Concerto fuori abbonamento
Concerto di Natale: I valzer degli Strauss
direttore Alessandro Bonato
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Johann Strauss jr (Vienna 1825-1899)
Frühlingsstimmen op. 410
Josef Strauss (Vienna 1827-1870)
Feuerfest! op. 269
Johann Strauss jr
Tritsch-Tratsch-Polka op. 214
Die Fledermaus Overture
Fledermaus Quadrille op. 363
Annen-Polka op. 117
Bauern-Polka op. 276
Künstlerleben op. 316
Künstler Quadrille op. 201
Czardas da Ritter Pásmán op. 441
Maskenball Quadrille op. 272
Unter Donner und Blitz op. 324
An der schönen blauen Donau op. 314
Biglietteria
Vendita singoli biglietti
dal 21 giugno 2025
Prezzi dei singoli biglietti
Intero
I settore € 23,50 – II settore € 17,00 – Balconata € 13,00 + prevendita
Ridotto (under30, over60, gruppi, associazioni ed enti convenzionati)
I settore € 19,00 – II settore € 15,00 – Balconata € 11,00 + prevendita
Note di sala
Nei quarant’anni esatti coperti dalla musica in programma (1852-1892), Vienna è in piena espansione. Rifondata con l’innalzamento attorno alla nuova Ringstraβe d’una serie di edifici monumentali, inaugura una stagione musicale straordinaria: nel 1863 Brahms assume la direzione della Singakademie, nel 1866 va in scena Cavalleria leggera di Suppé, nel 1868 Bruckner è nominato al Conservatorio, nel 1869 s’inaugura la nuova Opera di Corte. Come nella Parigi di Offenbach, la civiltà dell’intrattenimento leggero, voce d’un insopprimibile desiderio di evasione, già alimentata da Johann Strauss padre (autore della Marcia di Radetzky, 1848) e dal socio Joseph Lanner, conosce uno sviluppo prodigioso. Repertorio originariamente destinato all’organico di due violini e chitarra, da suonarsi nelle bettole, con la generazione di Strauss sr. conquistò i saloni delle feste e persino la Corte imperiale. Alla base stanno poche danze, due soprattutto, pilastri di quel repertorio e anima di questo concerto: il valzer, noto dal 1787 e plausibilmente derivato dal Ländler, e la polka, danza rapida di origine boema nota a Vienna dal 1839, evolutasi negli anni Cinquanta nelle varianti più aggraziata (polka française) o più veloce (polka schnell).
Fu Strauss jr. a conferire a quel repertorio la dignità artistica di composizioni sinfoniche degne d’una sala da concerto, con ambizioni da musica d’arte, sviluppando Introduzione e Coda, curando invenzione melodica, armonia e orchestrazione, dimostrando gusto, astuto dosaggio degli effetti e sicuro magistero compositivo riconosciutigli da Brahms, di norma poco generoso. Successo consolidato dalle tournée internazionali (il 7 maggio 1874 diresse anche qui, al Teatro Dal Verme) che gli valsero il nomignolo di “re del valzer”. Quando nel 1895 Verdi ricevette lo spartito del Guntram del giovane e in Italia ancora sconosciuto Richard Strauss, chiese a Ricordi se si trattasse dell’«autore dei Valzer».
Proprio su tre valzer importanti è imperniato il concerto odierno, che li propone ad apertura, in chiusura e nel cuore del programma. Il primo, Frühlingsstimmen op. 410 (“Voci di primavera”), è pagina dalla genesi di grande interesse. Venne infatti commissionato come valzer vocale dal soprano Bianca Bianchi che l’interpretò con esito trionfale al Theater an der Wien il 1° marzo 1883. Privato della voce, nulla perde dell’impeto irresistibile della sua invenzione melodica. Il concerto ospita anche un titolo, la polka française Feuerfest! (“Festa del fuoco”, 1869), di Josef Strauss, fratello minore con cui il re del valzer operò a lungo in associazione. La seguono la Tritsch-Tratsch-Polka op. 214 (1858), dal passo spedito e determinato, e più oltre nel concerto altre tre polke: l’Annen-Polka op. 117, la partitura più antica in programma (1852), miracolo di eleganza e semplicità; l’altrettanto moderata Bauern-Polka op. 276 (“Polka contadina”, 1863), polka française leggera e spiritosa, mentre trascorre come un lampo la polka Unter Donner und Blitz op. 324 (“Tra tuoni e fulmini”, 1868), dal passo rapido e dall’eloquio arguto.
