Alexander Lonquich prosegue l'esecuzione integrale dei concerti per pianoforte di Mozart nell'81a Stagione dei Pomeriggi Musicali "Sèntiti Pàrte" - I Pomeriggi Musicali - Teatro Dal Verme

Alexander Lonquich prosegue l’esecuzione integrale dei concerti per pianoforte di Mozart nell’81a Stagione dei Pomeriggi Musicali “Sèntiti Pàrte”

Dal 5 al 7 febbraio a Milano e a Casalpusterlengo per il Circuito Sinfonico Lombardo quattro pagine del Salisburghese tra cui il celebre Concerto “Jeunehomme”

Nuova tappa del progetto dei Pomeriggi Musicali di esecuzione di tutti Concerti per pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart affidati in alternanza a due grandi solisti di oggi: Louis Lortie e Alexander Lonquich.

Nei concerti in programma a Milano (Teatro Dal Verme, giovedì 5 febbraio ore 10 e ore 20; sabato 7 febbraio ore 17) e a Casalpusterlengo (Teatro Comunale “Carlo Rossi”, venerdì 6 febbraio, ore 21) solista e concertatore sarà Alexander Lonquich impegnato in un programma tutto mozartiano così articolato: Concerto n. 6 in Si bemolle maggiore K238, Concerto n. 8 in Do maggiore K246 “Lützow”, Rondò per pianoforte in La minore K511 e infine il celebre Concerto n. 9 in Mi bemolle maggiore K271 “Jeunehomme”.

I Concerti scelti sono gli stessi che il giovane Mozart presentò a Monaco di Baviera il 4 ottobre 1777 presso la locanda Zum schwarzen Adler (“All’aquila nera”), tappa di sosta del viaggio verso Parigi.
In apertura il Concerto per pianoforte e orchestra n. 6 in Si bemolle maggiore K238, composto nel gennaio 1776, segna il ritorno di Mozart al suo strumento prediletto dopo i concerti per violino dell’anno precedente. L’“Allegro aperto” iniziale rivela un tono amabile, in cui orchestra e solista dialogano con naturalezza. Il lirismo quieto dell’“Andante un poco adagio” lascia poi spazio a un “Rondò” conclusivo dal carattere quasi popolaresco, arricchito da improvvisi chiaroscuri che già lasciano intravedere il Mozart della maturità.
Segue il Concerto n. 8 in Do maggiore K 246 “Lützow”, scritto pochi mesi dopo il precedente per una pianista dilettante dell’aristocrazia salisburghese, la contessa Antonia von Lützkow. Pur muovendosi in un ambito ancora galante e luminoso, la partitura mostra una sicurezza strutturale e una scrittura ambiziosa, in particolare nel primo movimento, costruito su una forma-sonata a tre temi. L’“Andante” centrale, di grande eleganza melodica, si distingue per un percorso armonico più articolato, mentre il “Rondeau: Tempo di minuetto” finale introduce un inatteso episodio in modo minore, che incrina per un attimo il clima festoso complessivo.
A segnare il passaggio verso una dimensione più intima e introspettiva è il Rondò in La minore K511, composto a Vienna nel 1787. Si tratta di un vero e proprio cameo solistico di pochi minuti ma di straordinaria profondità espressiva: una pagina malinconica e concentrata, che anticipa sensibilità romantiche e si impone come uno dei momenti più intensi dell’intero programma.
La seconda parte culmina con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 9 in Mi bemolle maggiore K271 “Jeunehomme”, composto nel gennaio 1777 per la pianista francese Louise-Victoire Jenamy (1749-1812), figlia del coreografo Jean- Georges Noverre, conosciuta dai Mozart a Vienna pochi anni prima. Considerato unanimemente un punto di svolta nella produzione concertistica di Mozart, appare da subito ardito e innovativo nella concezione, rompendo gli equilibri tradizionali sin dall’attacco, quando il solista interrompe subito l’orchestra con un gesto musicale deciso. L’“Andantino” in modo minore – evento rarissimo all’epoca – introduce un clima drammatico e doloroso, mentre il “Rondò. Presto” conclusivo, vorticoso e virtuosistico, gioca sul contrasto tra slancio brillante e inattesi momenti cantabili, confermando la natura sperimentale di un capolavoro che apre la strada ai grandi concerti viennesi degli anni successivi.