I Pomeriggi Musicali e ADI Design Museum si incontrano per una nuova rassegna di concerti domenicali
Dal 4 ottobre al 22 novembre “Il progetto e i suoi strumenti”, sei concerti di musica da camera negli spazi del museo per un nuovo progetto che mette in dialogo musica e cultura del progetto
Dalla ricostruzione del secondo dopoguerra alla contemporaneità, sei programmi per raccontare come musica e design condividano forme, strutture, materiali, trasformazioni e modi di immaginare il futuro
Dopo il successo dei concerti che hanno animato Il Pensiero non va in vacanza, la programmazione estiva dell’ADI Design Museum per i mesi di giugno e luglio 2026, la musica torna negli spazi del museo con “Il progetto e i suoi strumenti”, il ciclo di musica da camera realizzato con la Fondazione I Pomeriggi Musicali, dal 4 ottobre al 22 novembre 2026. Musica e design sono due linguaggi profondamente legati all’identità culturale di Milano. Da quest’idea è nato questo nuovo ciclo di concerti che avranno luogo negli spazi del Museo di piazza Compasso d’Oro.
Sei appuntamenti, sempre la domenica alle ore 11 e a ingresso gratuito, affidati ai professori dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, per un dialogo tra il suono e la cultura del progetto. I programmi, della durata di circa 40 minuti, attraversano oltre un secolo di storia della musica, da Brahms e Dvořák a Britten, Barber, Martinů, Piazzolla e Morricone, mettendo ogni volta in relazione le scelte artistiche con un tema che appartiene anche alla storia e al pensiero del design.
La rassegna mette in relazione due realtà profondamente milanesi, differenti per storia e ambito d’azione ma accomunate dall’idea che la tradizione non sia qualcosa da conservare immobile, bensì un patrimonio sul quale continuare a progettare. Da una parte l’ADI Design Museum, luogo nel quale la storia del design italiano e della Collezione Compasso d’Oro viene conservata, studiata e restituita al presente; dall’altra I Pomeriggi Musicali, orchestra nata a Milano nel 1945, nel momento della ricostruzione materiale e culturale del Paese, con l’obiettivo dichiarato di affiancare il repertorio classico alla musica del proprio tempo.
Il rapporto assume per questo un significato che va oltre la “semplice” organizzazione di una stagione di concerti. Musica e design hanno contribuito entrambi a costruire nel Novecento l’immagine internazionale di Milano: una città nella quale produzione e ricerca, cultura e industria, memoria e innovazione sono spesso andati avanti insieme. Portare la musica da camera dei Pomeriggi all’interno dell’ADI Design Museum significa far incontrare queste storie e, soprattutto, interrogarsi su ciò che ancora oggi le accomuna:
Il titolo “Il progetto e i suoi strumenti” vuole sottolineare il rapporto fra i due mondi creativi. Una partitura è un progetto: organizza materiali, stabilisce proporzioni, crea relazioni tra le parti, immagina una forma prima che questa diventi esperienza sonora. Allo stesso modo, il design nasce da un’idea che prende corpo attraverso materiali, funzioni, tecniche e strumenti. Nell’arco dei sei concerti, come sottolineano le note illustrative di Carlo Fiore, i programmi musicali costruiscono altrettanti cortocircuiti fra oggetti e composizioni, epoche musicali e trasformazioni del progetto.
Per l’ADI Design Museum la collaborazione si inserisce in un percorso che negli ultimi anni ha progressivamente ampliato il modo di raccontare e rendere accessibile la cultura del progetto. Nato per custodire e valorizzare la Collezione storica del Compasso d’Oro, il Museo interpreta oggi questa eredità non come un patrimonio immobile, ma come uno strumento attraverso cui leggere le trasformazioni della società e interrogare il presente. L’incontro con I Pomeriggi Musicali nasce da questa idea di museo: non soltanto luogo della memoria, ma spazio in cui discipline e linguaggi diversi possono produrre nuove letture del presente. Portare la musica da camera all’interno dell’ADI Design Museum significa dunque mettere in dialogo patrimoni differenti e, insieme, riaffermare il museo come luogo vivo della città, capace di generare nuove esperienze a partire dalla propria storia.
La nuova collaborazione si inserisce anche nel percorso di rinnovamento intrapreso negli ultimi anni dai Pomeriggi Musicali guidati dal direttore generale e artistico Maurizio Salerno. Un lavoro che, accanto alla programmazione artistica, ha progressivamente interessato il modo in cui l’Orchestra racconta e rappresenta sé stessa: dall’identità visiva ai materiali editoriali, dalla comunicazione digitale alle campagne delle stagioni, fino a una maggiore attenzione al rapporto fra musica, immagini, spazi e pubblici differenti. Un processo in cui l’istituzione cerca nuovi strumenti per renderla più leggibile nel presente, a oltre ottant’anni dalla fondazione.
Non casualmente, proprio il 1945 costituisce il punto di partenza del primo appuntamento, domenica 4 ottobre, intitolato “Forme della ricostruzione”. Fatlinda Thaci e Alice Sodi (violini), Giulia Panchieri (viola) e Leonardo Notarangelo (violoncello) eseguono il Quartetto per archi n. 2 in Do maggiore op. 36 di Benjamin Britten. Composto nel 1945, mentre l’Europa cominciava a ricostruirsi dopo la guerra, il Quartetto guarda indietro fino a Purcell e alla tecnica seicentesca della ciaccona per costruire un’opera pienamente moderna. Memoria e invenzione convivono così nello stesso “oggetto musicale”: innovare non significa necessariamente partire da zero, ma comprendere una struttura e trasformarne funzione e significato.
