Le date

Sala Grande
sabato 29 aprile 2006
Ore: 17:00

Sabato 29 aprile, ore 17
Teatro Dal Verme

Direttore e violino:
Giuliano Carmignola

Viola:
Massimo Piva

Orchestra:
Orchestra di Padova e del Veneto

Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)
Concerto n. 3 in Sol maggiore K216 per violino e orchestra
Allegro
Adagio
Rondò (Allegro)

Concerto n. 4 in Re maggiore K218 per violino e orchestra
Allegro
Andante cantabile
Rondò (Andante grazioso)

Sinfonia concertante in Mi Bemolle maggiore K364
per violino, viola e orchestra
Allegro maestoso
Andante
Presto

Il Concerto:
Wolfgang Amadeus Mozart
I Concerti per violino e orchestra
“Wolfgang aveva un piccolo violino che aveva ricevuto in regalo a Vienna…”, scrisse il musicista Johann Andreas Schachtner, un amico della famiglia Mozart, riguardo a quello che accadde nel gennaio 1763. “Stavamo suonando dei trii con papà (Leopold) che suonava la parte del basso con la viola, Wenzl il primo violino e io suonavo il secondo violino. Wolfgang chiese di poter suonare il secondo violino, ma papà rifiutò la sua pazza richiesta, perchè fino ad allora non aveva avuto neanche una lezione di violino e papà pensava che egli non sarebbe stato in grado di suonare una nota. Wolfgang disse che ‘non c’era bisogno di aver studiato, per suonare la parte di secondo violino’, e quando papà insistette per mandarlo via e per non essere disturbato ulteriormente, Wolfgang cominciò a piangere amaramente e saltò fuori con il suo piccolo violino. Io chiesi di lasciarlo suonare con me. Papà disse: ‘suona con il Signor Schachtner, ma così piano che non ti si possa sentire, altrimenti devi andare via’. E così andò, Wolfgang suonò con me. Subito notai con stupore che io ero del tutto superfluo. Misi giù il mio violino e guardai tuo papà: lacrime di meraviglia e di soddisfazione corsero giù per le sue guance di fronte a questa scena”. Solo quattro mesi dopo il giornale di Augsburg pubblicò questo servizio da un corrispondente di Salisburgo: “ho informazioni attendibili che il ragazzino adesso non solo suona in chiave di violino, ma anche in chiave di soprano e di basso e suona ogni cosa con un violino piccolo fatto apposta per lui e che ha già suonato da solo e in concerto alla corte di Salisburgo”.

Negli anni 1770 Mozart si fece sentire come violinista solista in concerti a Salisburgo, Vienna, Monaco, Augsburg, suonando musica sua e di altri compositori. A Monaco in una di queste occasioni, nel 1777, dopo aver suonato una delle sue Serenate con movimenti per violino solista, Mozart così scrisse al padre, Leopold, con un pizzico di ironia: “Ho suonato come se fossi il più grande violinista d’Europa”. Il padre gli rispose: “Tu stesso non sai quanto bene suoni il violino; se solo tu credessi in te stesso e suonassi con energia, con tutto il tuo cuore e cervello, sì, allora saresti il primo violinista d’Europa. Molti nemmeno sanno che tu suoni il violino, perchè ti sei fatto conoscere fin dalla fanciullezza come suonatore di clavicembalo”. Si potrebbe pensare che il giudizio di Leopold Mozart fosse colorito dal fatto che nel 1756, l’anno di nascita di suo figlio, egli aveva pubblicato un importante trattato di violino, che ebbe tre edizioni, che fu tradotto in diverse lingue e che è usato ancora adesso. Ma il suo giudizio è confermato da quello del virtuoso e primo violino dell’Orchestra di corte di Salisburgo, Antonio Brunetti, che quando sentì l’osservazione volutamente diminutiva di Leopold che il figlio potrebbe suonare il violino passabilmente, accesamente rispose: “Cosa? È insensato! perchè egli potrebbe suonare tutto!”.

