Le date

Sala Grande
sabato 06 marzo 2004
Ore: 17:00
giovedì 11 marzo 2004
Ore: 21:00

Sabato 6 marzo, ore 17
Teatro Dal Verme, Milano
Lunedì 8 marzo, ore 21
Teatro G. Pasta, Saronno
Martedì 9 marzo, ore 21
Teatro Cagnoni, Vigevano
Mercoledì 10 marzo ore 20.30
Auditorium RSI, Lugano
Giovedì 11 marzo, ore 21
Teatro Dal Verme, Milano
Direttore e oboe:
Hansjorg Schellenberger
Orchestra:
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)
Sinfonia n.1 in Mi bemolle maggiore k.16
Allegro Molto
Andante
Presto

Serenata in Si bemolle maggiore K. 361
Largo
Allegro
Minuetto
Adagio
Minuetto
Romanza
Rondò

Concerto per oboe e orchestra in Do maggiore k 285 d
Allegro aperto
Adagio non troppo
Rondò allegretto

Il Concerto:
a cura di Massimiliano Chiavarone
Sinfonia n.1 in Mi bemolle maggiore k.16
Verso la fine dell’aprile del 1764 i Mozart, dopo una tournée di tre anni e mezzo nell’Europa occidentale, lasciarono Parigi alla volta di Londra. Come Wolfgang scrisse la sua prima sinfonia venne raccontato da sua sorella Nannerl nelle sue memorie circa trent’anni più tardi: “Agli inizi di agosto prendemmo in affitto una casa di campagna nei dintorni di Londra, in modo che nostro padre potesse curarsi una malattia alla gola, i cui effetti lo stavano portando alla tomba. Siccome doveva stare tranquillo a noi piccoli fu vietato di fare musica. Così per occupare il tempo Wolfgang compose la sua prima sinfonia usando tutti gli strumenti dell’orchestra soprattutto trombe e timpani. Io trascrivevo. Mentre stava componendo e io copiavo, Wolfgang mi disse: “Ricordami di dare ai corni qualcosa di utile da fare”.

Il manoscritto autografo del primo lavoro sinfonico di Mozart si trova presso la Biblioteca dell’Università Jagiellonska di Cracovia. Molti studiosi pensano che Leopoldo, una volta convalescente, rivide il lavoro del figlio e ne corresse alcuni passaggi, ma di certo la composizione presenta molti spunti originali ed è stupefacente pensare che fu scritta da un bambino di otto anni. Tra le sorprese, proprio l’uso dei corni, che nell’Andante abbandonano la funzione di riempimento armonico per dare vita a un motivo (le famose quattro note do-re-fa-mi) che si ascolterà nella matura “Jupiter”. I modelli più vicini al giovane Mozart e che lui tenne presenti furono la sinfonia op.3 di Johann Christian Bach e la sinfonia op.7 di Karl Abel, ma il giovanissimo genio riuscì a rielaborarle e a fornirne una lettura personale. La Sinfonia k.16 fu poi eseguita nel 1765 sempre a Londra.

Serenata in Si bemolle maggiore K. 361
Fu probabilmente composta da Mozart verso la fine del 1780, quando si trovava a Monaco per il primo allestimento dell’Idomeneo, presentato in tempo di carnevale e si pensa che, nello stesso periodo, Mozart abbia completato quattro dei sette movimenti che compongono la composizione.
L’opera gli era stata commissionata dall’Elettore di Baviera, Carl Theodor, la cui orchestra di corte a Mannheim era stata per vent’anni il più prestigioso complesso d’Europa.
Mozart scelse un ampio organico, 13 strumenti in tutto, aggiungendo all’ottetto di base due corni di bassetto (strumenti della famiglia dei clarinetti, con voce di tenore ad ancia semplice), un’altra coppia di corni, e un contrabbasso. 13 strumenti. La struttura formale in sette movimenti scardina tutte le tradizioni, con l’uso di ogni genere di musica possibile in questo contesto, ad eccezione della.marcia.
Il Largo iniziale annuncia un’altra novità rispetto all’epoca e conduce ad un Allegro il cui contenuto melodico è di grande vivacità. Il Minuetto che segue presenta un grande gioco di contrasti dinamici, e le sue due sezioni di trio offrono nella strumentazione una sorpresa dopo l’altra. L’Adagio seguente è una levigatissima rete costruita su una melodia quasi vocale, in cui le prime parti di oboi, clarinetti e corni di bassetto assurgono al ruolo di primi tra pari. Nel secondo Minuetto emerge l’interesse ritmico, e il secondo trio accenna a un’eco lontana di Landler. La Romanza rappresenta un’altra fantasia melodica in tempo lento, ricca di felicissimi tocchi strumentali, con una sezione centrale Allegretto nella relativa minore. Ancora il Tema e Variazioni (elaborazione del tema del II movimento del Quartetto K.285) e un vivacissimo Rondò finale.