Un’enclave teatrale è aperta dall’ouverture dell’operetta forse più celebre tra le quindici composte da Strauss jr., Die Fledermaus (“Il pipistrello”, 1874), la cui prorompente vitalità anticipa due pagine memorabili dell’operetta: uno dei più irresistibili valzer straussiani, coronamento dell’atto II, e una bella melodia alata esposta dall’oboe. Segue una serie cospicua di quadriglie, danza di società eseguita da più coppie, popolarissima nel primo Ottocento. L’invenzione tematica è presa in prestito dal teatro d’opera o da musica celebre preesistente, proposta in un pot pourri coloratissimo, piacevole per la memoria che ritorna così a spettacoli visti in scena. La sala da ballo si satura innanzitutto dei ritmi vivaci e delle melodie ammiccanti proprio del Fledermaus (la Quadrille op. 363, 1874); più avanti si ascolterà quella sorta di playlist rappresentata dalla più antica Künstler-Quadrille op. 201 (“Quadriglia degli artisti”, 1858), che saccheggia successi scenici o sinfonici, da Mendelssohn a Mozart, da Weber a Paganini, ingaggiando l’ascoltatore in un quiz senza tregua; infine, risuonerà la quadriglia tratta dal verdiano Ballo in maschera op. 272 (1862), incardinata sui moderni ritmi indiavolati della Parigi secondo Impero, ma al contempo vivificata dalla cantabilità di scuola italiana dello sfortunato Riccardo.
Al cuore del programma campeggia un secondo, ampio valzer, Künstlerleben op. 316 (“Vita d’artista”, 1867), perfettamente coevo di Sul bel Danubio blu e non meno ambizioso, ancorché immeritatamente assai meno noto. Vi si accede tramite un’evocativa Introduzione lenta (Andante moderato in 6/8, poi Tempo di Valse in 3/4) dal tono vagamente pastorale (poi controbilanciata da una Coda non meno monumentale), che contrasta per sostanza emotiva con la leggerezza del valzer. Quando però quest’ultimo attacca, i conti finiscono per tornare. Si libra infatti fascinoso, tipico nell’eleganza d’uno swing la cui nonchalance tutta viennese è accentuata dal ricorso insistito alle acciaccature. Faticherà tuttavia a dissimulare, nell’avvicendarsi di più valzer imparentanti giustapposti (la partitura ne indica non meno di cinque), un tono malinconico di fondo. Si trattava pur sempre della risposta dell’artista, sospesa tra spensieratezza e malinconia, alla sconfitta definitiva subita dall’Austria sette mesi prima nella guerra contro la Prussia, in quel Carnevale 1867 in cui molti festeggiamenti erano stati cancellati.
Alla civiltà musicale ungherese rimanda invece la pagina più recente tra quelle proposte, la czarda op. 441 dall’opera Ritter Pásmán (“Il cavalier Pazman”), andata in scena all’Opera di Corte di Vienna il 1° gennaio 1892. Estrapolata dal balletto del III atto, che meritò al compositore il plauso d’un critico difficile come Eduard Hanslick, la czarda, conformemente alle regole di quella danza, fa seguire a un’enfatica sezione lenta un’indiavolata sezione veloce, capace di trascinare anche i più refrattari. Corona infine il concerto l’ampia architettura del valzer An der schönen, blauen Donau op. 314 (“Sul bel Danubio blu”, 1867), sintesi prodigiosa di dolcezza, sensualità ed energia, originariamente previsto con l’apporto del coro, provenendo la commissione dal Wiener Männergesang-Verein (“Associazione corale maschile viennese”), ma immediatamente salito alla ribalta internazionale nella versione esclusivamente orchestrale presentata quell’anno stesso all’Esposizione universale di Parigi e subito dopo a Londra.
Raffaele Mellace