Mikhail Pletnëv uno dei più ammirati pianisti viventi ospite dell’81a Stagione dei Pomeriggi Musicali al Teatro Dal Verme di Milano
Si apre con il Concerto n. 1 l’integrale di Rachmaninov divisa in due stagioni diretta da Ryan McAdams, impegnato anche nella Sinfonia n. 4 di Brahms
Due mondi, due generazioni, due estremi della parabola creativa romantica si incontrano nel prossimo appuntamento dell’81ª Stagione sinfonica “Sèntiti pàrte” dei Pomeriggi Musicali. I concerti di giovedì 19 e sabato 21 febbraio vedono protagonista uno dei più ammirati pianisti viventi, Mikhail Pletnëv, impegnato nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Fa diesis minore op. 1 di Sergej Rachmaninov, accanto alla Sinfonia n. 4 in Mi minore op. 98 di Johannes Brahms; sul podio della compagine lombarda torna Ryan McAdams.
Mikhail Pletnëv – tra i grandi pianisti del nostro tempo – dopo l’inaugurazione della scorsa stagione – ha instaurato un rapporto di fiducia con I Pomeriggi Musicali e realizzerà l’integrale dei concerti di Rachmaninov (il n. 1 adesso, il n. 2 a maggio) destinata a completarsi nella stagione 2026/2027. Mikhail Pletnëv, pianista e direttore d’orchestra formatosi a Kazan e a Mosca, ha vinto nel 1978 il Concorso Čajkovskij e da allora è ai vertici del concertismo internazionale. Fondatore nel 1990 della Russian National Orchestra, Pletnëv è riconosciuto come poeta del suono, capace di una tavolozza timbrica vastissima e di un fraseggio di straordinaria intensità.
Il programma di questi concerti accosta il primo grande cimento concertistico del giovane Rachmaninov al compimento sinfonico di Brahms: alfa e omega, un inizio e una fine, un talento sorgivo e una maturità estrema, posti a confronto nel segno di una modernità sorprendente.
Composto tra il 1890 e il 1891, quando Rachmaninov aveva appena diciassette anni, il Concerto n. 1 rappresenta l’atto di nascita ufficiale del suo linguaggio pianistico. Formatosi al Conservatorio di Mosca, il giovane compositore mise mano a un lavoro che già rivela in nuce i tratti distintivi della sua arte: la gestualità ampia e drammatica, l’alternanza tra slancio virtuosistico e lirismo intenso, l’attenzione alla scrittura orchestrale, mai relegata a mero accompagnamento. Il Vivace iniziale si apre con un gesto energico che traduce in musica l’urgenza espressiva dell’autore, mentre l’Andante centrale – un notturno in Re maggiore – sospende il tempo in una cantabilità struggente, prefigurando le pagine più celebri della maturità dell’autore. Il conclusivo Allegro vivace in 9/8 fonde virtuosismo e tensione drammatica in un dialogo serrato tra pianoforte e orchestra. Normalmente eseguito nella revisione del 1917, il concerto conserva l’impronta del giovane autore ma già mostra la statura di un protagonista del tardo Romanticismo.
La seconda parte del concerto presenta la Sinfonia n. 4 di Brahms, scritta nel 1884-85. Ultimo capitolo del ciclo sinfonico brahmsiano, la Quarta rappresenta insieme un testamento artistico e un ponte verso il Novecento. Se nel primo movimento domina un tema di struggente malinconia, costruito su cellule minime e pause sospese, l’Andante moderato dispiega una narrazione sonora di limpida architettura, attraversata da raffinate modulazioni timbriche. L’Allegro giocoso, unico vero Scherzo sinfonico di Brahms, irrompe con vitalità e brillantezza orchestrale, mentre il Finale costituisce un unicum nella letteratura romantica: una monumentale passacaglia costruita su un tema tratto dalla Cantata BWV 150 di Bach. Non un omaggio accademico, ma un gesto di altissima consapevolezza storica, in cui il passato diventa materia viva per una visione tragicamente moderna. Come è stato scritto, «la sinfonia più rivolta al passato è la più tragicamente moderna».
Sul podio Ryan McAdams, direttore americano formatosi alla Juilliard School e all’Indiana University, artista di fama internazionale tanto nel repertorio sinfonico quanto in quello operistico e contemporaneo. Direttore Principale del Crash Ensemble irlandese, McAdams collabora stabilmente con le principali orchestre italiane e ha instaurato un solido sodalizio artistico con Mikhail Pletnëv, condividendo con lui un’intensa ricerca interpretativa.