizione e gliela promisi. Ma v’era una difficoltà grandissima da superare. Vietato aveva pochi dì prima l’imperadore alla compagnia del teatro tedesco di rappresentare quella commedia, che scritta era, diceva egli, troppo liberamente per un costumato uditorio: or come proporgliela per un dramma? Il baron Vetzlar [Wetzlar von Plankensten] offriva con bella generosità di darmi un prezzo assai ragionevole per la parole, e far poi rappresentare quell’opera a Londra od in Francia, se non si poteva a Vienna; ma io rifiutai le sue offerte e proposi di scriver le parole e la musica secretamente, e d’aspettar un’opportunità favorevole ad esibirla a’ direttori teatrali o all’imperadore, del che coraggiosamente osai incaricarmi. […] Mi misi dunque all’impresa, e, di mano in mano ch’io scriveva le parole, ei ne faceva la musica. In sei settimane tutto era all’ordine. La buona fortuna di Mozartvolle che mancassero spartiti al teatro. Colta però l’occasione, andai, senza parlare con chi che sia, ad offrir il Figaro all’imperadore medesimo. «Come!» diss’egli. «Sapete che Mozart, bravissimo per l’istrumentale, non ha mai scritto che un dramma vocale, e questo non era gran cosa!» «Nemmen io,» replicai sommessamente, «senza la clemenza della Maestà Vostra non avrei scritto che un dramma per Vienna.» «È vero,» replicò egli; «ma queste Nozze di Figaro io lo ho proibite alla truppa tedesca.» «Sì,» soggiunsi io; «ma, avendo composto un dramma per musica e non una commedia, ho dovuto omettere molte scene e assai più accorciarne, ed ho omesso e raccorciato quello che poteva offendere la delicatezza e la decenza d’uno spettacolo a cui la Maestà sovrana presiede. Quanto alla musica poi, per quanto io posso giudicare, parmi d’una bellezza maravigliosa.» «Bene: quand’è così, mi fido del vostro gusto quanto alla musica e della vostra prudenza quanto al costume. Fate dar lo spartito al copista.»

Corsi subito da Mozart, ma non aveva ancora finito di dargli la buona nuova, che uno staffiere dell’imperadore venne da lui e gli portò un biglietto, ove ordinavagli d’andar subito alla reggia collo spartito. Ubbidì al comando reale; gli fece udire diversi pezzi che piacquergli maravigliosamente e, senza esagerazione alcuna, lo stordirono. Era egli d’un gusto squisito in fatto di musica, come lo era veramente in tutte le belle arti. Il gran successo, ch’ebbe per tutto il mondo questa teatrale rappresentazione, mostrò chiaramente che non s’era ingannato nel suo giudizio. Non piacque questa novella agli altri compositori di Vienna […].

A parte il fatto che le Nozze di Figaro furono iniziate nell’ottobre del 1785 (in una lettera dell’11 novembre Leopold Mozart dice alla figlia che Wolfgang “deve terminare in tutta fretta l’opera Le Nozze di Figaro”) e terminate nell’aprile del 1786, e che quindi le “sei settimane” del Da Ponte vanno dilatatea più del doppio, il racconto che troviamo nelle Memorie non viene preso per oro colato da nessun musicologo. Sembra infatti inconcepibile che Mozart, libero professionista che giorno per giorno guadagnava da vivere per sé e per la famiglia, lavorasse per più di sei mesi ad un’opera con il rischio che non ne fosse poi autorizzata la rappresentazione. Oggi si pensa che Giuseppe II desse il suo consenso preventivamente o addirittura che fosse lui stesso a suggerire, per una ragione di politica austriaca interna, la scelta della commedia da ridurre a libretto.