Le composizioni di Mozart per violino e orchestra furono scritte per la maggior parte a Salisburgo fra gli anni 1773 e 1776. Lasciando da parte i due concerti di dubbia autenticità (K268 e K271a) e due sinfonie concertanti mai completate (K315f e 320e) abbiamo complessivamente cinque serenate orchestrali, che contengono uno, due, tre movimenti di concerto per violino, cinque concerti per violino e orchestra, quattro singoli movimenti di concerto e due sinfonie concertanti. Si tratta in tutto di qualcosa come trentasette tempi per violino e orchestra: un notevole corpus compositivo.Un singolo movimento (K470, un Andante in la maggiore), l’ultimo pezzo del genere scritto da Mozart, è andato purtroppo perduto. Per l’appassionato di musica dei nostri tempi, i concerti per violino sono associati ad esecuzioni in specifiche sale da concerto. Ma al tempo di Mozart erano suonati anche all’aperto, in giardini, in piazze, come parte di serenate orchestrali ed erano talvolta usati come intermezzi musicali in teatro. L’uso più comune per i concerti per violino in ogni modo, per lo meno nell’Italia del nord e in Austria, era di suonare i concerti per violino in chiesa per dare lustro al servizio religioso della Messa o dei Vespri. Giuseppe Tartini e molti altri grandi violinisti dell’epoca spesso raggiungevano il grande pubblico con esecuzioni in chiesa e questa tradizione era nota anche a Mozart.

Possiamo immaginare come Mozart suonasse il violino, perchè egli valutava gli esecutori secondo quello a cui dava valore nella sua musica: bellezza, chiarezza, logica, equilibrio. Quando era soddisfatto di una esecuzione, era solito dire, così si tramanda, “che era andata liscia come l’olio”. Non erano per lui i giochi pirotecnici di Pietro Antonio Locatelli o di Giovanni Battista Viotti. Una volta, dopo aver sentito una bella esecuzione di un difficile concerto, informò suo padre che gli era piaciuto ma aggiunse: “Tu sai che io non sono un amante delle difficoltà”.Il paradosso è che la rinuncia al virtuosismo nella scrittura dei suoi concerti per violino li rende più difficili e non più facili da ben suonarsi. Tecnica e bravura non sono utili in queste opere per compensare una mancanza di inteligente, sensibile musicalità.

Concerti K216 e K218
Le attività di Mozart durante l’estate 1775 – si sa – non furono straordinarie. A suo credito la composizione di una sonata da chiesa (K212), di un divertimento (K213), di una serenata (K204) e di una marcia (K214). Non vi è traccia di una esperienza personale o musicale che spieghi l’impressionante elevazione del suo stile. Eppure tutti i commentatori hanno notato come i primi due concerti per violino, pur nella loro bellezza, sono su un piano di minore ispirazione degli ultimi tre. È forse nella natura del genio precoce di Mozart che non ci sia o non ci debba essere nessuna spiegazione per il fatto che la crescita della sua arte, fin che la praticò, fu continua. Il primo movimento si apre con un ritornello che, in altra forma e tonalità, Mozart aveva già usato altrove. Una invenzione che troviamo nel ritornello di un’aria della sua serenata Il Re Pastore K208, che aveva avuto la sua prima esecuzione (probabilmente solamente in forma di concerto, non scenica) il 23 aprile 1775 a Salisburgo. L’aria Aer tranquillo è cantata dal trovatello di nobile origine Aminta, il “re pastore” del titolo della serenata. Il testo è in due sezioni: la prima esprime la soddisfazione di Aminta del suo destino di pastorello; la seconda è una preghiera agli dei di aiutarlo se dovrà rinunciare a questa vita semplice. Un confronto fra l’aria e il tempo del concerto rinforza il concetto più volte affermato che un concerto è una specie di dramma in musica di cui il violinista e l’orchestra sono i protagonisti. E il senso del dramma in corso è aumentato nel primo movimento di questo concerto dal ruolo sempre più articolato che è attribuito all’orchestra durante i passaggi solistici, così come dalle sezioni in stile di recitativo. L’Adagio, nella tonalità della dominante (re maggiore) ha un diverso tono non solo nei confronti del tempo precedente ma anche in confronto ai tempi centrali dei concerti precedenti. Certi aspetti del suo nuovo suono sono direttamente attribuibili alla inserzione dei due flauti al posto dei due oboi (che nell’orchestra di Mozart sarebbero stati suonati dagli stessi esecutori), dalla tonalità più bassa dei corni, dall’uso della sordina nella scrittura violinistica, e dai pizzicati di violoncelli e bassi. Inoltre, comunque, c’è una ulteriore modifica molto più sottile e difficile da definire. Forse parte del mistero risiede nella perfezione con cui verso la fine si ritorna all’apertura del movimento con una delicata fioritura delle melodie. Ed ancora ciò risiede nella maniera in cui la melodie qui e là ignora le terzine dell’accompagnamento e va per la sua strada con gruppi di due o quattro note. Ma toccare questi importanti aspetti ci lascia ben lontani ancora da una piena spiegazione della bellezza sorprendente di questo movimento.

