Made in Italy. La canzone italiana 1910-1950 - I Pomeriggi Musicali - Teatro Dal Verme

Le date

Sala Grande
giovedì 29 maggio 2025
Ore: 20:00

Made in Italy è un concerto dedicato alla canzone italiana dal 1910 al 1950: pagine di D’Anzi, Kramer, Consiglio, Morbelli, Pestalozza, Gill, Marchetti, Simi, Bertini, De Curtis, Mascheroni, Olivieri, Sciorilli, Fragna, Di Lazzaro, Di Chiara, Ripp, Bixio nelle elaborazioni e strumentazioni di Alessandro Lucchetti. Sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali un musicista celebre come Antonio Ballista e al pianoforte Albertina Dalla Chiara.

D’Anzi
Giovanni D’Anzi – Tu musica divina, Bambina innamorata, Ma le gambe, Silenzioso slow, Non dimenticar… (le mie parole), Ma l’amore no

Lazzi e sberleffi
Gorni Kramer – Pippo non lo sa
Mario Consiglio – Il pinguino innamorato, Maramao perché sei morto
Riccardo Morbelli – Ba-ba-baciami
Alberto Pestalozza – Ciribiribìn

Lacrime
Armando Gill – Come pioveva
Paola Marchetti – Non passa più
Gino Simi – Addio signora
Umberto Bertini – Un’ora sola ti vorrei
Ernesto De Curtis – Non ti scordar di me

Mascheroni
Vittorio Mascheroni – Bombolo, Fiorin fiorello, Lodovico, Tu che mi fai piangere, Tango della gelosia

Illusioni
Dino Olivieri – Tornerai
Eros Sciorilli – Perduto amore (In cerca di te)
Armando Fragna – Signora illusione
Gorni Kramer – Non ti fidar (di un bacio a mezzanotte)

Esotismi
Eldo Di Lazzaro – Le carovane del Tigrai
Vincenzo Di Chiara – La spagnola
Ripp – Creola

Bixio
Cesare Andrea Bixio – Canzone sospirata, Lucciole vagabonde, Tango delle capinere, Parlami d’amore Mariù, La canzone dell’amore (solo per te Lucia)

Biglietteria

Prezzi dei singoli biglietti
Intero
I settore € 20,00 – II settore € 16,00 – Balconata € 12,50 + prevendita
Ridotto 1 (under30, over60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati)
I settore € 16,00 – II settore € 12,50 – Balconata € 10,00 + prevendita
Ridotto 2 (abbonati e possessori di carnet della 80ª Stagione dei Pomeriggi Musicali)
I settore € 12,50 – II settore € 10,00 – Balconata € 8,00 + prevendita