Nel Barbiere di Siviglia un Grande di Spagna, il conte d’Almaviva, sposa con l’aiuto del barbiere Figaro una fanciulla borghese, Rosina, in barba al tutore, il medico Don Bartolo, che voleva impalmarla lui. Che un Grande di Spagna sposasse una ragazza borghese non era precisamente una cosa comme il faut, ma il Conte ci faceva per lo meno la figura, molto alla moda in quel momento, dell’innamorato che passa sopra ai pregiudizi di casta. Nelle Nozze il popolano Figaro e il Grande di Spagna sono invece rivali in amore. La commedia ad intreccio – uno dei più sorprendenti ed entusiasmanti intrecci che si conoscano – si sviluppa come una strategia di guerra. All’inizio i due contendenti hanno i loro alleati, e già gli alleati di Figaro sono più importanti di quelli del Conte. Ma cammin facendo tutti gli alleati del Conte, salvo uno che conta come il due di coppe, lo abbandonano e passano al nemico. Il Grande di Spagna viene ignominiosamente sconfitto dal popolano e gli tocca pure di recitare il mea culpa.

Ora, le riforme dell’illuminista Giuseppe II avevano creato un profondo malumore – non era possibile fare opposizione, solo arrabbiarsi – avevano creato, dicevo, un profondo malumore nella nobiltà. E l’imperatore avrebbe dunque provato di sicuro un gran piacere nel veder scornato e mazziato sulle scene un aristocratico,… sia pure senza spingere la critica sociale, grazie a Da Ponte, fino a dove l’aveva spinta Beaumarchais. Il grande monologo di Figaro contro i nobili fu perciò sostituito da un monologo contro le donne. Tuttavia l’aristocrazia s’offese a morte non solo con Da Ponte, che essendo titolare di una carica a corte se ne stava al sicuro, ma con Mozart, che in quanto libero professionista proprio non poteva far a meno del favore dei nobili, che sottoscrivevano l’abbonamento alla stagioncina di concerti da lui promossa e organizzata ogni anno. Le Nozze di Figaro ebbero successo ma non furono riprese se non a Praga, e quindi non lanciarono il nome e la fama di Mozart in tutta Europa. I nobili disertarono i concerti, e Mozart si trovò a veder private le sue risorse del primo e più importante apporto. Cominciò a far debiti proprio dopo le Nozze di Figaro, Mozart, e dalla palude dei pagherò non riuscì più ad uscire. Anzi, lasciò i debiti in eredità alla vedova.

L’ouverture delle Nozze di Figaro, al contrario di quelle del Ratto dal serraglio e del Don Giovanni, non è legata tematicamente all’opera. La struttura è quella in un tempo solo, senza introduzione e senza lo sviluppo fra esposizione e riesposizione, come capita spessissimo nei melodrammi italiani dell’epoca. Il manoscritto ci dimostra chiaramente che a questa soluzione Mozart giunse dopo aver considerato di inserire fra esposizione e riesposizione, come nella ouverture del Ratto dal serraglio, un tempo lento (Andante con moto). I fogli che contenevano il tempo lento, probabilmente già ultimato, vennero poi asportati e, si suppone, distrutti: dell’ouverture abbiamo dunque solo la versione definitiva. Tutti i commentatori concordano nell’affermare che l’ouverture, tematicamente indipendente dall’opera, debba il suo carattere al titolo della commedia, La folle giornata. E ciò appare chiaramente a chiunque, anche se non si può dire che questa fosse consciamente l’intenzione di Mozart.

A Figaro, baritono, sono riservate tre arie, la prima breve e semplice, le altre due molto sviluppate. All’inizio dell’opera Figaro, prossimo sposo della cameriera Susanna, sta misurando la camera che il Conte gli ha assegnato, cercando di capire se potrà entrarci un certo lettone, mentre Susanna si misura un cappellino regalatole dalla Contessa. L’allegria dei promessi sposi viene però turbata da una rivelazione che Susanna fa a Figaro: il Conte, “stanco di andar cacciando le straniere bellezze forestiere” ha messo gli occhi sulla camerierina e le ha anche assegnato una dote per ottenere “certe mezz’ore che il diritto feudale”, cioè lo jus primae noctis…. “Come”, sbotta Figaro, “ne’ feudi suoi non l’ha il Conte abolito?” “Ebben”, dice Susanna, “ora è pentito; e par che tenti riscattarlo da me”.Susanna viene in quel punto chiamata da una scampanellata della Contessa, e Figaro, “passeggiando con fuoco per la camera e fregandosi le mani”, canta la sua Cavatina preceduta dal recitativo:

Bravo, signor padrone! Ora incomincio

A capire il mistero… e a veder schietto

Tutto il vostro progetto: a Londra, è vero?