In una lettera al figlio dei primi di ottobre 1777 Leopold Mozart riferì che in una rappresentazione teatrale a Salisburgo “Brunetti dovette suonare un concerto durante l’intervallo fin che avveniva il cambio dei costumi e fu quello dei tuoi concerti che contiene lo ‘Strassburger’. Suonò molto bene, ma in entrambi gli Allegro stonò e in un punto quasi esagerò in una cadenza”. Poche settimane dopo Mozart scrisse al padre che era andato con lo zio (il fratello di Leopold) a passare una giornata ad Augusta nel monastero della Santa Croce. Mozart suonò varie sue composizioni a pranzo e la sera e fra queste vi era il suo Concerto di Strassburg; tutto andò liscio come l’olio. Tutti mi fecero elogi per il suono, bello e puro”. In molti scritti su Mozart il concerto “Strassburg” è identificato con il Concerto n. 4 in re maggiore K218. Ma dobbiamo dire, come hanno dimostrato le ricerche del musicologo ungherese Dénes Bartha, che esso è, definitivamente, il Concerto K216. Il Rondo finale si sviluppa con moduli più o meno scontati e con una progressione tonale che si interrompe improvvisamente con tre accordi dell’orchestra. Dopo una breve pausa l’Allegro in 3/8 è rimpiazzato da un Andante alla breve e il violino solista esegue una elegante gavotta in sol minore accompagnato dai pizzicati degli archi. Ma, prima della fine, la musica si interrompe di nuovo in mezzo a una frase e Mozart si lancia in una melodia ancora nuova, vigorosa, alla breve ma nel tempo di Allegretto e ritorna al sol maggiore. È questa gaia melodia che le ricerche di Bartha hanno dimostrato essere una canzone nota al tempo di Mozart con il titolo “Strassburger” (Sfortunatamente è stata trovata solo la melodia senza le parole e forse era una danza e non una canzone). Dopo un’altra breve pausa si ritorna al ritornello del Rondo. Ancora un episodio e poi il movimento si chiude com’era cominciato, lasciando ai fiati l’ultima parola. L’ultimo tempo del Concerto n. 4 K218 si apre con un Andante grazioso in 2/4, un movimento di danza seguito da un allegro che si ripete tre volte nel corso del tempo finale. Ma mentre l’Andante è sempre lo stesso, l’Allegro comincia nelle sue quattro apparizioni nello stesso modo ma si sviluppa ogni volta con qualcosa di nuovo. Fra la seconda e la terza volta di questa successione andante-allegro, c’è una interruzione simile a quella nel Finale del K216. Una nuova melodia in sol maggiore, in tempo tagliato, Andante grazioso, appare ed è, come lo “Strassburger”, una contraddanza dal tono rustico. Forse una melodia di origine popolare che Mozart rivisitò nella prima delle 4 Contraddanze K269 b.

Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore K364 per violino, viola e orchestra
Nel suo lungo viaggio verso (e di ritorno) Parigi, Mozart rinnovò l’occasione di sentire la famosa orchestra di Mannheim. Sappiamo dalle sue lettere come fosse impressionato da quell’orchestra («molto buona e forte»), che era probabilmente la migliore in Europa. Nel 1777 la scuola di quei compositori era forse in declino (Johann Stamitz, il fondatore, era morto vent’anni prima) ma, in confronto alla provinciale Salisburgo, Mannheim doveva sembrare a Mozart altrettanto stimolante quanto apparirà Londra ad Haydn nel 1791.

Nel 1778 l’elettore Karl Theodor si trasferisce a Monato e si chiude il periodo d’oro di Mannheim; Mozart rientra – gennaio 1779 – all’odiata Salisburgo e questo ritorno segna la fine dei suoi anni giovanili. A segnare questo trapasso è la Sinfonia Concertante K364 per violino, viola e orchestra, che Mozart scrisse nell’estate 1779. È un’opera rappresentativa del nuovo stile di Mozart, più del concerto gemello per due pianoforti K365. Certo la Sinfonia K364 è ancora ovviamente sotto il segno dell’esperienza di Mannheim e Parigi: a Mannheim (1777) Wolfgang aveva fratto sentire il concertone K190 a Wendling e a Parigi aveva scritto la sinfonia concertante per fiati K297 b (a questa stessa epoca risalgono i progetti di una sinfonia concertante per violino, vola e violoncello K Ahn. 104, di un concerto per violino, pianoforte e orchestra per il violinista I. Fraenz). Molti dettagli stilistici denotano l’esperienza di Mannheim. L’inizio, con i suoi ritmi puntati, ricorda l’esempio analogo di una sinfonia in Fa maggiore di Karl Stamitz e così ricorda la pratica compositiva dei Mannheimer il lungo crescendo che conclude il tutti prima dell’entrata dei solisti. Ma tutto ciò è ormai (come i tratti della tradizione salisburghese della serenata e del divertimento, nella alternanza fra fiati ed archi) fuso ed inserito in una versione, in cui questi materiali sono trattati con grande maturità artistica ed in maniera personale. L’ascoltatore è colpito – oltre che dal senso favoloso dei valori strumentali – dal contenuto spirituale di una pagina come quella dell’adagio in do min. (il movimento lento è certo più personale dei tre). Il finale è un tempo di contraddanza ed è, nella sua inconscia unificazione tematica con il primo tempo, un altro esempio della maturazione spirituale di Mozart. La parte della viola solista è scritta in Re e ciò implica una accordature mezzo tono sopra: il suo suono è quindi più brillante e chiaro di quello delle viole del tutti. Anche le cadenze per i solisti sono di Mozart.

Giuliano Carmignolaviolino
Nato a Treviso, è considerato uno dei migliori virtuosi italiani, sia per il violino barocco sia per quelle moderno. Le sue esibizioni vengono applaudite in tutto il mondo. Per oltre 10 anni Giuliano Carmignola è stato docente di violino al Conservatorio di Venezia. Dal 1978 al 1985 è stato primo violino del Teatro La Fenice. Negli anni seguenti Giuliano Carmignola ha dedicato sempre più attenzione al violino barocco.

La sua collaborazione, prima con I Sonatori della Gioiosa Marca e ora con la Venice Baroque Orchestra, e le sue straordinarie registrazioni di musica virtuosistica del barocco, hanno reso Carmignola l’interprete per eccellenza di quello stile violinistico, soprattutto per quanto riguarda la musica italiana del Settecento. Nel 1999 Giuliano Carmignola è stato chiamato come Professore di Violino all’Accademia Musicale di Lucerna. Egli è inoltre professore-ospite all’Accademia Musicale Chigiana di Siena.