Concerto per oboe e orchestra in Do Maggiore k 285 d
Un vero rompicapo, degno del classico giallo storico con tanto di scambio di partiture e del ritrovamento di un manoscritto. Tutto comincia agli inizi del 1778, durante il soggiorno di Wofgang a Mannheim. Qui stando presso i Wendlings, una famiglia che amava molto la musica (Johann Baptist W. era il flautista dell’orchestra della città), conosce un olandese Willem Britten de Jong (nelle lettere di Mozart è indicato come DeJean) che nutriva un profondo amore per il flauto. Quest’uomo commissionò a Mozart la creazione di tre concerti e di tre quartetti per flauto. Bisogna premette che il salisburghese adorava la musica per strumenti a fiato, ma come scrive in una lettera al padre Leopol datata 14 febbraio dello stesso anno, l’unico strumento per cui non amava comporre era il flauto. Il bisogno di soldi comunque era tanto, anche perché Wolfgang cercava di trovare i fondi necessari per stabilirsi a Parigi e dunque accettò. Ma, in realtà, il tempo dedicato al lavoro per DeJean fu risicato, perché Mozart cercava di sfondare nel mondo operistico e la maggior parte delle sue energie creative era orientata in questo senso. Egli, comunque, riuscì a terminare i tre quartetti, ma completò solo due concerti per flauto, con un piccolo trucco. Uno lo scrisse ex novo, l’altro no. Non avendo molto tempo, infatti, decise di adattare al flauto il concerto per oboe e orchestra che aveva scritto l’anno precedente. De Jean, però, lo scoprì e scontento di avere un concerto “di seconda mano” pagò a Mozart la metà di quello concordato. La matassa cominciò ad essere brogliata nel 1920 quando in un archivio di Salisburgo Bernhard Paumgartner scoprì una serie di manoscritti del Settecento che portavano il titolo di “Concerto in Do maggiore/ Oboe Principale/ 2 Violini/ 2 Oboi/ 2 Corni/ Viola/ e Basso/ del Signor W.A. Mozart” e nell’esame emerse che era quasi identico al concerto per flauto k 285 in re maggiore. Dunque ecco svelato il piccolo puzzle: le seguenti sigle k.271k, k 314 e k 285 d indicano la stessa composizione. La prima individua il concerto per oboe (chiamato anche “Ferlendis Konzert” così come è indicato nella sesta edizione del catalogo Kochel pubblicata dopo il 1964), la seconda, il concerto per flauto (nel catalogo Kochel del 1862 e che è la trasposizione del concerto per oboe) e la terza è la sigla che individua il concerto per flauto nella sesta edizione del medesimo catalogo pubblicato dopo il 1964.
Il concerto per oboe fu composto tra la primavera e l’estate del 1777 per l’oboista Giuseppe Ferlendis di Bergamo. I tempi sono: Allegro aperto; Adagio non troppo; Rondò allegretto.
Il movimento di apertura è compatto e perfettamente bilanciato con lo schema del concerto-forma sonata, viatico attraverso cui Mozart crea melodie bellissime e il cui stile di ispira ad alcune scene dell’opera buffa. L’Adagio è grazioso, esplosione della sonorità profonda e calda dell’oboe. Il tema del rondò sarà poi ripreso nell’aria “Welche Wonne welche Lust” nel Die Entführung aus dem Serail (KV 384).