Voi ministro, io corriero, e la Susanna

Segreta ambasciatrice….

Non sarà, non sarà: Figaro il dice.

Se vuol ballare

Signor Contino,

Il chitarrino Le suonerò.

Se vuol venire

Nella mia scuola,

La capriola Le insegnerò.

Saprò… Ma, piano:

Meglio ogni arcano,

Dissimulando,

Scoprir potrò.

L’arte schermendo,

L’arte adoprando,

Di qua pugnendo,

Di là scherzando,

Tutte le macchine

Rovescerò.

Se vuol ballare,

Signor Contino,

Il chitarrino

Le suonerò.

La seconda aria chiude il primo atto. Il paggio Cherubino, innamorato segretamente della Contessa ma innamorato prima di tutto dell’Amore, diventa un impaccio per la strategia truffaldina del Conte e viene spedito fuori dal castello comitale mediante la nomina a ufficiale nel reggimento del Grande di Spagna. Figaro, prendendolo in giro, gli prospetta le gioie della vita militare:

Non più andrai, farfallone amoroso,

Notte e giorno d’intorno girando,

Delle belle turbando il riposo,

Narcisetto, Adoncino d’amor.

Non più avrai questi bei pennacchini,

Quel cappello leggero e galante,

Quella chioma, quell’aria brillante,

Quel vermiglio, donnesco color.

Tra guerrieri, poffarbacco!

Gran mustacchi, stretto sacco,

Schioppo in spalla, sciabla al fianco,

Collo dritto, muso franco,

Un gran casco, un gran turbante,

Molto onor, poco contante,

Ed invece del fandango,

Una marcia per il fango.

Per montagne, per valloni,

Con le nevi e i solleoni,

Al concerto di tromboni,

Di bombarde, di cannoni,

Che le palle in tutti i tuoni

All’orecchio fan fischiar.

Cherubino, alla vittoria!

Alla gloria militar!
L’aria “Non più andrai” divenne subito popolarissima, sia a Vienna che a Praga, e a Praga, in un concerto, Mozart improvvisò su di essa delle variazioni per pianoforte che purtroppo non mise in carta. Cherubino divenuto ufficiale, detto per inciso, avrebbe ottenuto per davvero la gloria militare, sarebbe diventato l’amante della Contessa dalla quale avrebbe avuto un figlio, e sarebbe morto sul campo dell’onore. Tutte queste faccende edificanti veniamo a conoscerle dalla terza commmedia di Beaumarchais, La madre colpevole, rappresentata nel 1792 e che sarebbe stata messa in musica da Darius Milhaud nel 1966.

La terza aria di Figaro è contenuta nel quarto atto dell’opera. L’intrigo che Figaro e i suoi alleati hanno ordito per svergognare e far rinsavire il Conte si sta apparentemente rivolgendo contro il povero barbiere, che sospetta Susanna di… doppio gioco. Invece del grande monologo contro l’aristocrazia e i suoi vizi Da Ponte preparò un testo che riprendeva i più triti motivi polemici della misoginia. Ma la musica di Mozart riscatta il tutto,… persino oggi, in un’epoca nella quale le donne si sono scrollate di dosso i vecchi pregiudizi. L’aria è preceduta come al solito da un recitativo:

Tutto è disposto: l’ora

Dovrebbe esser vicina; io sento gente…

È dessa… non è alcun… Buia è la notte…

Ed io comincio omai

A fare il scimunito

Mestiero di marito…

Ingrata! nel momento

Della mia cerimonia…

Ei godeva leggendo: e nel vederlo

Io rideva di me senza saperlo.

Oh, Susanna! Susanna!

Quanta pena mi costi!

Con quell’ingenua faccia,

Con quegli occhi innocenti…

Chi creduto l’avria!…

Ah, che il fidarsi a donna è ognor follia!

Aprite un po’ quegli occhi

Uomini incauti e sciocchi,

Guardate queste femmine

Guardate cosa son.