Suo padre, anche violinista, riconobbe presto il talento e l’entusiasmo del figlio per la musica e ne coltivò le inclinazioni. La carriera artistica di Carmignola iniziò con la partecipazione ai concorsi nazionali e internazionali di violino. Come solista si è esibito in tutta Europa con le grandi orchestre e famosi direttori come Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli, Eliahu Inbal. Ha accompagnato I Virtuosi di Roma in diverse tournée mondiali.

Giuliano Carmignola ha compiuto, in questo modo, un cammino artistico singolare. Il suo repertorio spazia da Vivaldi a Beethoven, da Mendelssohn a Debussy, Stravinsky, Schnittke. Dall’ottobre 2004 una collaborazione triennale lo lega a Claudio Abbado per eseguire con la Mozart-Orchester Bologna tutti i concerti per violino di Mozart.

Ulteriori impegni nel 2004 sono stati, tra gli altri, i concerti con la Mahler Chamber Orchestra, una applaudita tournée americana con la Venice Baroque Orchestra, esibizioni in Inghilterra, Spagna, Belgio e Olanda con l’Academy of Ancient Music, la Lausanne Chamber Orchestra e la Basler Kammerorchester. Ha esordito inoltre al Boston Early Music Festival con il Concerto triplo di Beethoven, insieme con il violoncellista Mario Brunello e il pianista Andrea Lucchesini. Partecipa a tutti i principali festival di musica barocca in Europa. Sono previsti concerti a Granada, Roma, Montecarlo, Rotterdam, Bonn e Zurigo. Insieme con la Venice Baroque Orchestra si esibirà allo Schleswig-Holstein-Festival, ai Festival di Schwetzingen e di Ludwigsburg, nel Herkulessaal di Monaco e negli Auditori di Dortmund e Berlino.

Dal 2004 Giuliano Carmignola ha un contratto esclusivo con la Deutsche Grammophon: una prima pubblicazione, Concerto Veneziano, è apparsa nel anno 2005. Le sue cinque registrazioni con la Venice Baroque Orchestra per la Sony, tra cui le Quattro Stagioni, concerti di rara execuzione di Vivaldi, i concerti per violino di Locatelli, cosi some le sonate di Bach per cembalo e violino sono state insignite dell”ECHO.Preis” e del “Diaspon d’Or”.

Come musicista da camera Giuliano Carmignola collabora regolarmente con i pianisti Yasuyio Yano, Bruno Canino, Andrea Lucchesini, con il violoncellista Mario Brunello e i violisti Danilo Rossi e Bruno Giuranna. Giuliano Carmignola suona la musica barocca su un violino di Floreano Guidantus del 1739. Suona inoltre per i concerti uno strumento originale di Pietro Guarneri del 1733.

Massimo Pivaviola
È prima viola dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Con essa ha realizzato concerti solistici, tra gli altri sotto la direzione di Poppen e Lev Markiz.

Collabora in qualità di prima viola con l’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano (sotto la guida di prestigiosi direttori d’orchestra, tra cui Riccardo Muti, Wolfgang Sawallisch, Myung Whun Chung), con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la Mahler Chamber Orchestra e la Camerata Salzburg, con la quale ha esordito in veste di solista in sedi prestigiose sotto la direzione di Sir Roger Norrington.

È stato personalmente invitato da Claudio Abbado a far parte dell’orchestra del Festival di Lucerna e della nascente Orchestra Mozart a Bologna. Ha svolto attività cameristica per diverse Associazioni, tra cui Amici della Musica di Padova, Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, Serate Musicali a Milano, Accademia Filarmonica di Bologna, collaborando con artisti prestigiosi, tra cui Mario Brunello, Domenico Nordio, Enrico Dindo, Giuliano Carmignola, Trio di Parma. Ha al suo attivo incisioni discografiche di musica da camera.

Orchestra di Padova e del Veneto
L’Orchestra di Padova e del Veneto, si è costituita nell’ottobre 1966 e, nel corso di quarant’anni di attività, si è affermata come una delle principali orchestre da camera italiane nelle più prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. L’Orchestra è formata sulla base dell’organico del sinfonismo “classico” ed il suo primo violino dalla fondazione è Piero Toso.

