In anteprima - Direttore: Ryan McAdams, pianoforte: Shai Wosner, live electronics: Mason Bates - I Pomeriggi Musicali - Teatro Dal Verme

Le date

Sala Grande
giovedì 05 marzo 2026
Ore: 10:00

Mason Bates (1977)
Mothership (prima esecuzione italiana)
Concerto per pianoforte e orchestra
Philharmonia Fantastique (prima esecuzione italiana)

direttore Ryan McAdams
pianoforte Shai Wosner
live electronics Mason Bates
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Biglietteria

Prezzi dei singoli biglietti
Posto unico € 12,00 + prevendita

Note di sala

Spira nuovamente aria di novità nella sala del Dal Verme. Ancora una volta, a po che settimane di distanza dall’esibizione di Dardust, il pubblico è provocato a confrontarsi con le modalità con cui un artista contemporaneo ha inteso interpretare la modernità attraverso due strumenti illustri, di grande tradizione ma anche di straordinaria flessibilità: il pianoforte e l’orchestra. E questo in presenza di ben due prime italiane e tre fra i lavori di maggior successo del loro autore. Protagonista del concerto è un unico musicista, affermatosi sempre più, innanzitutto negli Stati Uniti e progressivamente a livello internazionale, a cominciare dagli ultimi due decenni: Mason Wesley Bates. Cinquantenne il prossimo anno, lo vedremo coinvolto attivamente nell’esecuzione odierna, in cui si assume la responsabilità del Live electronics. Nativo di Filadelfia, formatosi in alcune delle più prestigiose istituzioni americane, la Julliard School e l’Università della California – Berkeley, si è stabilito in California, dove insegna al Conservatorio di San Francisco, non senza all’attivo importanti soggiorni europei, da Roma a Berlino, come vincitore di premi dell’American Academy. Bates è stato compositore in residenza di istituzioni come il Kennedy Center for the Performing Arts di Washington e la Chicago Symphony Orchestra. La sua musica è stata eseguita e commissionata da alcune delle principali compagini orchestrali, e da direttori e pianisti di prima sfera: si citeranno Riccardo Muti, che ha inciso con la Chicago Symphony Orchestra la Anthology of Fantastic Zoology e Alternative Energy, poi Daniil Trifonov che ha tenuto a battesimo e inciso il Concerto per pianoforte. Autore di due opere, dopo il debutto nel 2017 con The (R)evolution of Steve Jobs, premiata con un Grammy Award, all’Opera di Santa Fe, Bates ha spopolato con The Amazing Adventure of Kavalier & Clay, in scena al Metropolitan di New York fino al 21 febbraio scorso. Lo stile di Bates esibisce quella radicale vocazione all’ibridazione dei linguaggi e dei mezzi espressivi che costituisce una cifra significativa degli orientamenti compositivi di questo XXI secolo, con il cui avvio ha coinciso l’inizio del percorso del musicista: ibridazione tra strumenti acustici ed elettronica, tra mezzi della musica colta e un linguaggio tutto moderno, ben in grado, come si è detto, d’intercettare la sensibilità contemporanea.
Il trittico in programma questa sera è aperto dalla prima esecuzione italiana di Mothership, pagina per orchestra ed elettronica commissionata dal direttore Michael Tilson Thomas per la YouTube Symphony Orchestra, proposta in prima esecuzione assoluta nel 2011 nell’edificio avveniristico dell’Opera di Sydney. Pagina che si ripropone di coniugare l’esattezza classica con la libertà del blues, restituendo al contempo, all’interno di una scrittura codificata, uno spazio di rilievo a quell’improvvisazione da sempre elemento integrante della prassi esecutiva di ogni epoca. Il risultato è un discorso di energia pura, non poco debitore allo spirito del jazz, la cui ascendenza andrà fatta risalire ai capolavori sinfonici e scenici di Leonard Bernstein.
Un altro grande musicista è all’origine, un decennio più tardi, del Concerto per pianoforte e orchestra. È il 14 gennaio 2022, mentre il mondo musicale si sta finalmente riprendendo dallo shock globale della pandemia, quando Daniil Trifonov esegue per primo alla Verizon Hall di Filadelfia questa commissione congiunta dell’Orchestra di Filadelfia e della San Francisco Symphony, che lo stesso pianista russo ha poi fatto conoscere in Europa e in Italia. A smentire ben presto l’avvio amniotico, quasi liquido, del concerto, tanto al pianoforte quanto all’orchestra, è ancora una volta l’energia, il dinamismo senza tregua, che caratterizza la composizione, intrecciato alla cifra di un pianismo brillante; senza peraltro che si rinunci, specie nel movimento intermedio, a zone d’un lirismo etereo, opportunamente esaltato da una scrittura orchestrale intelligente, al servizio del solista, che la ripresa dell’energia implacabile del Finale relega a un ricordo remoto.
Il pezzo più importante della serata, come Mothership in prima esecuzione italiana, è tuttavia Philharmonia Fantastique, ambizioso progetto multimediale realizzato in collaborazione con il pluri-premio Oscar Gary Rydstrom e Jim Capobianco, autori di molti noti capolavori cinematografici, che integra l’orchestra contemporanea con il film d’animazione. Anche qui è evidente il precedente illustre di Fantasia di Walt Disney, di cui proprio quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario dell’uscita in Italia (il film era però del 1940) e di cui tutti ricordiamo il momento iconico in cui il grande Leopold Stokowski stringe la mano a Mickey Mouse, siglando appunto l’intesa tra orchestra sinfonica e cartone animato. Nel 2022 (stesso anno del citato Concerto per pianoforte) Mason Bates ne ha proposto una riedizione di successo, che presenta, coerentemente con le altre pagine oggi in programma, quella cifra distintiva che caratterizza la scrittura del compositore di Filadelfia: l’energia che l’attraversa senza sosta, come una scossa, in grado di comunicare efficacemente con platee che si direbbero planetarie: quelle cui si rivolgono le colonne sonore del cinema o ancor più la musica che accompagna i grandi eventi internazionali, sportivi e non. Musica di grana grossa, la cui spina dorsale è costituita dal ritmo pervasivo, così come dall’utilizzo generoso e incisivo delle percussioni, secondo una tradizione statunitense, dietro la quale brilla ancora una volta il magistero del Bernstein di West Side Story. In questo lavoro, che nel titolo evoca la Symphonie fantastique (1830) di Berlioz e che il sottotitolo specifica come The Making of the Orchestra, vi è però di più. Nel suo percorso concepito per sezioni orchestrali si propone infatti come una sorta di vetrina per esaltare l’orchestra, le sue potenzialità, i singoli “professori d’orchestra” (benché forse il termine stoni un po’ nel contesto estetico e culturale di Bates), come in una sorta di concerto grosso contemporaneo. Avviata con i primi due movimenti la vicenda immaginaria di questo simpatico folletto («Sprite», in inglese), attacca infatti una passerella dedicata a ciascuna sezione (nell’ordine: legni, archi, ottoni, percussioni) che costituisce una contemporanea guida all’orchestra, coronata dalla conclusione della vicenda narrativa stessa, che culmina nella morte e poi nella rinascita dello stesso folletto, in un tripudio ritmico e timbrico abbacinante. Un poema sinfonico per immagini animate, insomma.

Raffaele Mellace