Queste chiamate Dee

Dagli ingannati sensi,

A cui tributa incensi

Le debole ragion,

Son streghe che incantano,

Per farci penar,

Sirene che cantano

Per farci affogar,

Civette che allettano

Per trarci le piume,

Comete che brillano

Per toglierci il lume;

Son rose spinose,

Son volpi vezzose,

Son orse benigne,

Colombe maligne,

Maestre d’inganni,

Amiche d’affanni

Che fingono, mentono,

Amore non senton,

Non senton pietà.

Il resto nol dico,

Già ognuno lo sa.

Il resto che Figaro non dice perché ognuno lo sa viene esplicitato in orchestra dai corni che, come sosteneva il grande Antonio Guarnieri, “sono la disgrazia delle famiglie e delle orchestre”.

Nel 1791 Mozart scrisse le Cinque Contraddanze K 609. La prima di esse sfrutta il tema dell’aria “Non più andrai” delle Nozze di Figaro, ancora molto popolare a Vienna cinque anni dopo che l’opera era andata in scena. L’ultima Contraddanza è intitolata Il suonatore di lira. Ma lo stesso pezzo venne riscritto a parte con il titolo Les filles malicieuses, Le ragazze maliziose, che si lega alla terza aria di Figaro.

Il Concerto K 482 fu composto mentre Mozart stava lavorando alle Nozze di Figaro: fu ultimato infatti il 16 dicembre 1785 e venne eseguito da Mozart il 23 dicembre; il secondo tempo piacque talmente da dover essere bissato. Questo secondo tempo è in forma di tema e variazioni, con due temi sussidiari, che si susseguono senza interruzioni. L’orchestra è qui formata da flauto, due clarinetti, due fagotti, due corni e archi, e Mozart sperimenta una varietà di colori timbrici del tutto inusitata. Il tema viene esposto dagli archi con sordina e poi riesposto dal pianoforte. Segue un secondo tema affidato ai soli fiati, a sette parti: per la prima volta nei concerti per pianoforte Mozart impiega i fiati come sezione autonoma dell’orchestra. Subentra una variazione del tema principale, poi un episodio con flauto, fagotto e archi, e quindi un’altra variazione del tema principale con tutti gli strumenti. Il pezzo termina con una coda per pianoforte, archi, e un fagotto che suona nella parte più bassa della sua tessitura. Il secondo tempo del Concerto è tematicamente del tutto indipendente rispetto alle Nozze di Figaro ma preannuncia chiaramente l’atmosfera notturna del quarto atto dell’opera.

Nel primo e nel terzo tempo del Concerto sono presenti anche due trombe e i timpani. Piuttosto pomposo il primo tempo, nel cui primo tema è facile vedere un ritratto del Conte nelle Nozze. Non vorrei forzar troppo la mano nella ricerca di analogie fra il Concerto K 482 e l’opera, ma è chiaro che, mentre interrompeva la composizione dell’opera per scrivere altri pezzi necessari al suo gagne pain, Mozart restava immerso nella drammaturgia, nei personaggi, nell’azione che Da Ponte aveva predisposto per lui e a cui lavorava con entusiasmo, con l’entusiasmo di chi aveva finalmente per le mani un libretto “giusto” per lui dopo averne scartati centinaia.

Il finale è un Allegro popolaresco con un intermezzo, Andantino cantabile. L’accostamento del mondo contadino e del mondo aristocratico che agiscono nelle Nozze di Figaro sembra molto chiaro. Mozart aveva già sperimentato un finale in movimento rapido con un intermezzo in movimento moderato: nel giovanile Concerto K 271. E Beethoven avrebbe ripreso questa idea nel Concerto n. 2,… salvo a sostituire il finale originale con un altro finale quando, essendo stati pubblicati nello stesso anno, 1800, sia il K 271 che il K 482, si poteva correre il pericolo di un’accusa di plagio.