Peter Maag – il grande interprete mozartiano – ne è stato il direttore principale dal 1983 al 2001. Oggi Zsolt Hamar è il Primo direttore ospite. Alla direzione artistica si sono succeduti Claudio Scimone (dalla fondazione al 1983), Bruno Giuranna (dal 1983 al 1992), Guido Turchi (1992-93) e più recentemente (2002-2003) Mario Brunello ne è stato il direttore musicale. L’attuale programmatore artistico dell’Orchestra è Filippo Juvarra, che collabora con la stessa dal 1984 ed ha contribuito decisivamente a dare continuità al profilo artistico e musicale definito, dopo il 1983, da Bruno Giuranna e Peter Maag. Per questo suo lavoro Filippo Juvarra ha ricevuto nel 2002 il Premio della Critica Musicale Italiana “Franco Abbiati”.

La vita artistica dell’Orchestra annovera collaborazioni con i nomi più insigni del concertismo internazionale tra cui ricordiamo: Accardo, Argerich, Ashkenazy, Barbirolli, Bashmet, Bream, Buchbinder, Campanella, Chailly,Gavazzeni, Goebel, Hogwood, Koopman, Lupu, Maisky, Melles, Mullova, Mutter, Nanut, Perahia, Perlman, Rampal, Richter, Rostropovich, Santi, Starker, Stoltzman, Szeryng, Ughi, Vegh, Zimerman.

Particolare significato ha assunto negli ultimi anni la collaborazione con Vladimir Ashkenazy con cui l’Orchestra ha effettuato numerose tournée (Italia, Austria, Svizzera e Giappone), e con cui ha inciso per l’etichetta giapponese Octavia (Tokyo, 2004) i Concerti di Mozart K453 e K466.

L’Orchestra ha dato, attraverso la propria produzione concertistica, un grande impulso alla vita musicale di Padova e del Veneto e, per questo impegno, è stata riconosciuta dallo Stato come l’unica istituzione concertistico-orchestrale operante nel Veneto e le è stata riconosciuta nel 1994 la personalità giuridica da parte della Regione del Veneto. L’Orchestra, realizza circa 130 concerti l’anno, con una propria stagione a Padova, nella Regione Veneto, concerti in Italia e all’estero e nelle maggiori Società di concerto e Festival.

A partire dal 1987 ha intrapreso una vastissima attività discografica, oltre cinquanta incisioni, per le più importanti etichette, della quale segnaliamo: Concerti di Bach BWV 1054 e BWV 1058 e il Concerto K503 di Mozart con Richter e Bashmet (Teldec), i Concerti per violoncello di Boccherini diretti da Giuranna con Geringas (Claves-Grand Prix du Disque 1989), La Betulia liberata di Mozart con Maag (Denon), i Concerti per violino e la Sinfonia Concertante di Mozart con Gulli e Giuranna (Claves), l’Integrale delle Sinfonie di Beethoven con Maag (Arts), il Concerto K466 di Mozart con Argerich (Teldec), L’Isola disabitata e La fedeltà premiata di Haydn con Golub (Arabesque), i Concerti per violino di Haydn con Tchakerian (Arts), i Concerti per pianoforte di Mozart K595 e K271 e di Haydn Hob:XVIII.11 con Luisada e Meyer in due CD incisi per la BMG-France. Il Concerto per violino e archi (Domenico Nordio, solista) e il (Domenico Nordio, violino e Roberto Prosseda pianoforte) diretti da Pier Carlo Orizio, e, ultimo in ordine di tempo e ancora in fase di pubblicazione, un CD dedicato a Ermanno Wolf Ferrari (Diego Dini Ciacci, oboe e corno inglese, Paolo Carlini, fagotto) diretto da Zsolt Hamar.

Il Cast

Direttore: Giuliano Carmignola