Si prosegue domenica 11 ottobre con “Disegnare la melodia”: Fatlinda Thaci (violino) e Elena Zuccotti (arpa) eseguono pagine Respighi, Massenet, Spohr, Debussy e Šostakovič. Il filo conduttore è questa volta proprio la linea: quella tracciata dalla matita del progettista e quella melodica del compositore, capace di diventare canto, arabesco o profilo. Un parallelo che conduce agli stessi decenni nei quali il design europeo e l’Art Nouveau liberano la linea dalle geometrie tradizionali.
“Transiti e sfumature”, domenica 18 ottobre, riunisce Clara Alice Cavalleretti (flauto), Francesco Quaranta (oboe) e Gledis Gjuzi (pianoforte) in musiche di Barber, Gaubert, Piazzolla, Fauré e Morricone. Trascrizione e contaminazione diventano qui una sorta di re-design musicale: una melodia cambia timbro, dimensione e contesto senza perdere la propria riconoscibilità, passando dalla sala da concerto al cinema e al repertorio urbano.
Domenica 25 ottobre, con “Nuovi mondi, vecchie forme”, affidato a Fatlinda Thaci e Ilze Abola (violini), Giulia Panchieri (viola) e Maria Teresa Licci (violoncello), il Quartetto “Americano” di Dvořák e Crisantemi di Puccini raccontano invece il viaggio e la trasformazione. Dvořák porta una delle forme emblematiche della tradizione europea negli Stati Uniti del 1893, nel momento in cui industria, architettura e nuovi mezzi di comunicazione stanno ridisegnando la modernità; Puccini aveva composto questa pagina da camera come elegia per Amedeo di Savoia e poi torna su essa per farne la base di Manon Lescaut. La composizione diventa così anche prototipo, materia capace di generare nuove forme.
Domenica 15 novembre il titolo “Sei pezzi” mette idealmente uno accanto all’altro due oggetti nati quasi contemporaneamente: la celebre sedia n. 14 di Michael Thonet, entrata in produzione nel 1859 e costruita con appena sei elementi di legno curvato, e il Sestetto per archi n. 1 in Si bemolle maggiore op. 18 di Johannes Brahms, composto negli stessi anni. Due violini (Alice Bianca Sodi, Beatrice Petrozziello) due viole (Cosimo Lippi, Francesco Scarpetti) e due violoncelli (Maria Teresa Licci, Leonardo Notarangelo): anche nella musica sei elementi dai quali nasce, attraverso le loro combinazioni, una struttura molto più complessa della somma delle singole parti.
Chiude il ciclo, domenica 22 novembre, “La cucina e il salotto”, con un ensemble formato da Ilze Abola (violino), Leonardo Notarangelo (violoncello), Giona Pasquetto (clarinetto), Lorenzo Lumachi (fagotto), Sergio Casesi (tromba) e Angelica Seminara (pianoforte). Il Trio élégiaque n. 1 di Rachmaninov e la suite dal balletto La Revue de cuisine di Martinů racchiudono in appena trentacinque anni la trasformazione di un’intera idea dell’abitare: dal salotto tardo-ottocentesco, luogo intimo e rappresentativo, alla cucina moderna, razionale e funzionale. Il riferimento è alla Cucina di Francoforte progettata da Margarete Schütte-Lihotzky nel 1926-27, mentre Martinů trasforma proprio una cucina in un piccolo teatro musicale attraversato dal jazz e popolato di utensili-personaggi.
Per I Pomeriggi Musicali il ciclo rappresenta anche un modo di proseguire fuori dal Teatro Dal Verme quella relazione con Milano che accompagna l’Orchestra dalla sua fondazione. Nata il 27 novembre 1945 per iniziativa di Remigio Paone e Ferdinando Ballo, la formazione si presentò fin dal primo concerto accostando Mozart e Beethoven a Stravinskij e Prokof’ev, affermando un’idea di istituzione musicale nella quale repertorio e contemporaneità potessero convivere. Una vocazione che negli anni si è tradotta in un’intensa attività di commissione e nel rapporto con generazioni di compositori, da Casella, Dallapiccola e Ghedini fino a Berio, Donatoni, Fedele e Vacchi.
A più di ottant’anni di distanza, l’incontro con l’ADI Design Museum porta quella stessa attitudine in un luogo diverso. Un’orchestra e un museo del design mettono in comune i propri strumenti per raccontare una Milano che continua a progettare il proprio futuro senza separarlo dalla propria storia.
IL PROGETTO E I SUOI STRUMENTI
Stagione di musica da camera
ADI Design Museum – Fondazione ADI
Piazza Compasso d’Oro 1, Milano
dal 4 ottobre al 22 novembre 2026
domenica, ore 11
4 ottobre – Forme della ricostruzione
Musiche di Britten
11 ottobre – Disegnare la melodia
Musiche di Respighi, Massenet, Spohr, Debussy, Šostakovič
18 ottobre – Transiti e sfumature
Musiche di Barber, Gaubert, Piazzolla, Fauré, Morricone
25 ottobre – Nuovi mondi, vecchie forme
Musiche di Dvořák, Puccini
15 novembre – Sei pezzi
Musiche di Brahms
22 novembre – La cucina e il salotto
Musiche di Martinů, Rachmaninov