Note di sala

Giovanni D’Anzi (Milano 1906 – Pietra Ligure 1974) è passato alla storia per aver scritto parole e musica di O mia bela Madunina, la canzone-inno dei milanesi. Tra i più importanti compositori di musica leggera, negli anni ’30-’50, lavorò in coppia con Alfredo Bracchi versatile autore milanese di testi di canzoni e sceneggiature teatrali e cinematografiche. Insieme composero motivi di successo per la radio, il cinema e la rivista. D’Anzi venne fortemente influenzato dal jazz e dai ritmi latino americani, ma fu anche fra i promotori della canzone d’autore in dialetto milanese. La diffusione delle canzoni di Giovanni D’Anzi è legata alla radio. Fu il 1924 l’anno della grande rivoluzione nella storia della comunicazione in Italia: iniziarono le trasmissioni radiofoniche. Da quel momento in poi la canzone entra nelle case degli italiani e il mercato editoriale si servì della radio per rendere familiari le melodie i cui spartiti sarebbero stati venduti alle orchestrine e ai complessini di tutta Italia per essere eseguite nelle sale da ballo e nelle feste di piazza. Solo le canzoni di successo diventavano occasionalmente un disco a 78 giri. Il mercato del disco non era, all’epoca, rilevante dal momento che ben pochi possedevano un grammofono. La radio invece, a galena o elettrica, raggiunse progressivamente la più ampia diffusione. Con le prime trasmissioni radiofoniche in Italia nacque l’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) nome che verrà in seguito cambiato in Rai.
Sono le canzoni sentimentali le protagoniste di questo medley. Dominate da un registro malinconico, ricordano amori passati, finiti o lontani oppure sentimenti non condivisi, traditi, incompresi. Sono canzoni melodrammatiche che ci ricordano la situazione esistenziale di donne lasciate sole da fidanzati e mariti in guerra, dove sentimenti di noia e nostalgia si alternano a sentimenti di dolore e d’ingiustizia. Molti di questi brani divennero storici e furono interpretati nel corso di tutto il Novecento da cantanti sia di musica leggera sia di musica operistica come nel caso di Non ti scordar di me: quest’ultimo brano legò il suo successo all’omonimo film di Augusto Genina (Vergiss mich nicht) dove il tenore Beniamino Gigli interpretava il protagonista.
Vittorio Mascheroni (Milano 1896-1972) scrisse moltissimi brani di successo caratterizzati da motivi che sono stati definiti “disimpegnati”: «il mio è un mestiere che bisogna affrontare ridendo, se si vuole concludere qualcosa di serio» diceva, parlando di sé. Si cimentò sia nel jazz sia nell’operetta e con l’appoggio dell’editore Carisch riscosse ampi successi nel repertorio spiritoso con Fiorinfiorello, Adagio… Biagio, Bombolo, Casetta in Canadà, Papaveri e papere, Una marcia in fa, nel reper torio romantico con Tango della gelosia, Madonna bruna, Nostalgico slow, Addormentarmi così, La luna si veste d’argento e con qualche puntata nell’ambientazione milanese: Stramilano, Passeggiando per Milano. In un catalogo del 1939, Fiorinfiorello è definita «stornello jazz». Si tratta di una significativa testimonianza della contaminazione in corso sin dagli anni Venti tra la canzone italiana e i ritmi sincopati di origine statunitense, verso i quali la condanna ufficiale del regime fascista non arrivò mai a realizzare un effettivo bando. Fiorinfiorello, come Papaveri e Papere, entrarono nel filone “campagnolo” a cui appartenevano Reginella campagnola, Amor di pastorello, Rosa bella del Molise ecc. e furono molto incoraggiate anche dal regime fascista che celebrava la terra e il mondo contadino, avversando l’inurbamento, fonte di corruzione morale.
Fanno parte di questo medley quattro brani che hanno in comune il tema della speranza delusa, dell’amore sognato e mai raggiunto, della fiducia negata, della nostalgia. È significativa la storia di Perduto amore, conosciuta anche come In cerca di te e Solo me ne vo per la città: divenuta simbolo dell’immediato dopoguerra, fu lanciata dai microfoni della radio nel febbraio 1945, in una Milano ancora occupata. Del brano, quello che allora colpì maggiormente, fu l’insistente ricerca di un volto noto e forse amato tra la folla della città. Questo era quello che effettivamente la gente faceva per le vie della città bombardata: guardare i visi dei passanti nella speranza di incrociare lo sguardo di parenti e amici: la guerra, infatti, aveva diviso e disperso familiari e amici e la canzone sembrava esprimere la tristezza per la loro lontananza e il desiderio di ritrovarli.
Era diventato di moda fra le donne italiane spacciarsi per spagnole, una moda esotica che non proveniva dalla Spagna ma dalla vicina Francia. Era stata la fascinosa imperatrice di Napoleone III, Eugenia Maria de Montijo de Guzmàn a introdurre e favorire nella moda francese ed europea la musica e il ballo spagnolo. Con la complicità del suo maestro di canto Sebastián Yradier, autore di La paloma e del suo maestro di ballo e pianista Waldteufel, creò interesse per la musica di sapore spagnolo, moda che durò per tutta la Belle époque. Possono ricollegarsi al filone esotico anche le canzoni legate alla conquista dell’Etiopia del 1935 da parte delle truppe italiane. Cesare Andrea Bixio (Napoli 1902 – Roma 1978) fu autore precoce e prolifico, primo compositore a svecchiare la canzone italiana dai residui stereotipi dell’operetta e nei primi anni Venti si creò fama di essere il miglior compositore di canzoni d’Italia. Fondò la Casa Editrice Bixio e poi la casa discografica Cinevox dedicata alla musica da film. La nascita del cinema sonoro offrì a Bixio la possibilità di raggiungere nuovi traguardi e affermarsi come il più stimato autore di colonne sonore. Il primo film sonoro in Italia uscì nel 1930: s’intitolava La canzone dell’amore e la colonna sonora era di Bixio. Un felice incontro con le grandi voci liriche come Tito Schipa, Beniamino Gigli, Gino Bechi, Giuseppe di Stefano, fino a Luciano Pavarotti, hanno reso celebri nel mondo le sue canzoni: Canzone sospirata, Alcova, Lucciole vagabonde, Parlami d’amore Mariù, Violino tzigano, Tango delle capinere, Portami tante rose, Vivere, Torna piccina, La mia canzone al vento, Madonna fiorentina, Solo per te Lucia, Mamma, La strada nel bosco, Lasciami cantare una canzone.

Testo tratto dal booklet de cd dei Pomeriggi Musicali
Made in Italy. La canzone italiana 1910-1950
(Bottega Discantica 2012)