Mozart aveva aderito alla massoneria alla fine del 1784 e ne aveva percorso i tre gradi fino a quello di “maestro” nei primi mesi dell’85. I tre concerti della stagione 1786-87 (K 482, K 488 e K 491) sono rispettivamente in mi bemolle maggiore, la maggiore e do minore, tonalità con tre bemolli o tre diesis in chiave. Ed anche i secondi tempi dei tre concerti, fatto raro, sono in tonalità – do minore, fa diesis minore, mi bemolle maggiore – con tre bemolli o tre diesis. Tre concerti, tre bemolli, tre diesis…. Un omaggio al numero massonico tre? Qualche commentatore ha sostenuto questa tesi, della quale informo il lettore senza discuterla perché nessun documento la corrobora (o la esclude)

Tomas Hanus
Direttore d’orchestra
Tomas Hanus ha studiato con Jiri Belohlavek all’Accademia Janacek di Musica e Teatro di Brno e si è messo in evidenza vincendo il Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra di Katowice nel 1999.

Da allora ha lavorato con le maggiori orchestre ceche, tra cui l’Orchestra Filarmonica Ceca, Orchestra Sinfonica di Praga FOK, Philharmonia di Praga, Filarmonica di Stato di Brno, Orchestra Filarmonica Janacek di Ostrava e l’Orchestra Filarmonica Slovacca di Bratislava.

Nelle ultime due stagioni la sua carriera internazionale ha avuto un’accelerazione, anche in seguito ai tour europei con la Prague Philharmonia, Orchestra Filarmonica Slovacca, Orchestra Sinfonica di Nagoya, Sudwestdeutsche Philharmonie e altre formazioni orchestrali. Ha inoltre debuttato con l’Orchestra Filarmonica di Nagoya, Deutsches Symphonieorchester di Berlino, Orchestra Sinfonica di Gävle, Dresdner Philharmonie e nell’estate del 2005 al Mostly Mozart Festival di New York con l’Orchestra del Festival.

In campo lirico, Tomas Hanus ha debuttato all’Opera Nazionale Finlandese dirigendo durante questa stagione la ripresa di Katja Kabanova, dopo essere stato l’assistente di Jiri Beholavek per la prima esecuzione del 2003. Lavora regolarmente con il Teatro Nazionale di Praga, dove ha debuttato nel 2001 con il Devil’s Wall di Smetana, e nel 2002 ha preparato l’allestimento di Jacobine di Dvorak per il Teatro Nazionale di Brno.

Ha fatto molte incisioni sia con la Philharmonia di Praga che con la Orchestra Filarmonica di Stato di Brno e ha registrato per la Radio Ceca. Ultimamente ha inciso le Sinfonie di Viktor Ullmann con l’Orchestra Sinfonica di Praga FOK e ha collaborato con prestigiosi solisti cechi per la Lotos Records

Alessandro Spina
basso
Nato ad Ascoli Piceno studia al Conservatorio «G. Verdi» di Milano sotto la guida di G. Canetti.Dopo un’interessante carriera concertistica, il suo debuto nell’opera è a Milano con il «Il Signor Bruschino» di G. Rossini. In occasione della scomparsa del Santo Padre ha eseguito il “Requiem” di Faurè nella Cattedrale di S. Emidio ad Ascoli Piceno.Tra i suoi impegni più recenti «Semiramide» di G. Rossini con recite al Teatro Verdi di Pisa, al Comunale di Trento, al CEL di Livorno e al Sociale di Rovigo ed il ruolo di Lunardo ne «I Quatro Rusteghi» al Teatro Verdi diPisa, al Giglio di Lucca, all’Alighieri di Ravenna e al CEL di Livorno.Interpreta Sarastro ne «Il Racconto del Flauto Magico» con l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino a Firenze,Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Verdi di Pisa.

Ad Ascoli Piceno, nel ruolo di Angelotti canta nella produzione di «Tosca» che lo porta in tournée anche in Tailandia. Al PAC di Milano è Colas in «Bastien und Bastienne» di Mozart nella versione curata da Quirino Principe. Tra i suoi prossimi impegni Simone ne«Il Tabarro» al Teatro Comunale di Modena, Teatro Municipale di Picenza e Teatro Comunale di Ferrara, Concerto per i Pomeriggi Musicali al Teatro Dal Verme di Milano.

Il Cast

Direttore: Thomas Hanus