Benjamin Britten (1913-1976)
Quartetto per archi n. 2 in Do maggiore op. 36
I. Allegro calmo senza rigore
II. Vivace
III. Chacony. Sostenuto
Fatlinda Thaci, Alice Sodi violini
Giulia Panchieri viola
Leonardo Notarangelo violoncello
Nel 1945 Benjamin Britten scrive il Secondo Quartetto mentre l’Europa comincia materialmente e culturalmente a ricostruirsi dopo la guerra. Anche la sua musica partecipa allo sforzo, raccogliendo il passato e facendone materiale di costruzione. Il finale, intitolato Chacony, guarda infatti a Henry Purcell, “Orfeo” barocco inglese morto 250 anni prima e celebrato nel concerto londinese per il quale il quartetto fu composto. Una tecnica compositiva seicentesca fondata sulla ripetizione diventa così l’ossatura di un’opera modernissima. È un procedimento vicino a una delle idee più feconde del design: innovare senza inventare da zero, bensì studiando una struttura per rinnovarne la funzione d’uso. È un “oggetto musicale” del dopoguerra, rigoroso ed essenziale, nel quale convivono memoria e invenzione.
Biglietteria
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