Federico Mondelci: il sassofono tra Puccini, Aznavour e Nino Rota
Al Teatro Dal Verme, per il secondo appuntamento dell’82ª Stagione “Accordo perfetto”, torna il celebre sassofonista, anche sul podio dell’Orchestra milanese, impegnato in un programma musicale che abbraccia l’opera, la canzone d’autore e le colonne sonore
Dopo l’inaugurazione affidata a Pietari Inkinen e alla giovane pianista Sophia Liu, l’82ª Stagione dei Pomeriggi Musicali “Accordo perfetto” prosegue giovedì 15 e sabato 17 ottobre al Teatro Dal Verme con un programma che attraversa tre mondi musicali del Novecento: l’opera, la canzone d’autore e il cinema. Protagonista è Federico Mondelci, tra i più autorevoli interpreti internazionali del sassofono, che torna a collaborare con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali nella doppia veste di solista e direttore. In programma musiche di Giacomo Puccini, Charles Aznavour e Nino Rota, rilette attraverso le possibilità espressive di uno strumento capace di avvicinarsi alla voce umana e di muoversi tra generi e tradizioni differenti.
Il concerto sarà proposto giovedì 15 ottobre alle ore 10, nell’ambito delle prove generali aperte al pubblico e alle scuole della rassegna I Pomeriggi in anteprima, quindi alle ore 20 e in replica sabato 17 ottobre alle ore 17.
Il programma, intitolato nelle note di per il programma di sala Raffaele Mellace Uno strumento per tre voci del Novecento, mette in relazione tre artisti che hanno segnato la cultura musicale e l’immaginario collettivo attraverso mezzi espressivi differenti. Puccini con il teatro d’opera, Aznavour con la chanson francese, Rota con la musica per il cinema: tre linguaggi accomunati dalla capacità di parlare a un pubblico vasto attraverso la forza della melodia, l’immediatezza della comunicazione e la riconoscibilità dei temi musicali.
A riunirli è il sassofono, inventato da Adolphe Sax nel 1846 e dunque giunto quest’anno al 180° anniversario. Nato per rispondere alle esigenze delle bande militari, lo strumento ha progressivamente conquistato uno spazio nella musica colta, nel jazz e nella musica popolare, grazie a una versatilità timbrica che gli consente di passare dalla brillantezza virtuosistica a una cantabilità intima e malinconica. Proprio questa duttilità costituisce il filo conduttore del concerto, nel quale il sassofono assume di volta in volta il ruolo di voce lirica, interprete della canzone e narratore cinematografico.
Ad aprire la serata è “Il bacio di Tosca”, fantasia su temi pucciniani per sassofono e orchestra del compositore giapponese Ito Yasuhide. Il lavoro prende spunto da Tosca, l’opera di Puccini rappresentata per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. Yasuhide, autore di un vastissimo catalogo che comprende musica sinfonica, teatrale e per banda, ne riprende alcuni dei motivi più celebri, costruendo una composizione nella quale si alternano la violenza drammatica associata a Scarpia e il lirismo dei due protagonisti. Le melodie di «Vissi d’arte» ed «E lucevan le stelle» passano dal sassofono all’orchestra, in un dialogo che valorizza la tensione teatrale della partitura originale e conduce fino all’ultima, disperata confessione di Cavaradossi.
Dall’universo operistico si passa alla canzone francese con “Simplement Aznavour”, suite per sassofono e orchestra negli arrangiamenti di Roberto Granata. Sei brani ripercorrono alcune delle pagine più conosciute di Charles Aznavour, cantautore e interprete di origine armena che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della musica popolare europea. Il percorso comprende Lei (Tous les visages de l’amour), Et moi dans mon coin, Le cabotin, Une vie d’amour, Que c’est triste Venise e La Bohème. Private della parola, queste canzoni affidano al sassofono il compito di restituire la varietà dei sentimenti e dei caratteri che Aznavour sapeva esprimere attraverso la voce. Si passa dalla malinconia di un amore finito all’ironia e alla teatralità dell’artista che si racconta, fino alla nostalgia della giovinezza e dei luoghi perduti. La scrittura orchestrale di Granata conserva la riconoscibilità delle melodie, ma ne mette in luce sfumature differenti, valorizzando ora il fraseggio più raccolto dello strumento, ora la sua capacità di sostenere un discorso ampio e appassionato. La conclusione con La Bohème, una delle canzoni più rappresentative del repertorio di Aznavour, stabilisce idealmente anche un collegamento con il mondo teatrale evocato nella prima parte del concerto.
Il terzo capitolo è dedicato a Nino Rota, compositore milanese tra i più importanti autori di musica per il cinema del Novecento. In “Musical Portrait”, ancora una volta con gli arrangiamenti di Roberto Granata, Mondelci e l’Orchestra attraversano alcune delle colonne sonore che hanno contribuito a definire l’identità di film entrati nella storia del cinema. Il percorso comprende musiche da La dolce vita, 8½, I clowns e Amarcord di Federico Fellini, accanto a Il padrino di Francis Ford Coppola e Il gattopardo di Luchino Visconti. Il rapporto con Fellini occupa un posto centrale nella produzione di Rota, autore di musiche che non si limitano ad accompagnare le immagini, ma partecipano direttamente alla costruzione del loro universo narrativo. Le atmosfere circensi, i richiami alla banda, la leggerezza delle melodie e la malinconia che spesso le attraversa trovano nel sassofono uno strumento particolarmente adatto a restituirne le molteplici sfumature. La suite mette così in relazione il mondo onirico e visionario di Fellini con quello, assai diverso, delle grandi narrazioni cinematografiche di Coppola e Visconti, mostrando la varietà della scrittura di Rota e la sua capacità di creare temi destinati a vivere anche indipendentemente dalle immagini per le quali erano stati concepiti.
Formatosi al Conservatorio di Pesaro, dove attualmente insegna, Federico Mondelci ha approfondito anche lo studio del canto, della composizione e della direzione d’orchestra, perfezionandosi al Conservatorio Superiore di Bordeaux con Jean-Marie Londeix, dove ha conseguito il diploma con Medaglia d’Oro. Nel corso della carriera ha collaborato con formazioni quali la Filarmonica della Scala, la BBC Philharmonic, I Solisti di Mosca e la Filarmonica di San Pietroburgo. Particolarmente significativo è il suo rapporto con la musica contemporanea: ha eseguito composizioni di autori quali Luigi Nono, Giacinto Scelsi, Luciano Berio, Franco Donatoni, Salvatore Sciarrino, Philip Glass e Michael Nyman, in diversi casi scritte espressamente per lui. Ha fondato l’Italian Saxophone Quartet nel 1982 e l’Italian Saxophone Orchestra nel 1995, affiancando all’attività solistica quella di direttore. La sua discografia comprende incisioni per Delos, Chandos, RCA e INA, tra cui un album monografico dedicato a Scelsi premiato con il Diapason d’Or.
La stagione proseguirà sabato 24 ottobre alle ore 17 con l’Orchestra della Toscana diretta da Diego Ceretta e la violinista Francesca Dego, impegnati in un programma dedicato a Brahms e Čajkovskij.